Quelli capaci di costruire strade nel deserto

È durante la fase più cruenta della guerra che si ostinano a lavorare i costruttori di dialogo. Paragonabili a quelli che realizzano una strada nel deserto. Che conduce ad una nuova pace

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

Non ricordate più le cose passate,

non pensate più alle cose antiche!

Ecco, io faccio una cosa nuova:

proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?

Aprirò anche nel deserto una strada,

immetterò fiumi nella steppa. Is 43,18

Sono le potenti immagini del profeta Isaia a ricolmare di speranza il popolo ebraico, afflitto da tante disgrazie: invita ad immaginare l’impossibile, strade nel deserto, fiumi nella steppa. Ecco, noi oggi siamo chiamati ad immaginare l’inimmaginabile del bene, a pensare che la tragica realtà del presente possa cambiare, che ciò che sembra impossibile possa realizzarsi.

Foto: Marco Cremonesi © Imagoeconomica

Cosa sarà dell’Europa dopo la guerra di Putin? Ci troveremo in una nuova guerra fredda, con una rinnovata cortina di ferro, con i nemici identificati in un popolo, con minacce nucleari, nuove frontiere…

Chi scrive li ha vissuti quegli anni, ricorda il terrore di quei giorni del 1962 a Cuba, o l’invasione sovietica della Cecoslovacchia, o la repressione degli operai a Danzica, o la guerra del Vietnam, le sfilate dei missili nucleari sulla Piazza Rossa, il muro di Berlino… Vogliamo tornare ad una situazione simile o saremo in grado di fare l’impossibile?

La nuova guerra poco fredda

Il Crollo del Muro di Berlino (Foto: Carlo Carino © Imagoeconomica)

Con la caduta del muro di Berlino nel 1989 e la dissoluzione dell’Unione Sovietica, sembrò a tutti che si fosse chiusa un’epoca di reciproco terrore, in cui gli arsenali atomici fungevano da deterrenza.

Appunto: dovevano incutere timore reciproco. Ci sembrò di entrare in una nuova epoca di pace che ci consentisse di abbandonare finalmente gli orrori del XX secolo, costati al mondo 70 milioni di morti soltanto nelle due guerre mondiali.

Proprio in quegli anni terribili c’era stato qualcuno che, come dice la Parola, aveva sognato, aveva immaginato strade nel deserto, fiumi nella steppa.

I sognatori di Ventotene

Ernesto Rossi con Altiero Spinelli e Luigi Rinaudi

Nella piccola isola di Ventotene, venne stilato quel manifesto dell’Europa che ha consentito al continente decenni di pace industriosa che settimane abbiamo visto svanire come neve al sole.

Papa Francesco dice che abbiamo sciupato la pace, ne avevamo perso il valore, pensavamo che le guerre fossero una cosa lontana, che, fra l’altro, ci facevano guadagnare come esportatori di armi. Così che, nello stesso tempo, proclamavamo il valore della pace e lucravamo sulle armi vendute alle parti in guerra, spesso ad entrambe.

Ora la guerra ci è piombata addosso, con le regole della globalizzazione, per  cui tutti i Paesi, nessuno escluso, sono interdipendenti fra di loro e quindi qualunque perturbazione riguardi uno stato si ripercuote su tutti gli altri. Per il gas, per il grano, per l’olio da cucina, per il foraggio… Ecco allora l’estrema necessità di prepararsi alla pace che verrà, per costruirla secondo principi di giustizia, senza imporre pesi eccessivi ad alcuno, per non ritrovarsi fra pochi anni a ripetere la stessa terribile esperienza di questi giorni.

Dobbiamo tracciare strade nel deserto, far scorrere fiume nella steppa, senza rassegnarci all’abitudine alla guerra, che invece è il grande rischio dell’oggi. 

(Leggi qui qui tutte le meditazioni di Pietro Alviti).

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