Tavolo di crisi per evitare la pioggia di rifiuti sulle Province

Centinaia di tonnellate d’immondizia in uscita ogni giorno da Roma. A farsene carico dovranno essere, ancora una volta, le strutture presenti nel Lazio. Il caos è previsto per luglio: gli impianti Ama si fermeranno per manutenzione. E se entro quella data la Capitale non avrà costruito una soluzione, toccherà alle province andare in suo soccorso.

Una quota, come sempre, la dovranno trattare la Saf di Colfelice, la Eall di San Vittore, la Mad di Roccasecca insieme a tutte le altre strutture presenti nel Lazio. A temerlo è la Regione. Per questo l’assessore Mauro Buschini in mattinata ha tenuto un vertice con i suoi tecnici. E per lo stesso motivo ieri ha annunciato che convocherà Province e Comuni. Vuole provare a scongiurare che Roma finisca nel caos più di quanto ci sta oggi. Soprattutto vuole evitare che il peso di quei rifiuti finisca sulle spalle degli altri territori della Regione.

 

LA NON EMERGENZA

Le cifre esposte in mattinata dai tecnici all’assessore Buschini smentiscono il Movimento 5 Stelle. Nelle ore scorse aveva detto che l’emergenza rifiuti a Roma non c’è. E se c’è la colpa è di Nicola Zingaretti (con Buschini). A dire che l’emergenza non esista è l’assessora all’Ambiente della giunta Raggi, Pinuccia Montanari.  Sulla sua bacheca Facebook ha scritto che «è bene ricordare a tutti i cittadini romani che non c’è assolutamente emergenza rifiuti».

A stabilire che se emergenza c’è, la colpa va attribuita alla Regione è la capogruppo a 5 Stelle alla Pisana, Silvia Blasi. Sulla bacheca del gruppo ha scritto: «Nei 4 anni di governo della Regione Lazio Zingaretti non ha mai parlato di alcuna emergenza rifiuti rassicurando sempre tutti della adeguatezza degli impianti esistenti».

 

I NUMERI DELL’EMERGENZA

I tecnici invece questa mattina hanno messo i numeri sul tavolo dell’assessore. La Capitale produce ogni giorno più di 2.700 tonnellate di immondizia indifferenziata. E’ quella che deve essere inviata negli stabilimenti Tmb: gli impianti nei quali i rifiuti vengono essiccati, lavorati, tritati e sottoposti ad un processo che li trasforma in combustibile. Diventano il ‘carburante’ con cui alimentare i termovalorizzatori: bruciandoli producono energia elettrica.

A Roma ci sono 4 stabilimenti Tmb. Se tutto funziona, riescono a lavorare 2.200 tonnellate al giorno. A conti fatti, ogni giorno si accumulano 500 tonnellate di materiali che Roma non ha la forza di lavorare. Un quantitativo che si moltiplica appena uno dei 4 Tmb capitolini va in tilt.

La giunta della sindaca Virginia Raggi intende risolvere il problema potenziando la raccolta differenziata. Abbassando, in questo modo, i volumi di indifferenziato che devono andare nei Tmb e poi nei termovalorizzatori. Ma il piano entrerà a regime nel 2021. Nel frattempo?

In attesa che la Capitale produca meno spazzatura, a farsi carico di quelle 500 tonnellate o più al giorno sono la Saf di Colfelice, la Rida Ambiente di Aprilia, e l’impianto ubicato ad Aielli in Abruzzo. Il Cdr che producono viene poi incenerito nel termovalorizzatore Eall di San Vittore del Lazio (proprietà di Acea, cioè del Comune di Roma)  ed in quello di Colleferro.

Quelle strutture talvolta non bastano. Allora per evitare che Roma finisca sommersa, circa 70mila tonnellate di spazzatura all’anno vengono caricate sui treni e spedite in Austria. Cioè dove non riescono a produrne abbastanza per alimentare i loro termovalorizzatori.

Finora è partito un treno alla settimana. In questo periodo siamo saliti a due. C’è il rischio di passare a tre già dalla prossima settimana. Con un costo di 100mila euro – a carico dei cittadini – per ogni spedizione.

