Sindaci, le elezioni dimenticate

Schiacciate dalla discussione sulla formazione del nuovo governo, le elezioni comunali di giugno sembrano passare in secondo piano. Ma non è così.

Nessuno immaginava che le elezioni comunali si sarebbero trovate, nel periodo clou della campagna elettorale, “schiacciate” dalle incertezze sul governo nazionale.

Il 10 giugno 15 Comuni ciociari andranno alle urne per eleggere sindaco e consiglieri comunali.

A Ferentino Antonio Pompeo si gioca la riconferma ma anche le carte per poter provare, ad ottobre, il bis come presidente della Provincia. Si tratta di due delle ultime roccaforti del Partito Democratico in questa provincia, eppure i primi a non rendersene conto sono proprio i Democrat. Tranne naturalmente il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Il centrodestra punta su Franco Collalti, sapendo che a Ferentino (paese del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani) sono vietate le brutte figure. Eppure la coalizione, a livello provinciale, non fa altro che litigare lungo la direttrice Forza Italia-Lega.

 

Ad Anagni e Fiuggi il centrodestra, con Daniele Natalia e Alioska Baccarini, punta al colpaccio, ma la partita sarà comunque complicata. Ad Arpino Gianluca Quadrini lancia la sfida a Renato Rea, pensando anche lui alle dinamiche provinciali.

 

Dappertutto le elezioni comunali sono molto importanti e sentite. Ma questa volta, perlomeno a livello mediatico, hanno dovuto cedere il passo alle trattative per la formazione di un governo atteso ormai da quasi 90 giorni, all’irritazione del Quirinale, alla Lega che si arrabbia, ai Cinque Stelle che tengono il punto, all’Europa che borbotta, ai mercati preoccupati, alle agenzie di rating che non perdonano.

 

Che cosa siamo andati a votare a fare? L’Italia è ancora un Paese sovrano? Perché se alla fine tutto deve essere deciso per non urtare la suscettibilità dell’Europa e dei mercati, lasciamo stare. Le forze politiche, almeno su questo, dovrebbero fare squadra. Invece, come al solito, guerreggiano guardando solo al breve periodo e all’interesse del proprio partito. Mai dell’Italia. E adesso perfino le elezioni più belle e partecipate, quelle per il sindaco, sono passate in secondo piano.

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