Parte l’assalto a Zingaretti, o prende il 50% ai gazebo o lo taglieranno fuori

L'endorsement di Maria Elena Boschi (anticipato da Dagospia) è il segnale dei Renziani per l'assalto finale a Zingaretti. Se il Governatore non supera il 50% ai gazebo il 3 marzo, scatterà la tenaglia per fregarlo in Assemblea nazionale

Marco Antonellis per Dagospia

Per molti giornalisti come per molti parlamentari del PD è stata una vera e propria sorpresa l’endorsement di Maria Elena Boschi a favore di Roberto Giachetti in vista delle Primarie del Partito. Ma non per Dagospia che aveva ampiamente anticipato il “lieto evento” nelle scorse settimane: “Voto Roberto Giachetti” ha dichiarato ieri Meb sulla prima pagina del Foglio: “È l’unico in questa fase che difende il lavoro e il progetto politico che abbiamo portato avanti in questi anni. Non che non mi fidi di Zingaretti, che dice che non farà patti con il M5S, pero’ penso che ci siano fasi in cui tocca ad altri. E questa è una di quelle fasi“.

Non per niente ieri, la “reginetta” del giglio magico ha tenuto banco in Transatlantico circondata da stuoli di parlamentari Pd pronti a pendere dalle sue labbra. “L’endorsement di Maria Elena rende possibile il ricompattarsi del fronte renziano nel caso in cui nessun candidato alle primarie dovesse raggiungere il 51% ai gazebo” spiegano dal Nazareno. In poche parole, ora c’è la prova provata che i renziani corrono su più cavalli e sono pronti a lanciare l’assalto finale a Zingaretti in assemblea se il governatore del Lazio non dovesse superare la prova gazebo.

Insomma, tutto è di nuovo in discussione. Anche perché nel frattempo è saltato pure quell’accordo tra gentiluomini “stipulato” a inizio Congresso che avrebbe consentito di diventare segretario anche a chi avesse ottenuto solamente la maggioranza relativa alle Primarie (cioè senza superare il 50% dei consensi). Invece adesso, saltato il patto, il secondo ed il terzo arrivato potrebbero ben candidarsi contro il primo (esattamente come successo recentemente nel Pd piemontese).

In poche parole, la partita è ancora tutta da giocare. Tanto che dalle parti del vincitore in pectore, Nicola Zingaretti, si stanno già prendendo le contromisure e si sta pensando a come mettere mano alla macchina del Partito, soprattutto a come sbarrare il passo agli uomini delle altre correnti di partito ancora al comando nei gruppi parlamentari e nell’ufficio parlamentare: “Non è possibile che gli attuali capogruppo siano di espressione renziana (Marcucci) o vicini a Martina (Delrio)”.

Ricordate queste parole: Zingaretti non starà a guardare.

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