Recovery Fund, Borgomeo su La7 mette il dito nella piaga

Il presidente di Saxa Gres ospite ad Omnibus su La7. E si prende la scena con una lezione di concretezza. Che parte da un Fisco più smart e arriva a chiamare in causa il Governo. Perché i soldi ci sono ma arrivano tardi, quando il baratro ha già inghiottito tutto.

Piero Cima-Sognai
Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Recovery Fund avanti tutta. Ma se il rapporto fra politica ed economia non si fa più stretto e coordinato, quel fiume di denaro servirà relativamente. Perché arriverà tardi, quando le mafie avranno già fatto sciacallaggio e le imprese saranno alla canna del gas. E perché è vero che Giuseppe Conte porta a casa 750 miliardi complessivi per la ripartenza dopo Covid. Ma è anche vero che quei fondi arriveranno in un Paese che non ha saputo ancora rendere snello il percorso delle imprese. E che concentra le scadenze fiscali in grossi step temporali a cui manca il criterio delle cose ben fatte.

Delle cose cioè che privilegiano il quando al quanto. Perché nel mondo delle partite Iva il tempo è tutto, più del denaro. Anzi, su cui grava il perenne fardello di una burocrazia. Un moloch che problema atavico per lo sviluppo lo era già prima di Covid. Lo ha spiegato Francesco Borgomeo nella puntata di stamane di Omnibus, l’approfondimento quotidiano di La7.

Il fondatore e presidente del Gruppo industrisle Saxa Gres (al quale fanno capo Saxa Gres di Anagni, Grestone di Roccasecca, Tagina di Gualdo tadino, e Centro Impasti Ceramici di Spilamberto) ha risposto alle domande da studio. Lo ha fatto affrontando l’argomento forse più spinoso a corredo delle buone notizie che arrivano dall’Europa. Quello per cui mentre da Bruxelles arrivano i soldi l’Italia i soldi alle partite Iva li chiede indietro. E lo fa senza concedere deroghe alle scadenze fiscali.

Il gancio è stato un articolo in cui sulla Stampa Marcello Sorgi mette sotto accusa il Pd, accusandolo di “rinunciare al popolo degli autonomi“. Le dichiarazioni del sottosegretario Misiani, indicate come mellifue ed appena sufficienti ad inquadrare un problema reale come quello dell’ingorgo fiscale hanno dato polpa alle dichiarazioni di Borgomeo, collegato in diretta streaming da uno dei suoi uffici.

Chiedere senza aver dato

BORGOMEO CON ROMANO PRODI ALLA GRESTONE

«L’elemento fondamentale è che ci debbano essere delle regole. Regole condivise, mantenute e rispettate» ha detto Borgomeo.

«Le imprese sanno che ci sono delle scadenze. Questa è evidentemente una fase eccezionale. Tuttavia sarebbe opportuno che di pari passo lo Stato e il Governo mantengano gli impegni verso le imprese. Perché uno le tasse le paga nel momento in cui ha dei ricavi. E sono ricavi generati da commesse. Se per esempio le commesse sono pubbliche e lo Stato non mi paga, e poi mi chiede le scadenze fiscali è un problema».

In pratica, per il fondatore di Saxa Gres siamo in presenza di mali antichi che Covid ha aumentato. «Probabilmente questa scadenza fiscale poteva essere pianificata in maniera più graduale. Però al contempo andavano fatti alcuni interventi».

Pianificare le scadenze, non spostarle

GIUSEPPE CONTE A BRUXELLES

«Il discorso – spiega Francesco Borgomeo – non riguarda la proroga che a ben vedere c’era già stata. Il discorso è quello della pianificazione. Perché se noi sappiamo che abbiamo 50 scadenze e le pianifichiamo nell’arco di otto, nove, dodici mesi questo è una cosa. Se noi invece le continuiamo a concentrare spostandole in blocco da una data ad un’altra non facciamo altro che spostare il problema. Però il problema rimane».

