Roccasecca e S. Vittore: ecco dove vanno i rifiuti di Roma ora che chiude Colleferro

Mercoledì chiude la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro. Ecco dove andranno i rifiuti. Ma il quesito è 'fino a quando reggerà la rete delle province'.

Mercoledì 15 gennaio 2020 ore 17: l’ultimo tir carico di rifiuti entrerà nella discarica di Colleferro. Poi l’impianto di smaltimento gestito da LazioAmbiente chiuderà per sempre e comincerà la fase di post gestione trentennale, a partire dalla sua copertura (cosiddetto capping).

Il luogo (non il solo) che per alcuni anni ha garantito a Roma la chiusura del suo ciclo dei rifiuti verrà meno. Ora Ama ed i privati che smaltivano li’ 1.700 tonnellate al giorno di scarti e fos derivanti dal trattamento dei rifiuti raccolti nella Città Eterna dovranno trovare un’altra soluzione per evitare che la Capitale d’Italia vada in emergenza.

Cassonetti

Già in diversi Municipi si registrano rifiuti accatastati fuori dai cassonetti. In alcuni casi ci sono stati anche incendi. Ad Ama sono al lavoro per scongiurare una possibile emergenza igienico sanitaria derivante dalla mancata raccolta dell’immondizia. A sua volta legata alla difficoltà di individuare impianti di smaltimento capaci di raccogliere l’eredità di quello di Colle Fagiolara.

Gli operatori della municipalizzata dei rifiuti raccolgono giornalmente circa 3mila tonnellate di indifferenziato. Di queste, 1.250 finiscono nei due Tmb (gli impianti di lavorazione dei rifiuti attraverso la tecnologia che li trita e li aglia meccanicamente) di E.Giovi a Malagrotta.

Dove vanno a finire

Nel caso di queste 1.250 tonnellate, il combustibile per termovalorizzatore che viene ricavato con il ciclo di lavorazione verrà inviato negli impianti di Acea (San Vittore del Lazio), A2A (Brescia) e Portogallo.

Invece gli scarti e la fos saranno smaltiti nella discarica di Roccasecca della Mad.

Per quanto riguarda le circa 1.800 tonnellate rimanenti Ama, oltre all’utilizzo suo Tmb di Rocca Cencia, ha diversi contratti con gli impianti di trattamento presenti nel Lazio. È il caso della Saf di Colfelice, Ecologia Viterbo, Porcarelli, Ecosystem e Csa. Grazie a questi contratti potrà “processare” più della metà di questa quantità.

Invece, per il resto l’azienda guidata da Stefano Zaghis può contare su un accordo con l’Abruzzo per l’invio di circa 70mila tonnellate di talquale. E c’è poi un altro accordo con con Herambiente sempre per i rifiuti indifferenziati.

La rete di salvataggio è stata costruita. La vera scommessa – spiega l’agenzia Dire – sarà capire quanto durerà.

Ma non si sa quanto regge

Il termovalorizzatore ACEA di San Vittore

In Ama si sta lavorando per essere sicuri di una copertura fino alla fine dell’anno. Nessuno è in grado di scongiurare intoppi legati a possibili difficoltà dei privati nel trovare discariche e termovalorizzatori disponibili per un lasso di tempo così lungo.

Infatti i siti di smaltimento nel Lazio sono pochi e in via di esaurimento. E bisogna anche considerare il fatto che i Comuni hanno perso la pazienza di fronte ad una Capitale che dà l’impressione di fare nulla per risolversi in casa il problema mentre tutte le province si sono attrezzate ormai da anni.

In più, in attesa dell’esito della gara europea per l’invio anche all’estero del talquale (non prima della fine dell’estate), forse da inizio febbraio partiranno i lavori straordinari di manutenzione del tmb di Rocca Cencia. A quel punto Ama si ritroverà a svolgere semplicemente il compito di raccoglitore dei rifiuti e conferitore a terzi privati. I quali dovranno svolgere tutto il resto del ciclo di gestione industriale: trattamento, inserimento, smaltimento. Con i costi che aumenteranno.

Quindi, anche sotto questo punto di vista diventa decisivo individuare con certezza e senza possibili ripensamenti il sito per la discarica definitiva di Roma.

Il caso Rida

L’ingresso della Mad

La chiusura dell’impianto di Colleferro colpisce Roma anche perchè nella discarica non potranno più andare nemmeno la quota di rifiuti romani trattati dall’impianto della Rida Ambiente.

L’azienda di Aprilia, non sapendo più dove smaltire i propri scarti, ha dovuto chiudere i rubinetti ad Ama. Che li’ inviava a trattamento fino a 4mila tonnellate alla settimana.

Su questo fronte c’è una novita’. Il Tar ha accolto l’ennesimo ricorso di Rida contro la Regione Lazio e ha imposto all’ente (per la terza volta) di indicare alla società “la rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento rifiuti in ambito regionale“.

In sostanza la Regione dovra’ comunicare a Rida in quali discariche mandare gli scarti del suo trattamento, visto che dei due impianti indicati a giugno del 2018 uno sta per chiudere (Colleferro) e un altro (Civitavecchia) di fatto non accoglie i rifiuti inviati per lo smaltimento.

L’ordine del Tribunale amministrativo regionale deve essere eseguito “entro il termine di 180 giorni“, il che significa che la risposta a Rida Ambiente sarà contenuta nel nuovo piano regionale dei rifiuti che per la fine di febbraio o inizio marzo dovrebbe approdare nell’Aula della Pisana.

Per quella data, salvo di scena, si sapra’ con certezza se la discarica di Roma sorgerà nella cava della NGR a Monte Carnevale o altrove. Mentre domani l’amministratore unico di Ama, Stefano Zaghis, dovrebbe approvare il progetto di bilancio 2017 di Ama. Il quarto in un anno e mezzo, fatto dal terzo amministratore diverso.

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