Occasione sfumata al Barbera di Palermo: quando la storia si ripete

Il Frosinone senza coltello tra i denti visto a Palermo alle prese con la profezia del campionato 2016/2017. Che sembra non essere mai andata via. Delusioni e fantasmi compresi.

Elisa Ferazzoli

Giornalista in fase di definizione

Il “dramma” dello scontro col Palermo non è nella sconfitta – che fa parte del gioco e ci può stare considerando la rivale – ma in quella mal augurante sensazione di trovarsi di fronte ad un dejà-vu, a quel sortilegio beffardo che ti perseguita dalla passata stagione e che ti vede puntualmente uscire sconfitto dagli incontri con le dirette concorrenti o zoppicante e incerto nelle gare cruciali del campionato.

 

Quello che hai paura possa accadere alla fine accade, perché in maniera più o meno conscia metti in atto dei meccanismi mentali che contribuiscono al tuo fallimento. Il Frosinone visto nelle ultime giornate somiglia molto a quel fenomeno che la psicologia sociale chiama la profezia che si auto-avvera, meglio definito dal sociologo Robert Merton come “una supposizione o profezia che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l’avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità”.

 

La profezia del campionato 2016/2017 sembra non essere mai andata via. Delusioni e fantasmi compresi.

 

Quella credenza che ancora una volta porta il Frosinone ad agire come se non fosse a buon diritto la prima della classe ma una scolaretta timorosa, inconsapevole e per nulla presuntuosa. Al Barbera gioca un Frosinone senza coltello fra i denti, chiede permesso, non protesta, non pretende. Fa l’educato. Perfino Dionisi sembra un leone ammansito e timoroso.

 

E così al 96’ la profezia è compiuta di nuovo: il trend dei precedenti incontri con la squadra siciliana – che ti suggerisce che è impossibile portare quei tre punti sulla terraferma – finisce per condizionarne il risultato. Anche gli spettri della stagione precedente non intendono svanire e sono lì a ricordarti che il bilancio tra gli scontri diretti è identico a quello che c’era tra il Verona e il Frosinone di Marino. Frustrazione e fastidio iniziano a serpeggiare nell’animo del tifoso che ha imparato bene quali siano i limiti di una squadra senza cattiveria, senza orgoglio, senza fame di grandi traguardi.

 

Eppure per interrompere questa spirale di auto sabotaggio prima che sia troppo tardi basterebbe rispolverare una profezia nemmeno tanto lontana nella storia del Frosinone Calcio: niente è impossibile per chi crede, sogna e combatte. La paura che la storia si ripeta va dimenticata in fretta. Ora, più di ieri, servono coraggio, testa e tanto cuore.

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