Radio Radicale: lo scrigno con Misserville e Alveti che non possiamo perdere

Cosa rischiamo di perdere se chiuderà Radio Radicale. Nei suoi archivi ci sono 40 pagine di materiali su Misserville. E 3 su Alveti. Tanto su un mondo che non c'è più. Ma è fondamentale per capire.

Lucio Marziale
Lucio Marziale

Idee Controcorrente

Se andate sulla pagina web di Radio Radicale e cliccate sul tasto ARCHIVIO, vi uscirà una schermata dove potete digitare un nome di un qualsiasi esponente politico italiano.  

 Ad esempio, se scriverete il nome di Romano Misserville, avrete a disposizione 40 pagine con materiali audio dal 30.7.1987 al 19.9.2000; con Bruno Magliocchetti troverete 5 pagine e interventi dal 01.7.1992 al 18.1.2001; Gianfranco Schietroma è presente con 23 pagine dal 12.8.1979 al 31.3.2019; Giuseppe Alveti ha 3 pagine, dal 10.5.1992 al 24.1.2008; chi scrive è presente con 3 pagine, dal 3.1.1988 al 22.2.1999.

Entrerete in un mondo audio affascinante, insomma, dove potrete ripercorrere la storia politica italiana degli ultimi 40 anni, con tutte le sedute parlamentari e tutti i congressi dei Partiti che non ci sono più: Dc, Pci, Msi, Psdi, eccetera. Ma che hanno segnato la vita politica e culturale del nostro Paese.

Fra pochi giorni, il prossimo 21 maggio, se non ci saranno concrete novità, Radio Radicale chiuderà i battenti, perché il Governo gialloverde ha ritenuto di non finanziare più le dirette integrali delle sedute del Parlamento, dei principali processi penali, delle sedute del Consiglio Superiore della Magistratura, delle attività politiche e convegnistiche di tutti i Partiti politici italiani.

Il costo di tale finanziamento era di 10 milioni di euro l’anno, che tradotto nei nostri bilanci familiari corrisponde a una cifre risibile, forse un millesimo di euro per ogni italiano e anche meno.

Perché chiudere questa Radio che accompagna l’inizio di giornata e i trasferimenti automobilistici di tanti italiani?

Forse perché mostra il potere nella sua nudità, nel suo formarsi effettivo, nei suoi picchi retorici e nei suoi sproloqui: forse perché mostra il potere vero, come è e per quello che vale.

 E oggi vale poco o niente.

Nel 1976 Marco Pannella ebbe l’idea di collegare a un microfono l’altoparlante interno della Camera dei Deputati, quello che serviva ai parlamentari che si trovavano fuori dall’Aula di sentire cosa vi accadeva e precipitarvisi in tempo per le votazioni.

Fu una intuizione che aprì letteralmente le porte di Montecitorio e poi di Palazzo Madama e tutti vennero posti in grado di ascoltare le discussioni parlamentari esattamente come venivano svolgendosi, in diretta, senza alcun filtro e “senza mediazioni”.

Una cosa che avrebbe anticipato di 40 anni i social media, che sempre più scopriamo in realtà solo apparentemente liberi ed immuni da manipolazioni interessate e pericolose.

Il pericolo di Radio Radicale è di far conoscere il potere, politico o giudiziario, esattamente per quello che è e per come si forma. Il pericolo è trasmetterne gli accenti, le inflessioni, le grida, le vette retoriche e le cadute di stile, la grandezza e la nefandezza. 

Non sappiamo come la storia finirà, cosa ne sarà di un archivio prezioso e unico, grandioso nella sua semplicità e immediatezza.

Sappiamo però che la dignità della attuale classe dirigente politica italiana passerà per la cruna dell’ago della salvezza di una Radio unica nel suo genere nel mondo e che dal 1976 garantisce concretezza e quotidianità alla essenza della democrazia, che resta il “conoscere per deliberare”.