Non si vota, non subito: state sereni

Matteo Renzi è sparito dai radar mediatici. Nessuno parla più della legge elettorale. Dopo che il 20 gennaio la Consulta si sarà pronunciata il dibattito diventerà acceso (per qualche giorno) ma sarà davvero difficile trovare una soluzione.
 A fine 2016 Nicola Zingaretti ha annunciato che si ricandiderà alla presidenza della Regione.
 Non ci saranno elezioni anticipate quindi.

Per politiche e regionali la scadenza del mandato è la stessa: febbraio 2018. C’è tempo per studiare a tavolino ogni cosa. Gli uscenti, neppure a dirlo, puntano al bis: i senatori Francesco Scalia e Maria Spilabotte (Pd), i deputati Nazzareno Pilozzi (Pd) e Luca Frusone (Cinque Stelle).

Però ci saranno pure Francesco De Angelis e diversi altri a tentare di dire la loro. 
Stesso discorso per la Regione Lazio. Gli uscenti sono Mauro Buschini, Marino Fardelli (Pd), Mario Abbruzzese (Forza Italia) e Daniela Bianchi (Sel). Pure qui bisognerà fare i conti con altri, ma soprattutto con la legge elettorale.

Bisognerà verificare, per esempio, se il listino collegato al candidato presidente resterà oppure no. 
Da qui a febbraio 2018 ci sono le prossime elezioni provinciali e le comunali di Frosinone come appuntamenti politici importanti. In ogni caso, comunque, ci saranno mesi per elaborare vittorie e sconfitte.


Alla fine le candidature saranno sempre e comunque definite sul piano nazionale. Da Matteo Renzi, da Beppe Grillo, da Silvio Berlusconi. Che potranno delegare i colonnelli sul territorio oppure affidarsi agli equilibri tra le varie aree di appartenenza, specialmente nel Pd.


Sul territorio qualche “coraggioso” potrà ribellarsi. Però i meccanismi non saranno interrotti.

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