Quelli che continuano a sottovalutare Berlusconi. E Renzi

Il fondatore di Forza Italia sta giocando la carta del no alle elezioni anticipate e questo rappresenta una forte motivazione per i tanti “peones”. Toti risponde si ai messaggi di Renzi: aria di nuovo centro. E questo modifica gli scenari

Non stanno facendo i conti con Silvio Berlusconi. Neppure i suoi alleati, vale a dire Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Mentre il segretario del Pd Enrico Letta continua a mettere veti sul fondatore degli “azzurri”, sperando di poter tirare fuori il coniglio dal cilindro nella riunione della direzione politica del Pd il 13 gennaio prossimo.

Ma intanto Berlusconi va avanti con una serie impressionante di telefonate e di contatti con deputati, senatori e potenziali grandi elettori. E sta mettendo in campo un argomento fortissimo: “Con me al Quirinale – ripete a tutti – non ci sarebbero elezioni anticipate”. Il che vuol dire un altro anno di indennità piene, di contributi previdenziali e di tutto il resto. Musica soprattutto per le orecchie dei cosiddetti “peones”, quelli che cioè sanno che con 345 seggi in meno avranno poche possibilità di essere ricandidati.

Draghi vi manda a casa

Mario Draghi

Il Corriere della Sera ha scritto: “D’altra parte lui (ndr: Silvio Berlusconi) è convinto che il centrodestra non lo tradirà: «Anche Salvini – ha raccontato – ha detto in privato a Enrico Letta che la Lega mi voterà, senza tentennamenti».

E la carta decisiva che il Cavaliere sta spendendo è una: sapendo che ad oggi il suo avversario più accreditato è Draghi, e sapendo che per convincere i dubbiosi va loro assicurato che non si andrà alle urne prima della scadenza naturale del 2023, sta dicendo e facendo dire dai suoi che, se Draghi fosse eletto al Quirinale, FI «uscirebbe subito dal governo». E il voto anticipato sarebbe quindi a un passo.

Realistico o no, il messaggio sta avendo il suo effetto. Non a caso anche ministri come Mariastella Gelmini ripetono che «Draghi deve rimanere dov’è» ed eleggere Berlusconi sarebbe un grande segnale «di pacificazione nazionale». Il dado è tratto insomma, nessuno può sottrarsi in questa fase. Anche una possibile candidata alternativa del centrodestra come la presidente del Senato Casellati  avrebbe assicurato in cene riservate di essere indisponibile a manovre: «Il nostro candidato è Berlusconi». A conferma che il «piano B» di FI oggi è solo l’iniziale del piano A, ovvero Berlusconi”.

Il patto Renzi – Toti

Matteo Renzi e Giovanni Toti (Foto: Alessandro Paris / Imagoeconomica)

Ad introdurre una variabile decisiva in queste ore sono Coraggio Italia e Italia Viva. Stanno dando vita alle prove generali di aggregazione in una federazione che metterebbe insieme le truppe di Giovanni Toti e quelle di Matteo Renzi. Come lasciavano intuire gli indizi dei giorni scorsi (Leggi qui: Tajani allarmato da Letta. Ma può decidere solo Renzi. Con Toti).

Hanno già messo a punto un documento. Li metterà insieme nella partita per il Quirinale. E poi – se l’alleanza supererà il collaudo eleggendo il succcessore di Sergio Mattarella – andrà avanti dando vita ad un campo né di destra né di sinistra, aperto agli ex Forzisti di Berlusconi che si sono sparpagliati in questi anni tra Fratelli d’Italia e Lega.

Il documento prevede due clausole. La prima è la stessa che in questi giorni sta proponendo Berlusconi per aggregare i grandi elettori intorno al suo nome: dopo l’elezione del nuovo inquilino del Quirinale non si torna alle urne. La seconda clausola è quella che già l’estate scorsa il coordinatore regionale di Cambiamo Mario Abbruzzese aveva indicato come elemento essenziale nel corso di un incontro con le forze centriste Cassinati. In pratica: l’impegno ad una nuova legge elettorale, proporzionale, con la reintroduzione delle preferenze. Chi ha i voti va avanti e chi no resta a casa. E quel tipo di elezioni, nelle previsioni dei neo Centristi, potrebbe garantirgli un 8% – 10%.

Il pressing di Silvio

Antonio Tajani con Silvio Berlusconi

Anche per questo il pressing di Berlusconi è soprattutto sulla magmatica area parlamentare  composta da centristi organici al centrodestra, microsigle o deputati e senatori che non rispondono più a nessun gruppo.

In un secondo momento proverà ad aprire anche nella direzione di Italia Viva di Matteo Renzi. Che però con l’operazione Toti diventerebbe l’ago della bilancia. Ed al momento è fermamente intenzionata a sostenere Mario Draghi.

IIn fasi come queste i fedelissimi di Berlusconi sono sempre gli stessi: Gianni Letta, Antonio Tajani, Sestino Giacomoni. E pochissimi altri. C’è uno scenario alternativo: se Silvio Berlusconi dovesse rendersi conto di non potercela fare, toccherebbe comunque a lui individuare una via di uscita. Insieme al leader del Pd Enrico Letta.

Al momento però Silvio Berlusconi sta lavorando per essere eletto alla presidenza della Repubblica. Renzi e Toti anche.

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