Stirpe: «I robot prenderanno 5 milioni dei posti di lavoro»

Gli industriali vogliono un governo autorevole. Chiedono una leadership forte con la quale affrontare le sfide. E il governo Renzi non gli dispiaceva: in particolare la Finanziaria che aveva messo a punto. Maurizio Stirpe, vice presidente nazionale di Confindustria lo aveva già detto luedì sera dal salotto di Porta a Porta su RaiUno rispondendo alle domande di Bruno Vespa. (leggi qui il precedente). Lo ha ribadito ora intervendo al convegno Making Change Happen organizzato nella facoltà di Ingegneria dell’università di Cassino.

La Legge di Bilancio piaceva agli imprenditori «Perché finalmente non concedeva finanziamenti a pioggia ma premiava la capacità di produrre ricchezza attraverso gli investimenti delle imprese. Prevede una serie di riconoscimenti automatici, legati ai risultati concreti che un’impresa ottiene a favore dell’occupazione e del territorio» ha spiegato Stirpe.

Proprio per questo, Maurizio Stirpe ha detto di augurarsi «che la finanziaria vada in porto senza alcuna modifica. In questa fase, a mio avviso, è la partita più importante».

La mossa di con cui il capo dello Stato Sergio Mattarella ha congelato le dimissioni di Matteo Renzi è stata giudicata «assolutamente opportuna, perché in questo momento ci sono troppe situazioni aperte: con la finanziaria c’è anche il Decreto per il Terremoto, c’è la situazione delle banche che preoccupa non poco… Per cui occorre una situazione che non faccia allontanare gli investitori. Bene ha fatto il Presidente della Repubblica a congelare le dimissioni del primo ministro».

Gli industriali hanno avuto un confronto serrato con il governo Renzi. «Ne è venuto fuori, per la prima volta, un provvedimento in cui il Governo non ha realizzato una politica dei Settori ma politica dei Fattori, tutti quelli abilitanti che consentono ad un’impresa di sviluppare. Gli incentivi previsti sono automatici in base a quello che l’impresa fa. E’ incentrata sulla crescita».

Elezioni o nuovo governo? Stirpe non si lascia trascinare sul terreno elettorale. Ma non è ambiguo. E dice: «Sul tappeto ci sono appuntamenti non banali. Ad esempio la celebrazione dell’anniversario dei Trattati Europei che si terrà a Roma a marzo, il G7 che verrà ospitato a Taormina… Per cui ci sarà bisogno di una leaderhip forte con cui affrontare questi appuntamenti».

 

Il tema della giornata è il 4.0. E’ lo stesso affrontato nei giorni scorsi quando si è ritrovato seduto accanto al premier Matteo Renzi  ed al ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, di fronte a Sergio Marchionne nello stabilimento Fca di Cassino. E anche oggi Maurizio Stirpe lancia l’allarme: «Entro il 2020 ben 5 milioni di posti di lavori verranno sostituiti dall’automazione. E un’altissima percentuale dei posti attualmente esistenti potrà essere sostituito dall’automazione: il tema della ricollocazione è fondamentale. Ma il 4.0 è una sfida che non possiamo perdere. Altrimenti la vinceranno i nostri competitor europei. E noi ci ridurremo ad essere loro clienti anzichè loro fornitori. Il 4.0 è tema centrale per lo sviluppo, per la produttività e la competititvità».

I numeri che rivela sono impietosi. Spiega che la nostra crisi è partita nel 2008 ma la sua genesi sta ancora più a monte, risale all’inizio del Duemila quando i Paesi anglosassoni hanno avviato un tipo di percorso, mentre i Paesi dell’area Sud dell’Europa ne hanno fatto altro. Il confronto tra passato e presente è chiaro ma la prospettiva cambia del tutto se ci paragoniamo agli Usa. Per essere chiari: l’export europeo negli ultimi anni si è ripreso ed è salito dal 27% al 31%, la manifattura Ue è salita al 21% ma quella Usa è arrivata al 34%. L’Europa è cresciuta del 2,1%. ma gli usa sono saliti nello stesso periodo ben del 3,2%. Se andiamo a sfogliare i dati sull’occupazione si scopre che l’Europa non ha ancora recuperato il numero di posti persi dal 2008 mentre gli Usa li hanno recuperati tutti e ne hanno creati di nuovi.

«Il contrasto – spiega Stirpe – diventa ancora più stridente se dal dato Ue ci concentriamo su quello dell’Italia. Il dato sulla produttività è troppo basso, siamo stati superati da Paesi che prima erano stabilmente alle nostre spalle. Ma abbiamo tutte le condizioni per poterci riprendere: il 20% delle nostre imprese sono eccelleze, il 40% stanno ancora nel guado, solo il 20% è fuori dal mercato».

La fotografia che Maurizio Stirpe scatta alla situazione industriale del Lazio è severa. «Deve approcciare e deve recuperare terreno sul tema Industria 4.0. Nel Lazio il peso della manifattura pesa sul totale della ricchezza prodotta solo per il 6% mentre nelle regioni del Nord il peso è del 16,5%».

Su cosa dobbiamo puntare? «Abbiamo grandi opportunità. La prima è la crescita del polo dell’automotive intorno a Cassino, sono produzioni ‘capital intesive’ ma anche ‘labour intensive’ ed hanno bisogno di ‘skill’ particolari, per una forte complementarietà tra uomini e macchine». Ad ascoltarlo ci sono ingegneri ed industriali che non hanno difficoltà a seguirlo. Per i comuni mortali, Stirpe ha detto che a Cassino l’automotive produce ricchezza e muove moltissimi capitali sia come spese ma anche come ricavi ed allo stesso tempo ha bisogno di uomini; però devono essere uomini preparati. E solo se ci si prepara si potrà trovare occupazione.

Non c’è solo il polo dell’auto. «Lo sviluppo del Chimico Farmaceutico tra Frosinone – Latina – Roma Sud è fondamentale. occorre fare uno sforzo per creare un grosso polo e network, per contrastare quello che stanno facendo in Lombardia. Lì c’è la possibilità che nei capannoni dismessi da Expo venga realizzata la sede auropea della banca d’affari. Per controbilanciare, sul nostro territorio possiamo puntare allora sul network del farmaceutico».

Serve però una rete di infrastrutture ragionata «Dovrà poi avvenire quel piano di sviluppo da Orte a Cassino, compreso lungo l’asse autostradale. Lì ci sono ancora potenzialità di sviluppo. E tutto deve essere avvantaggiato da un cambio di paradigma della nostra economia. Deve andare verso l’economia ed i servizi lasciando il pubblico e le costruzioni».

Ma la vera sfida è quella della ricollocazione con il 4.0. Altrimenti i 5 milioni di posti di lavoro che perderemo nei prossimi anni, rimarranno appannaggio dei robot.

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