Dal professore dei trapianti al nulla assoluto: ascesa e declino di Sora attraverso il suo ospedale

Sora si divide sul progetto del nuovo ospedale. Un memoriale per Zingaretti ed il Governo mette in dubbio il rischio sismico. Ma in Regione ed a Palazzo Chigi hanno una mappa del rischio precisa. La storia di un territorio attraverso la parabola del suo ospedale.

Loro all’epoca c’erano. Un po’ le cose se le ricordano ed un po’ ci sono le carte ad aiutare. E sono convinti che il nuovo ospedale di Sora non sia affatto necessario. (leggi qui Dalle parole ai fatti… degli altri: la vera storia dei fondi all’ospedale di Sora). Perché – sostengono – non c’è un concreto rischio sismico a minacciare la struttura. Loro sono Antonio Conte (già dirigente del Comune di Sora), Walter Bartolomucci (già tecnico dell’allora Unità sanitaria Locale FR7), Lorenzo Lucarelli (già tecnico dell’Ufficio della D.L. e libero professionista).

Scartabellando le carte dell’epoca e facendo ricorso ai ricordi hanno messo a punto un memoriale per il governatore del Lazio Nicola Zingaretti e per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Con il quale spiegargli che i 99 milioni di euro stanziati per Sora rischiano di essere uno spreco.

A dire il contrario c’è in Regione Lazio una mappa con la classificazione del territorio. Tra le le strutture a rischio in caso di terremoto l’ospedale di Sora è quella più esposta: da lì è nato l’iter per la realizzazione della nuova struttura.

Su cosa si basa quella mappa? Chi l’ha redatta? Cosa porta a dire che c’è un allarme concreto per l’ospedale di Sora al punto di avviare l’iter per finanziare la costruzione di uno nuovo? E cosa c’è di così convincente da indurre il Governo nazionale (di colore politico opposto a quello della Regione) ad autorizzare il finanziamento dell’opera?

Alessioporcu.it ha chiesto di accedere a quelli atti: saranno disponibili nei prossimi giorni. Nel frattempo però è interessante studiare il memoriale Conte – Bartolomucci – Lucarelli. Perché ripercorre le tappe passando attraverso la storia ed i personaggi di Sora. Portando alla luce situazioni e dettagli spesso sconosciuti.

Quello che segue è in larga parte l’estratto del loro memoriale.

Sora Area Sismica

L’alto rischio sismico di 1 categoria, assegnato alla Valle del Liri ed a Sora risale all’inizio del XX secolo dopo il disastroso terremoto del 13 gennaio 1915 della Marsica. Tutto l’antico abitato arroccato sulle pendici del Colle San Casto e Cassio, sulla riva destra del fiume Liri, è fiancheggiato da una faglia affiorante che passa in prossimità della Chiesa di Sant’Antonio Abate.

Le criticità sismiche assegnate all’Ospedale di San Domenico Soriano sono indicate nei tanti faldoni presenti negli archivi dell’ex USL FR/7 e del Comune di Sora.

1968 – Serve l’ospedale nuovo

La necessità di un nuovo ospedale a Sora emerge sul finire degli anni ’60. È il 1968 ed in Italia viene approvata la legge n°132 del 12 febbraio 1968. Conosciuta come Legge Mariotti introduce la riforma ospedaliera, istituendo la figura degli Enti Ospedalieri: in questo modo gli ospedali pubblici diventano soggetti di Diritto Pubblico. Così è possibile disciplinare la loro l’organizzazione, distinguerli in categorie, assegnargli una funzione dentro una programmazione nazionale e regionale; si può provvedere al finanziamento della spesa ospedaliera.

In base alla Legge Mariotti il 2 maggio 1969 l’ospedale di Sora viene classificato (Decreto del Presidente della Repubblica n. 579) Ospedale Generale Provinciale. Disponendo di 12 reparti, nei quali ci sono in tutto 350 posti letto, organizzati in 5 sezioni di analisi e di tecnologia diagnostica.

In parlamento c’è un senatore di Sora: è Vincenzo Ignazio Senese. A lui si rivolge il commendatore Giuseppe Tomassi presidente dell’Ente Ospedaliero di Sora. Promuove la realizzazione di un nuovo ospedale da edificare “in zona ambientale più idonea”. Nel 1970 arriva l’approvazione sotto l’aspetto finanziario (nota ministeriale n. 892 del 24.1.1970).

1970 – Dove si può costruire?

Dove realizzare il nuovo ospedale al posto di quello che all’epoca è nel pieno centro cittadino? L’amministrazione dell’ospedale civile di Sora avviò una puntuale indagine, si confrontò con la giunta comunale guidata dal sindaco Nicola Tersigni. Sull’aspetto tecnico il confronto avvenne con l’architetto Riccardo Cerocchi che al tempo era incaricato alla redazione del Piano Regolatore Generale.

