L’onorevole non ti saluta a Natale: resta villano tutto l’anno (di R. Cacciami)

È un periodo nel quale il confronto è cancellato. L'onorevole che si sente criticato, ti toglie il saluto a Natale. Pensando di ferirti. In realtà ti sta solo dimostrando che è villano tutto l'anno

Rita Cacciami
Rita Cacciami

Vice direttore L'Inchiesta Quotidiano

I regali sono sempre graditi. E se arrivano in anticipo lo sono ancora di più. Accade da bimbi. E la magia si ripete da adulti. A lasciare l’amaro in bocca non è il dono riciclato. O l’ennesima sciarpa. Il libro che non leggerai mai. O quel cappello che non oseresti mostrare ad anima viva. È il saluto mancato. O meglio, tolto. Negato. Azzerato.

Capita spesso, si dirà. Soprattutto se fai il mio mestiere. E quello che scrivi a qualcuno non piace. Ma a Natale fa male di più. Il politico di turno non ci fa neanche caso al periodo dell’anno. Lui ha la coda di paglia a Pasqua come a ferragosto. Senza distinzioni. Per partito preso.

Ma la suddetta estremità giusto da qualche mese a questa parte, prende fuoco più spesso. Pare un po’ come una febbre grillina. Che si alimenta appena scocca la critica. L’opinione dissenziente. La permalosità assale e fa prendere d’aceto anche il più giulivo degli esponenti. Quello che fino a poche ore prima ti sorrideva.

Il sorriso lascia il posto ad un ghigno. Toccato sul vivo, si impenna. Si ingrifa. Aspetta che tu sia in pubblico per dimostrarti quanto gode ad ignorarti. Per lui sei diventata trasparente. E te lo fa notare. La tua tastiera scompare insieme a te. Nella nebbia del rancore. E non importa che tu abbia scritto il vero. Magari senza neanche citarlo. O forse per questo.

Qualunque sia stata la scelta, era errata.

Certa politica locale ama stare al volante. Decidere la rotta. Mappare tutto. Se non sei in quota, peste ti colga.

In questo teatrino, una cosa è sicura. I giornali vendono poco. Ma di certi lettori saltuari o da bar, se ne potrebbe fare a meno di più. E puntare su personaggi più selezionati. Quelli della strada. Quelli che di voce in capitolo ne hanno avuta sempre pochissima. E di fame tanta. Ma un euro, loro, lo hanno speso molte volte di più.

Per rispetto di un’opinione. Di un’idea. di libertà e di critica. Perché la ricchezza non è mai in quello che ostenti, ma in quello che ti manca e che cerchi di compensare con l’intelligenza. E se non ti difetta, con la buona educazione.