Il no di Salvini a Tajani premier? Facimm’ ammuina

L’unica voce a dire no era stata la sua. Ma era tutta ammuina. Il leader della Lega Matteo Salvini aveva storto il naso di fronte ai continui segnali che danno il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani come il premier designato da Silvio Berlusconi in caso di vittoria del centrodestra alle prossime politiche.

Salvini aveva spiegato le sue perplessità Dicendo che «Tajani è responsabile di tutte le scelte di questa Europa, dove governa insieme al Pd. Bisogna tener presente che le decisioni prese da Bruxelles sulle banche, sull’agricoltura, come le sanzioni alla Russia e i regali alla Turchia hanno visto Tajani corresponsabile». (leggi qui ‘Anche il Corriere si sveglia’)

La realtà è diversa. Le indiscrezioni raccolte da Alessioporcu.it portano a Giancarlo Giorgetti. È l’ex segretario nazionale della Lega Lombarda (2002 – 2012), attuale capogruppo per la Lega Nord alla Camera dei Deputati. E cugino del potentissimo banchiere Massimo Ponzellini, il che non guasta.

Cosa c’entra Giorgetti e perché quella di Salvini è solo ammuina?

A Roma giurano che Giorgetti fa parte del gruppo composto da Renato Brunetta (capogruppo di Forza Italia alla Camera), Paolo Romani (capogruppo di Forza Italia al Senato), dall’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia). Il gruppo sta lavorando già da una decina di giorni all’ipotesi di un maxi listone unitario nel quale far convergere ed aggregare tutto il centrodestra.

Sarebbe questo l’asso da calare sulle urne per accaparrarsi il premio di maggioranza che spetta a chi vince, per garantirgli la governabilità. Nel caso in cui la nuova legge elettorale dovesse prevedere un premio alla coalizione (e non al Partito) il gruppo si presenterebbe come un’insieme di Partiti. Se invece il premio dovesse andare al Partito (e non alla Coalizione) che prende più voti scatterebbe il piano B.

Prevede che il listone unico venga presentato come Partito. Il nome più probabile è Prima gli Italiani. Una scelta che provverrebbe direttamente dal team di creativi di casa Berlusconi: punta a creare quello che in comunicazione si chiama ‘effetto diplopia‘. E cioè? Vedo una cosa ma ne immagino un’altra che gli è associata. E Prima gli Italiani è un richiamo nemmeno troppo velato a quell’American First che pochi mesi fa ha accompagnato Donald Trump fino alla presidenza degli Usa. Nome e simbolo risultano già depositati da Daniela Santanchè.

I risultati elettorali ottenuti a Ceccano, Sora e Frosinone hanno fornito indicazioni importanti agli strateghi della comunicazione azzurra. Infatti, il progetto prevede di non inserire i loghi dei Partiti di Centrodestra nel simbolo unico di Prima gli Italiani. Verrebbe presentato come una sorta di movimento civico nazionale, mettendo in crisi l’immagine del Movimento 5 Stelle che appare sempre più Partito politico.

All’interno del listone pare che sia stato previsto uno spazio anche per Alfredo Pallone, che ha declinato. Lì dentro dovrebbero andare a convergere, oltre a Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega anche i Sovranisti di Gianni Alemanno e Francesco Storace, cioè che rimane dell’Udc di Lorenzo Cesa, l’ala di Alternativa Popolare guidata da Maurizio Lupi che non intende seguire Angelino Alfano nell’orbita Pd. E poi la Dc di Gianfranco Rotondi, Energie per l’Italia di Stefano Parisi che avrà il battesimo del fuoco elettorale alle regionali in Sicilia, Direzione Italia di Raffaele Fitto, il gruppo di Gaetano Quagliariello, i Socialisti craxiani di Centrodestra.

Ma allora perché Matteo Salvini ha detto quelle cose contro Antonio Tajani? Perché la notizia della possibile designazione a premier è piombata proprio mentre il gruppo era impegnato nella trattative sulle quote di candidati blindati e non da mettere in lista. Le perplessità di Salvini servivano solo ad alzare il prezzo. Giurano che alla Lega ora sarebbe stato riconosciuto un 37% dei candidati (con percentuali variabili tra i collegi del Nord e del Sud, in base alla potenza elettorale). il 37% è la stessa percentuale riconosciuta a Forza Italia. A Fratelli d’Italia verrebbe assegnato un 14% ma non spalmato su scala nazionale bensì concentrato su Roma e sul Lazio. Agli altri andrebbe il restante 12%.

Ecco perché era tutta ammuina.

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