Si tenne conto in modo particolare dei rischi idrogeologici cui è soggetta la piana Sorana per le esondazioni dei Fiumi Liri e Fibreno. E fu così che la scelta ricade sulla località San Domenico Soriano, contrada San Marciano a est dell’abitato. Si scelse quella zona per fattori legati l’orografia e l’esposizione: fattori che – per gli autori della nota – impediscono ancora oggi ogni forma d’inquinamento del suolo e dell’aria. L’aspetto singolare del luogo è che ricade nella zona dove convergono i tre sistemi montuosi che caratterizzano tutto il territorio Sorano.

In quel periodo Sora si sta dotando del nuovo Piano Regolatore Generale che detterà le linee del suo sviluppo urbanistico per gli anni a venire: stabilirà lì i posti dove sarà possibile edificare case o fabbriche, con quali limiti. L’ospedale viene inserito nel Prg accompagnandolo con analisi territoriali, in funzione anche della qualificazione storico-geografico della media Valle del Liri.

L’ospedale ed il super chirurgo

Dalla localizzazione del nuovo ospedale in contrada S. Marciano nasce l’importante nodo nel “sistema stradale trasversale” (oggi SS.690). È la struttura portante della riorganizzazione del contesto territoriale del Lazio meridionale.

Prevedeva l’istituzione a Sora della libera Facoltà di Medicina e Chirurgia, sotto la direzione del professor Paride Stefanini. È un monumento vivente alla chirurgia: il 30 aprile 1966 ha effettuato il primo trapianto in Italia prelevando una rene da una signora abruzzese ed impiantandolo in una ragazza di 17 anni. Dopo poco tempo, Stefanini con la sua équipe realizzano il secondo trapianto al mondo da scimpanzé ad essere umano: anche in questo caso si tratta di un rene. A lui oggi è dedicato il Dipartimento di Chirurgia Generale, Specialità Chirurgiche e Trapianti d’Organo presso l’Università “La Sapienza” di Roma.

La nuova struttura ospedaliera doveva essere il ‘centro trapianti’ di Stefanini. E veniva a collegarsi in modo organico ad un processo di sviluppo sociale e culturale per l’intera area.

1971 – Si procede per lotti

Le varie opere vengono frazionate in più lotti. Il Comune di Sora rilascia le autorizzazioni con licenze edilizie 545/1971, 670/ 1976, 712/1976, 713/1976. Alle quali seguono le concessioni edilizie n.500/1983, 501/1983, 502/ 1983, 619/1984 e n.875/1987.

L’idoneità geologica dell’area di sedime viene affidata al Professor Ingegner Ugo Ventriglia: per anni è il direttore dell’Istituto di Geologia Applicata presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

Il progetto di tutto il complesso edilizio viene curato dal professor Ingegner Guido Gigli sempre della Sapienza di Roma. Le strutture vengono calcolate dagli ingegneri Maurizio Valenzi e Maurizio Fraschetti con studio in Roma.

Le riveste specializzate del 1971 considerano qul progetto tra i più moderni d’Europa. Il grandioso complesso andava a soddisfare, per modernità e capienza di circa 650 posti letto, le esigenze ospedaliere in una larga fascia della Ciociaria e della Marsica.

1972 – La sicurezza statica

Il consulente geotecnico procede ai sondaggi, alle prove penetrometriche e alle analisi di laboratorio. Presenta varie relazioni geologico-tecniche sui terreni interessati dalle costruzioni dei vari edifici dell’ospedale.

Il professore Ugo Ventriglia segue costantemente i lavori dando i relativi suggerimenti sul tipo di sistema di fondazione da eseguire. Nel corso dell’opera dispone altre trivellazioni dei terreni e analisi geomorfologiche.

Sul libro giornale dei lavori 1972 si legge:

 telai orizzontali a travi rovesce continue ad ala larga per i vari corpi edilizi del nosocomio, degenze, piastra laboratori analisi e sale operatorie. Palificazioni collegate alle travi di una maglia quadrangolare di base da cui si elevano le strutture della palazzina uffici ammnistrativi, delle aule didattiche universitarie, dell’aula magna e della chiesa. 

Le opere vengono eseguite dall’impresa Isidori di Roma, sotto l’alta sorveglianza dell’ufficio del Genio Civile di Frosinone, dell’ispettore prefettizio e dei collaudatori in corso d’opera (Provveditori alle OO.PP. Regioni dell’Italia centro-meridionale).

Il tutto nel rispetto della legislazione antisismica vigente in quel periodo. Si basa sull’apparato normativo della legge 25 novembre 1962 n°1684, nonché sulla legge 5 novembre del 1971 n°1086 “Norme per la disciplina delle opere di conglomerato cementizio armato, normale e precompresso e a struttura metallica”.

1974 – Cambia la legge sui terremoti

Nel 1974 però cambia la normativa. Entrano in vigore le disposizioni contenute nella legge 64 del 2 febbraio 1974. In conseguenza, l’esecuzione delle strutture viene verificata e calcolata tenuto conto anche delle nuove disposizioni.

