Quelli che… si giocheranno la candidatura in Parlamento

Il Pd ritrova il concetto di partecipazione, i Cinque Stelle si scoprono custodi del sistema, la Lega nella bufera, Forza Italia da rompete le righe: la situazione nazionale sta cambiando ad una velocità incredibile. Quali potrebbero essere gli effetti a livello locale, soprattutto per giocarsi la possibilità di diventare senatore e deputato. Ecco come stanno le cose.

Nel 2013 il Movimento Cinque Stelle voleva aprire il Parlamento come una scatola di tonno. Nel 2018 ha cominciato a scoprire di essere un Partito di sistema. E qualche ora fa, nonostante le tante fuoriuscite di questi anni, i pentastellati sono stati secondi solo al Pd come percentuale di partecipazione al voto.

Questa la cronaca del Corriere della Sera: “La metà dei deputati leghisti diserta il voto finale di conversione del decreto legge che ha esteso l’obbligo di green pass a scuole e trasportia lunga percorrenza. Solo 69 parlamentari del Carroccio su un totale di 132 hanno partecipato alla votazione. Dodici di loro erano impegnati in missione, per 51 l’assenza era ingiustificata. Anche nella votazione di fiducia di ieri, erano mancati all’appello molti voti della Lega: gli assenti ingiustificati erano stati 41, cioè il 40 per cento del totale… Bassa anche la partecipazione al voto di Forza Italia: hanno votato in 43 su 77, pari al 57 per cento. I gruppi più rappresentanti in aula al momento del voto sono stati Pd, 75,2 per cento, e Movimento 5 Stelle: 65%”.

Il quadro è cambiato

Matteo Renzi (Foto: Alessandra Serrano / Imagoeconomica)

Percentuali che fanno capire come sia cambiato il quadro politico. Inevitabilmente bisognerà porsi qualche domanda anche a livello locale. Perché prima o poi (al massimo fra due anni) si tratterà di scegliere i candidati per le politiche. Quali criteri verranno adottati?

Nel 2018 il Pd rimase a bocca asciutta perché Matteo Renzi piazzò soprattutto fedelissimi nelle liste. Ne fece le spese perfino un pezzo da novanta come il senatore Francesco Scalia, costretto a concorrere fuori provincia. Come il deputato Nazzareno Pilozzi. Soltanto Maria Spilabotte si misurò sul territorio, ma nel maggioritario non poteva esserci storia. E anche un mostro sacro come Francesco De Angelis dovette accontentarsi di una posizione non eleggibile.

Nel Pd di Enrico Letta la partecipazione alla vita parlamentare è decisiva, ma nel Lazio sarà Nicola Zingaretti a dare le carte. Anche in provincia di Frosinone. Nella Lega tutto ruoterà attorno alla leadership.

Se la conserverà Matteo Salvini, non ci saranno problemi di riconferma di candidatura per Claudio Durigon e Francesco Zicchieri. Ma se il Capitano dovesse perdere il timone, allora si aprirebbe una partita completamente diversa. Nell’uno e nell’altro caso Nicola Ottaviani se la giocherebbe. Nell’ultimo anno si è avvicinato molto a Salvini, ma ha ottimi rapporti pure con Giorgetti.

Francesco Zicchieri © Imagoeconomica, Livio Anticoli

Per quanto riguarda il Movimento Cinque, candidatura blindata per Ilaria Fontana. Mentre Enrica Segneri dovrà giocarsela. Quanto a Luca Frusone, dipenderà dal mantenimento o meno del limite dei due mandati.

Soltanto incognite per Forza Italia, ormai satellite della Lega. Mentre non avrà problemi il senatore Massimo Ruspandini: in Fratelli d’Italia ci sono delle praterie.

Solo una cosa però, che vale per tutti. Mancano due anni. Di questi tempi i flussi elettorali cambiano ogni due… ore.

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