I tempi della politica non sono i tempi delle imprese. È un mantra che risuona ormai da oltre vent’anni. Eppure il problema si ripropone ad ogni difficoltà Come in questo caso. Quella differenza di allineamento dei tempi è devastante.

Per Borgomeo «Questo dei tempi è il problema principale del rapporto fra economia e politica. Non ci si rende conto del fatto che la variabile tempo è molto più importante della variabile soldi. Per esempio ora c’è tutto questo dibattito molto importante sui fondi che possiamo recuperare. Però non sappiamo il quando e il come».

Per salvare il ferito serve velocità

BORGOMEO CON IL SOTTOSEGRETARIO MANZELLA

«Nel frattempo il tempo passa. L’impresa – dice l’inventore della pietraceramica – è come un organismo. Facciamo conto che abbiamo subito un incidente stradale. C’è stato il crollo della produzione, del consumo, delle vendite e dell’export. La macchina ha avuto un incidente. C’è il ferito in mezzo alla strada e il sangue che sta scorrendo lo devi fermare subito. Non esiste un dibattito su quale sia la sala operatoria da attrezzare meglio o su quali siano medici e strumenti migliori da far intervenire. Bene, una volta che si è deciso il ferito è già morto».

«O ci rendiamo conto che i tempi nell’economia, nelle imprese ed anche per le famiglie in realtà sono variabile fondamentale o è inutile. Altrimenti continuare a pensare a strumenti ed opportunità di prospettiva è solo un’azione teorica. Perché quando arriveranno dove è potute intervenire la criminalità con l’usura essa avrà già fatto il suo lavoro. Per il resto ci sarà il deserto. Questo è un tema forte su cui dobbiamo essere molto attenti».

Giustizia lenta e sedi all’estero, c’è un nesso

La giustizia lenta è alla base di molti problemi delle imprese

E sulla lotta ai burosauri? Francesco Borgomeo non ha dubbi. «Si nota un passo avanti nel contrasto alla burocrazia, che è la madre di tutti i problemi del Paese. Anche la scelta di alcune aziende di spostare la sede legale dipende proprio dal fatto che in alcuni paesi le cose funzionano in maniera molto più semplice. A partire dal problema giustizia, un vero dramma. Un’azienda che incappa in un problema giudiziario in sede civile rischia di rimanere paralizzata per anni. L’esigenza delle riforme è un problema fondamentale e l’elemento per questo traguardo è l’unità.

«Siamo ancora – ha detto l’industriale intervenendo a La7 – in una condizione di grandissima crisi e difficoltà e a partire da settembre ne vedremo le conseguenze. Mi permetto perciò di suggerire che in una finestra temporale molto stretta si debba abbassare l’Iva. Sei mesi di Iva abbassata e faremo modo che di consumi interni possano ripartire. Permettiamo agli italiani di spendere pagando meno i beni tradizionali di acquisto. Gli italiani sono stati formichine molto brave. Adesso permettiamo loro di spendere i soldi».

Abbassare l’Iva e intercettare i nuovi modelli di consumo

Francesco Borgomeo nello stabilimento Saxa Gres. Foto: Igor Todisco

I consumi però potrebbero essere cambiati radicalmente. E Borgomeo lo ha notato. Anzi, di più lo aveva previsto.

«Noi siamo un’azienda che fa economia circolare, molto attiva sul piano del green. Con recupero e riutilizzo. Di questi tempi la sensibilità sul tema è crescita moltissimo. In Italia e altrove si è collegato il problema della pandemia anche ad un problema di eccessivo sfruttamento della natura e delle sue risorse. Forse abbiamo una grande opportunità. Ripartire cioè con una nuova sensibilità: green e di attenzione al bene comune. Anche sotto il profilo dei consumi questo innescherà una nuova filosofia, un nuovo modo di vivere».