Non solo. Nel cantiere viene organizzato un efficiente ufficio della Direzione dei Lavori del professor Gigli e del condirettore ingegner Carlo Bartolomucci e assistenti tecnici. Garantiva il controllo giornaliero del perfetto allestimento delle armature d’acciaio e dei getti di calcestruzzo. In alcuni casi disponeva anche le verifiche dei calcoli statici.

Dagli atti risulta una percentuale di ferro per ogni metro cubo di conglomerato cementizio con valori superiori alla norma dei 110 Kg/mc., con raddoppio nella zona della piastra delle previsioni di spesa.

 La qualità del calcestruzzo e dell’armatura di acciaio fu accertata dai laboratori specializzati e autorizzati ai sensi della legge 5 novembre del 1971, n. 1086, sotto il controllo dell’ingegner Stelvio Baldassarra di Frosinone, nominato dalla Prefettura il 5 ottobre 1971 (protocollo n.37218).

1975 – La strada in salita

Ma Roma non è disposta a lasciarsi scippare un gioiello del genere. Il dossier Conte – Bartolomucci – Lucarelli riferisce di “mirati disegni politici” che “ostacoleranno il riconoscimento statale dell’importante scuola universitaria, determinando nel tempo i presupposti per la sua soppressione (1976) a favore di altre aree».

L’opera comincia ad incontrare grandi difficoltà. Soprattutto perché arrivano gli anni dell’Austerity: il boom economico degli anni Sessanta è finito, c’è la crisi petrolifera, il costo della benzina inizia a crescere e non si fermerà più. Nel 1975 inizia a mancare ogni possibilità di ulteriori finanziamenti da parte dello Stato.

I lavori vanno avanti solo grazie al senatore Vincenzo Ignazio Senese. Viene inserito ancora una volta nel Governo. Questa volta gli assegnano la carica di sottosegretario agli interventi della Cassa per il Mezzogiorno, Agenzia per la Promozione dello Sviluppo del Mezzogiorno. Questo permise di integrare i contributi finanziari per l’ospedale, in conto capitale. Si arriva ad una spesa complessiva di circa 27 miliardi di lire.

1992 – Fine lavori

La struttura viene ultimata nel 1992. La prova inconfutabile sulla sicurezza antisismica è nella relazione a struttura ultimata redatta dal direttore dei lavori ingegner Gigli. Viene depositata il 28 marzo 1992. C’è poi il collaudo statico dell’ingegner Ugo Macioce del 30 marzo 1992. Il certificato di agibilità dell’intero complesso è datato 26 maggio 1992.

Ma quali nuove faglie?

L’elemento centrale della relazione per il Governatore ed il Premier è un altro.

L’iter per la costruzione del nuovo ospedale è stato avviato nel 2017 per via di una nuova faglia che attraverserebbe l’ospedale di Sora. Ma ai tre estensori della relazione non risulta.

Citano la cartografia Sora-Frosinone: Le faglie e la sismicità negli ultimi 4 anni. Da lì risulta che il complesso ospedaliero SS. Trinità non è attraversato da faglie. La cartografia riporta tutti i recenti eventi sismici (quadratini rossi) nella zona di Sora e le faglie sismogenetiche (strisce rosse) adiacenti alla zona interessata dalle scosse.

Il dossier Conte – Bartolomucci – Lucarelli dice che in realtà l’ospedale si trova tra la faglia al piede del colle San Casto e Cassio e quella a ridosso dell’abitato del Comune di Pescosolido.

A dimostrazione del loro ragionamento citano tre episodi. Il 23 novembre 1980 l’Irpinia viene devastata da un terremoto di magnitudo 6.9; il 6 aprile 2009 L’Aquila; il 24 agosto 2016 trema tutto il centro Italia per un terremoto di magnitudo 6 con epicentro Amatrice. I tre fenomeni – mette ora in evidenza la relazione – non hanno mai intaccato minimamente la stabilità strutturale del complesso ospedaliero di Sora.

Gli obiettivi falliti

Nell’analisi finale si fa l’elenco degli obiettivi che erano legati al nuovo ospedale pensato negli anni Sessanta. E che sono falliti miseramente.

Il progetto puntava a realizzare un ospedale con cui assistere la popolazione delle tre valli Roveto, Comino e Media Valle del Liri: circa 100.000 abitanti. Fare un nuovo ospedale significa abbandonare quel progetto e dire addio in modo definitivo all’idea della centralità di Sora per quell’area.

Sarebbe la fine del grande sogno per il riassetto trasversale del basso Lazio. Un sogno sfumato poco alla volta. Con la soppressione dell’università ridotta a una scuola infermieristica, la mancata ultimazione del famoso “tridente viario” (Sora – Frosinone Autosole; Sora – Ceprano – Fondi – Gaeta; Sora – Cassino- Formia) e del tratto in galleria della Sora Pescasseroli che doveva contribuire a dare un ulteriore sviluppo intercomunale e interregionale al complesso Ospedaliero e all’intero territorio delle tre Valli.

Il mondo è andato in un’altra direzione.