Democratico e proletario: benvenuti nel prossimo campionato di Serie B

Sarà un campionato di Serie B democratico e proletario. Le 20 squadre vantano solo una media di 6 presenze in serie A. E non ci saranno metropoli. Radiografia del vero 'campionato degli italiani'

Alessandro Salines
Alessandro Salines

Lo sport come passione

Democrazia Proletaria. Il Partito di estrema sinistra di Mario Capanna, nato nel 1978 e sciolto nel 1991  nel corso del congresso di Riccione, non c’entra nulla. Può essere, invece, il titolo del nuovo campionato di Serie B che martedì sera alle otto nascerà nel suggestivo scenario del Chiostro di San Francesco di Ascoli Piceno con il sorteggio del calendario. L’88^ edizione del secondo torneo nazionale infatti sarà il meno “nobile” ed il più “proletario” nell’era dei 3 punti. Le 20 “sorelle” vantano solo una media di 6 presenze in serie A e poi non ci saranno le metropoli come in passato. 

Insomma una rassegna proletaria e di conseguenza più democratica ed equilibrata. Un campionato senza una teorica superfavorita. Tanta incertezza e molte incognite. Altri tempi rispetto ad esempio alla stagione 2006-2007 quando la serie B schierò contemporaneamente Juventus, Napoli e Genoa (alla fine tutte tre promosse) oltre che provinciali di lusso come Bari, Bologna, Brescia, Lecce, Verona, Vicenza e Triestina.

Piccole ma belle

La “cadetteria” ha perso club importanti. Piazze di grande tifo e storia calcistica. Brescia, Lecce e Verona sono state promosse in serie A; Palermo e Foggia non sono riuscite ad iscriversi e sono state radiate; il Padova è retrocesso in C. Una dote di 165 campionati di A andata in fumo.

La serie B che scatterà tra il 23 e il 24 agosto annoverà solo 13 formazioni su 20 che hanno militato almeno una volta nel massimo torneo. Di queste 13 è il Livorno ad aver la maggiore esperienza in A: 18 tornei. Seguono il Chievo (17), l’Ascoli (16), l’Empoli e il Perugia (13).

Sette squadre (Cittadella, Cosenza, Entella, Juve Stabia, Pordenone, Spezia e Trapani) non hanno mai militato in serie A. Poi Benevento con 1, Frosinone, Salernitana e Crotone con 2; Pisa, Pescara e Cremonese con 7; Venezia con 12.  

A pensare che negli ultimi cinque campionati la media di stagioni in A per squadra era quasi il doppio (10-11). Nella prima metà degli anni Duemila ci sono stati tornei che per tradizione delle partecipanti erano considerati una sorta di A2.

Niente metropoli

In lizza non ci saranno città molto grandi come è capitato in passato con Palermo, Bari, Genova, Napoli, Torino, Firenze o Bologna.

Primeggiano Venezia e Verona con 260 mila abitanti anche se il Chievo rappresenta un quartiere della “patria” di Romeo e Giulietta. A seguire ci sono Perugia, Livorno e Pescara con circa 150 mila. Quattro le formazioni di Comuni non capoluogo con Cittadella che supera a malapena le 20 mila anime. 

Serie B, spettacolo ed equilibrio

La democrazia proletaria del nuovo campionato dovrebbe garantire partite tirate, incertezza e bel gioco. Una serie B ricca di passione e campanilismo così com’è nella sua vocazione.

Non a caso un vecchio e indovinato slogan la definiva “il campionato degli italiani” per intendere un torneo che abbracciava l’intera penisola. Non ci sarà l’ammazzacampionato ma tutte potranno recitare la loro parte fino in fondo.