Il canto del gallo che può farci capire chi siamo davvero (di P. Alviti)

Tradiamo, veniamo meno alla parola data. Spesso per convenienza. In realtà non stiamo tradendo qualcuno. Ma noi stessi. E la nostra speranza di diventare migliori. L'unica salvezza è sperare di ascoltare il canto del gallo. Per renderci conto.

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».

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Pronti a dare la vita per le nostre idee, pronti a difendere gli amici, pronti…

Suonano ancora nelle nostre orecchie i racconti della passione che abbiamo ascoltato la scorsa settimana: pur avendoli uditi centinaia di volte, conservano un fascino straordinario per la loro capacità di analisi della nostra vita.

Gesù viene tradito da Giuda, molto probabilmente per la ragione più banale, il denaro, l’ambizione, la corruzione… Ma è tradito anche da molti altri che lo abbandonano nel momento del bisogno, della paura, del pericolo.

Tra i tanti, la Parola traccia il capolavoro: scolpisce eternamente il tradimento della roccia, di quel Simone figlio di Giovanni, cui Gesù aveva cambiato addirittura nome, tu sei pietra!

Semplice no? Se anche Pietro abbandona Gesù, se anche lui, il capo dei dodici, l’uomo più vicino a Gesù in quei tre anni, testimone oculare di tanti miracoli, se anche lui lo abbandona, lo rinnega, non ha il coraggio di sostenere neppure le parole di una serva, allora vuol dire che il tradimento è parte di noi.

Pietro in realtà non tradisce Gesù, o meglio: prima di tradire Gesù, tradisce sé stesso, i suoi impegni, i suoi principi, le sue idee.

Pietro tradisce la parte migliore di sé, quella che l’ha portato ad abbandonare tutto per seguire quell’uomo singolare che gli si è presentato davanti, al lago, mentre stava sulla barca. L’ha seguito, lasciando il suo lavoro, la sua famiglia: tre anni buttati.

Eppure, nonostante quei tre anni, quelle tante parole, quei tanti miracoli, quei tanti valori, Pietro, la roccia, ha paura, ha paura di credere in quello che non è credibile, ha paura di far diventare un sogno una realtà… Ha paura come ciascuno di noi quando arriva il momento della prova, il momento in cui dobbiamo confermare con le azioni i principi che ci riempiono la bocca.

E Pietro vede concretizzarsi i fantasmi peggiori che hanno popolato i suoi incubi in quelle settimane di viaggio verso Gerusalemme… e non crede più al suo Maestro, a sé stesso, ai suoi impegni…

Dobbiamo renderci conto che siamo fatti così: pronti a tradire noi stessi, a consegnarci alla paura, al timore, alla rassegnazione, all’abitudine, al conformismo.

Possiamo soltanto sperare di ascoltare anche noi il canto del gallo per renderci conto della meschinità dei nostri tradimenti e piangere amaramente delle nostre piccolezze.

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