La schiena dritta del collega Ivan Quiselli (di F. Ducato)

Il caso della querela al collega Ivan Quiselli per avere scritto un'evidenza. Ma ad essere infondata non era la notizia bensì la querela. Un caso che ripropone il tema sollevato a livello nazionale da sindacato e Ordine. Quello delle querele temerarie

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

Una storia sbagliata. Citare De Andrè (che a sua volta faceva riferimento a Pasolini) può servire a comprendere meglio la vicenda di cui negli ultimi mesi è stato protagonista, sicuramente non voluto, Ivan Quiselli, direttore del quotidiano on line Anagnia.com. Una storia che lui stesso, con grande discrezione, ha tenuto per sé. Per parlarne solo alla fine, quando tutto era ormai finito.

Il motivo del contendere

Questi i fatti. Nelle settimane precedenti al voto amministrativo del 2018, ad Anagni si mettono a punto le candidature a sindaco dei vari schieramenti.

Un procedimento uguale per tutti, tranne che per i 5 Stelle. Che, come sempre, decidono di andare da soli, dopo aver scelto il loro candidato a sindaco, nella persona di Fernando Fioramonti. Una scelta che, emerge da subito, sembra però non essere arrivata in maniera pacata ed indolore, ma alla fine di un lungo dibattito, in qualche momento aspro e divisivo. Capita nelle migliori famiglie.

E Quiselli, da bravo giornalista, relaziona su quanto è accaduto in un articolo, “Elezioni amministrative 2018. Veleni, rancori e stracci che volano dentro al M5S anagnino”. Un pezzo in cui si dice, in sostanza, che nei 5 stelle di Anagni c’è stata un spaccatura. Che ha portato all’uscita di alcuni dissidenti dal gruppo storico. La pura verità.

La querela

Ma, per alcuni grillini di Anagni, è un affronto. In seguito a quel pezzo infatti Ivan Quiselli si becca una querela. La vicenda giudiziaria si trascina per mesi; la denuncia viene archiviata, i querelanti si oppongono all’archiviazione. Pochi giorni fa viene finalmente archiviata anche quest’ultima richiesta. Perché, come sottolinea Ivan in una nota “la notizia di reato è infondata per la mancanza di capacità offensiva dell’articolo di stampa”.

Insomma, in quello che ha scritto non c’è nulla di diffamatorio. Quiselli ha fatto quello che ogni giornalista fa (o dovrebbe fare); ha raccontato la verità. Come del resto fa quotidianamente su Anagnia.com. Che, grazie al suo impegno è diventato, col tempo, un punto di riferimento dell’informazione locale.

Però…

Tutto bene quindi?

Fino ad un certo punto. Anche se finita bene, questa è e rimane, come detto, una storia sbagliata. Una storia che non doveva nascere. Perché lascia sul campo il sospetto che ci troviamo di fronte ad un atteggiamento che troppi hanno nei confronti del giornalismo: l’uso della querela a scopo intimidatorio. La tendenza, cioè, a denunciare a prescindere.

Alcuni lo fanno per far vedere chi comanda. Altri per cercare di piegare la schiena a chi scrive. Altri ancora, solo per intimidire e mettere un freno a giornalisti che sempre meno hanno alle spalle un giornale pronto a farsi valere.

Un atteggiamento che diventa ancora più pesante quando avviene nella stampa locale, dove spesso i giornalisti (ed i collaboratori) si danno da fare quasi solamente per passione civile e desiderio di rendere un servizio. E nominare un avvocato diventa un costo. Sostenuto in prima persona. Capace di indurre la più spontanea delle riflessioni: “Ma chi ca… me lo fa fare?

Schiena dritta

Il sospetto, nel caso di Ivan Quiselli nasce proprio dalla motivazione dell’archiviazione. Nulla di offensivo è stato scritto. Ed è talmente palese che non c’è nemmeno bisogno di un processo per accertarlo.

E, anche se non ci fossero stati margini di dubbio, esistono tante altre strade prima di imboccare quella che conduce al Palazzo di Giustizia.

Ci vogliono schiena dritta e palle per resistere alle pressioni. Come quelle fatte dal vice capogruppo della Lega a Montecitorio che nei giorni scorsi ha annunciato un’interrogazione parlamentare a carico di Alessioporcu.it.

Ci sono casi nei quali si sfiora la tracotanza, riconducibili ad appartenenti a forze politiche che, pur essendo arrivate da poco, o forse proprio per questo, si sentono depositarie della verità, la loro, e sono pronte a colpire chi non vuole accettarla. Dimenticando che chi fa informazione (ed Ivan Quiselli lo fa senz’altro, come Alessioporcu.it e tante altre realtà del territorio) deve andare a cercare ciò che si nasconde, non riprendere quello che altri passano. Altrimenti non si è giornalisti, ma solo cani da riporto.

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