Due o tre cose sbagliate su Radio Radicale

FOTO: © RADIO RADICALE

Il dibattito sulla chiusura di Radio Radicale. Ci sono alcune cose sbagliate. Che è meglio conoscere. Cosa c'è dietro al servizio. Come è nato e perché Pannella lo inventò.

di Michele LATORRACA*

In questi ultimi giorni, settimane e mesi su Radio Radicale si è detto di ogni. (leggi qui anche l’intervento di Lucio Marziale Radio Radicale: lo scrigno con Misserville e Alveti che non possiamo perdere). Sarebbe cosa buona e giusta fare delle premesse sul perché Radio Radicale nasce e perché lo Stato finanzia una convenzione con la stessa emittente.

I Radicali da sempre sono stati contrari al finanziamento pubblico ai Partiti, tant’è che sono stati anche promotori di un referendum per l’abolizione dello stesso che stravinse nelle urne per poi essere tradito dalla partitocrazia tutta.

Marco Pannella si rese subito conto che se avesse rifiutato il finanziamento pubblico, lo stesso non sarebbe rientrato nella disposizione dello Stato per servizi ai cittadini, bensì sarebbe stato redistribuito fra gli altri Partiti; così decise di dar vita ad una Radio che offrisse ai cittadini servizi di informazione e conoscenza sulla vita parlamentare, politica ed istituzionale del Paese utilizzando proprio quelle somme.

Per la prima volta in Italia un soggetto privato si faceva promotore di offrire un servizio di pubblica utilità e di lì a poco tempo, rimase l’unico operatore che offriva di fatto un servizio meramente pubblico e non frutto di lottizzazioni ed altre consuetudini partitocratiche.

Lo stesso Parlamento riconobbe l’importanza di tale servizio e decise di bandire una gara pubblica per garantire continuità allo stesso. Tale gara fu vinta da Radio Radicale che da allora non ricevette un finanziamento pubblico, bensì un corrispettivo per un servizio pubblico erogato. Cioè l’esatto contrario di ciò che si vuol far credere.

All’interno del mercato informativo, Radio Radicale ha rappresentato e rappresenta tutt’ora l’emittente leader indiscussa nell’erogazione di tale servizio.

Il periodo di convenzione fu stabilito in tre anni e quindi nel 1997 (la gara fu bandita nel 1994), il governo anziché riprodurre il bando ed indire una nuova gara, dopo varie tergiversazioni decise di prorogare la convenzione con la stessa Radio Radicale. Così è successo negli anni, ad ogni Finanziaria e/o legge di bilancio venivano stanziati, all’ultimo istante, le somme necessarie per il rinnovo della convenzione. Questo nonostante la stessa emittente abbia da sempre chiesto alle istituzioni di bandire una nuova gara e garantire e garantirsi un miglior servizio ed anche adeguati investimenti.

Con la legge di bilancio 2019, il finanziamento della convenzione è stato dimezzato, non permettendo a partire dal 20 maggio 2019 a Radio Radicale di poter continuare a vivere, per questo motivo il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito, facendo propria l’iniziativa di Maurizio Bolognetti militante e dirigente radicale nonché giornalista della stessa emittente, che con 78 giorni di Sathiagraha ha contribuito ad alimentare la speranza ed il dialogo con le istituzioni affinchè il servizio pubblico erogato da Radio Radicale continuasse a vivere, ha iniziato una mobilitazione che ha visto un contributo politico trasversale di tutte le forze politiche, compresi anche esponenti della maggioranza sia del M5S, sia soprattutto della Lega, per fermare l’omicidio non tanto e non solo di una Radio, bensì del servizio pubblico che la stessa ha offerto per oltre quaranta anni.

Migliaia di cittadini hanno già firmato una petizione online, centinaia di militanti e simpatizzanti della Radio hanno contribuito con qualche giorno di sciopero della fame a questa importante iniziativa. L’apporto del sottoscritto è consistito in un totale di cinque giorni di sciopero della fame, contattando consiglieri comunali di tutta la provincia affinché si facessero promotori della presentazione di mozioni nei propri consigli comunali a sostegno di Radio Radicale, in questi giorni il Presidente dell’Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini Sandro Di Nardo sta contribuendo con due giorni di sciopero della fame. 

Non c’è molto tempo, ma c’è il tempo necessario per salvaguardare gli interessi di noi tutti cittadini italiani che, al netto dell’importante mediazione giornalistica, hanno la possibilità di seguire lavori parlamentari, congressi di Partito, processi, rassegne stampe, interviste ed esperienze dei detenuti in modo diretto, in modo da garantire quel minimo di diritto alla conoscenza che è alla base di qualsiasi democrazia

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Michele Latorraca è il Segretario Provinciale dell’Associazione Radicale Pier Paolo Pasolini per la Provincia di Frosinone.

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