Tangenti da quattro soldi “A Fra’, che te serve”? (di C. Trento)

FOTO: © Can Stock Photo, Ronstik

Corruzione da quattro soldi. Che però moltiplicati per tanti appalti costruivano un bel gruzzolo. A colpire è la convinzione di impunità. Che ora dovrà essere confermata o smentita dal seguito delle indagini.

Corrado Trento
Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

Tangentopoli è un termine usato in Italia dal 1992 per definire un sistema diffuso di corruzione politica. Questa la definizione dell’enciclopedia Treccani. Che poi, proseguendo nella descrizione del fenomeno, sottolinea: «Più che a uno scambio individuale tra corrotto e corruttore, il termine venne via via riferito a sistemi di corruzione allargata, con scambi molteplici, complessi e sistematici, tra cartelli di imprese private, clan di uomini politici e amministratori pubblici, intermediari».

Insomma, un sistema di corruzione. Esattamente come quello ipotizzato dagli inquirenti nell’operazione “Urban Waste”. Un sistema parametrato più sulla quantità di operazioni che sui grandi importi. Un sistema che vede coinvolti nell’inchiesta imprenditori, politici, funzionari pubblici. Otto gli arresti: due in carcere e sei ai domiciliari.

Certamente va usato il termine “presunto”e bisogna utilizzare spesso il condizionale, perchè il garantismo e la presunzione di innocenza sono pilastri del nostro sistema giuridico. Però le indagini, le intercettazioni, le ricostruzioni e i provvedimenti adottati sono il frutto di un lavoro enorme delle Procure e delle forze dell’ordine. A proposito delle quali va detto che negli ultimi mesi stanno rivoltando la Ciociaria come un calzino. L’inchiesta su tangenti e camorra per il project financing di Ferentino, l’operazione “Malaffare”, quella “Urban Waste”. Ma anche l’inchiesta che ipotizza tangenti per liquidare ad una coop i fondi nell’accoglienza dei profughi. E pure le indagini della Guardia di Finanza sull’ipotesi di una gigantesca truffa da 47 milioni di euro nel settore delle energie alternative, tra il Lazio e il Veneto.

Oltre al lavoro quotidiano che sta scoperchiando sacche di malaffare in quantità industriale. La corruzione però è come un virus, che può restare silente per anni, ma prima o poi si ripresenta. Perché in realtà non è mai andato via. Come un parassita.

La corruzione, i piccoli favori e il lavoro che non c’è

Diversi gli arresti nelle ultime settimane, molti gli indagati. E le intercettazioni svelano un sottobosco che si nutre di corruzione, di traffico di influenze illecite, di truffe, di abuso d’ufficio, di turbata libertà degli incanti. Ma anche e soprattutto di quella logica secondo la quale per farcela non contano il merito, gli studi, le competenze, i sacrifici, la capacità di rischiare in prima persona.

Basta conoscere le persone giuste. Non quelle più preparate, più intelligenti. Ma quelle più furbe, che hanno maggiori “entrature”, che sono “agganciate”. Insomma, è l’eterna logica sintetizzata nella frase “a Fra’, che te serve?”.

Ma ci sono elementi diversi rispetto al passato. Nell’operazione “Urban Waste”il sistema è articolato sui piccoli appalti. Con cifre modeste e con richieste che lasciano davvero sbigottiti: tre scope di vimini, un’Apecar. Ma più in generale il metodo è quello che emerge da una delle tante intercettazioni: 10-20 lavori a ventimila euro, ma anche a duemila euro.

Paradossalmente è proprio questo aspetto a preoccupare maggiormente. Sembra che la grande crisi abbia cambiato pure il mondo della corruzione, che perfino i favori illeciti siano sottopagati. Ma forse è proprio così, perché la mancanza di lavoro ha fiaccato il già debole tessuto sociale della Ciociaria. E allora succede che qualcuno possa essere disposto a tutto per avere uno straccio di lavoro. Una sistemazione temporanea.

In questo contesto corrotti e corruttori proliferano e sono più spregiudicati che mai. La Politica con la P maiuscola, quella sana, dovrebbe interrogarsi a fondo su questo. Il sistema scoperchiato dalle intercettazioni riguarda tutta la provincia, dal nord al sud. Non ci sono zone franche, non possono esserci. Poi naturalmente le accuse dovranno reggere all’iter processuale, ma la situazione descritta è grave. Mette i brividi.

Ma le inchieste di queste ultime settimane hanno portato alla luce anche altri episodi (naturalmente presunti): come quelli di posti di lavoro in cambio di voti. In attesa dei processi, però, è il clima generale che si respira a preoccupare. La sfiducia è ai massimi storici, come la povertà e il disagio sociale. Il compito primario della politica dovrebbe essere quello di garantire a tutti uguali condizioni di partenza. Per poi far prevalere il merito… all’arrivo. Invece il quadro che esce fuori è quello di un guazzabuglio, di relazioni (spesso inconfessabili) che si influenzano vicendevolmente. In cambio di una tangente. Meglio se piccola, così magari può passare inosservata.

L’emergenza rifiuti, il fallimento di Roma e il gioco del cerino

Ancora una volta la Capitale è sommersa dall’immondizia. Una situazione di emergenza ambientale, ma pure igienica e sanitaria. La Regione è intervenuta esercitando i poteri sostitutivi. Ancora una volta saranno le province a soccorrere Roma, con i loro impianti che lavoreranno al massimo delle capacità.

In provincia di Frosinone il sistema di raccolta, trattamento e smaltimento dell’immondizia funziona. Naturalmente, però, in Ciociaria è iniziato il “gioco del cerino”. Nel senso che gli esponenti politici cercano di scaricare sugli avversari non soltanto la responsabilità politica di quanto accaduto ma anche le “bandiere” della protesta.

Ad di là di tutto, però, quello che emerge è il fallimento politico ed amministrativo della giunta capitolina guidata da Virginia Raggi (Cinque Stelle). Ma la sindaca va avanti come se nulla fosse e contrattacca. Inoltre, in un post su facebook ha scritto a caldo: «I camion di Ama sono già in viaggio per gli impianti regionali di smaltimento dei rifiuti di Rocca Secca…». Già Rocca Secca. Non Roccasecca. Un refuso? Forse. O forse magari neppure ci si preoccupa troppo di conoscere i nomi delle aree geografiche che scongiureranno l’ennesima emergenza rifiuti di Roma.

L’ultima fermata dei Cinque Stelle.

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