 

NO ALLE PROVINCE PATTUMIERA

Sono quei numeri ad avere allarmato l’assessore. Al punto da spingere Mauro Buschini a rilasciare una dichiarazione di fuoco.

«Roma Capitale adotti misure urgenti, credibili ed efficaci per evitare crisi sempre più insopportabili. I piani rivoluzionari possono essere entusiasmanti, ma la normale e ordinaria gestione quotidiana ha bisogno di scelte concrete, rapide e risolutive». Non solo. «Il Lazio ha 378 comuni molti dei quali peraltro impegnati ad accettare, trattare e smaltire i rifiuti di Roma Capitale. Soltanto a Roma vi è una situazione che manifesta gravissime criticità che non si registrano in nessun altro territorio della nostra Regione. È evidente che nel territorio capitolino esista un problema specifico».

Il problema  è che ha messo a punto un piano regionale. Prevede lo spostamento delle spazzature da una provincia all’altra solo in casi eccezionali. ma fino a quando Roma non prenderà una serie di decisioni strategiche, il piano resterà sulla carta.

Il problema è anche politico. Dopo avere trascorso un anno ad impedire la nascita di nuove discariche e nuovi impianti, Buschini non vuole nemmeno sentire parlare di nuovi carichi sulle province. Proprio nell’anno poi che lo separa dalle elezioni in cui si giocherà il rinnovo.

 

LA BATTAGLIA POLITICA

Dalla sera alla mattina, l’assessore regionale all’Ambiente si è ritrovato catapultato in prima linea. Quella sulla quale, dopo la rielezione avvenuta domenica, Matteo Renzi intende affondare il primo colpo ai Cinque Stelle. Ha annunciato che scenderà in strada a spazzare le vie della Capitale alla testa dei volontari che vorranno partecipare. Un attacco frontale alla città santuario del Cinque Stelle, la Mosul grillina.

Roma e la sua monnezza rischiano di diventare il primo focolaio di una lunghissima e infiammata campagna elettorale. Tra i due veri protagonisti della prossima battaglia per le Politiche nazionali e per le Regionali. E cioè il Pd ed il Movimento 5 Stelle. (leggi qui l’analisi su Alessioporcu.it ‘Lassedio M5S a Zingaretti: il vero obiettivo sono le Regionali’).

Ma è anche una battaglia interna ai pentastellati. Con annesse coltellate alla schiena e veleni. Infatti l’assessora Pinuccia Montanari, di fronte alle tonnellate di spazzature che si ammassano su Roma, parla di boicottaggio. Perché a bloccare un impianto Ama è stata una tanica in plastica che ha fermato un escavatore cingolato.

Ma è proprio il suo predeessore Paola Muraro, ex assessora all’Ambiente costretta alle dimissioni da Virginia raggi, a smentirla. E lo ha fatto dalle colonne del giornale che i grillini romani considerano un nemico: Il Messaggero. L’ex assessora manda in soffitta la tesi del complotto avanzata dalla sindaca.

«Complotto? Per favore, questa non la beve nessuno. Basta parlare con gli operai della municipalizzata e farsi spiegare come funziona il ciclo dei rifiuti. A Roma non esistono inceneritori, e quindi il ciclo compie un altro percorso, se si inceppa un minimo il meccanismo accade ciò che stiamo vedendo in questi giorni. È così da anni».

 

IL FRONTE DI BUSCHINI

Complotto o non, a Buschini non può interessare di meno. La sua linea Maginot passa lungo il confine che separa la provincia di Roma da quella di Frosinone. Ha già pronte le tabelle da esibire in campagna elettorale. Per poter dire che durante la sua amministrazione si è fatta più differenziata, non sono state aperte nuove discariche, si è messa a punto la prima legge che rimette ordine dopo vent’anni. Le tonnellate di immondizia verso le province,, anche quella dove c’è il suo collegio, proprio no.

Sia colpa di Raggi, Muraro o Montanari, dei boicottaggi o dell’incapacità, al tavolo con i Comuni del Lazio e la Capitale giocherà una carta. Farà di tutto per andare ancora una volta incontro a Roma. Ma se anche in questo caso le spazzature dovranno sconfinare, dovrà essere chiaro il nome del responsabile.

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