“Tocca ca ci stite alle casi vostre pe mpò”

L'invito a stare in casa non viene recepito, nonostante l'impegno di comunicatori e massmediologi? A quelli di 'cittàtrepuntozero' viene in mente una genialità: se il comportamento è degno del Medio Evo allora rispolveriamo la lingua che si usava a quel tempo. Chissà se lo capiscono di più

Franco Ducato

Conte del Piglio (ma non) in Purezza

L’idea più bella, ad Anagni, per combattere la psicosi da coronavirus l’hanno avuta quelli del Movimento Cittàtrepuntozero. Un ragionamento semplice, in fondo. Visto che in italiano mediamente corretto certi messaggi non passano, proviamo a parlare alla pancia della gente, usando la loro lingua principale. Il dialetto, appunto.

Nasce così la nota che il movimento ha diffuso ieri. Il tema, neanche a dirlo, l’indecoroso spettacolo che è stato offerto da decine di cittadini che, nella notte tra lunedì e martedì scorso hanno assaltato (letteralmente) i supermercati della città per fare scorta di pane, pasta e scatolette, nemmeno si fosse davanti ad una carestia o allo scoppio di una guerra.

Tutto questo pochi minuti dopo che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva varato il decreto che, di fatto, ha reso tutto il territorio nazionale zona rossa.

Una misura indispensabile per ridurre il contagio, in moltissimi casi dovuto proprio al comportamento irresponsabile di chi, anche negli ultimi giorni, ha ritenuto del tutto normale uscire dalle zone a rischio per andare in settimana bianca: oppure partire dalla Lombardia per tornare a casa al Sud. Tutto nonostante gli appelli e le raccomandazioni. Fatte in italiano, appunto.

Di qui l’idea, ad Anagni, di usare il dialetto;

Tocca ca ci stite alle casi vostre pe mpò” (“tocca stare a casa propria per qualche tempo”);

ed attenzione; “si tenite chella febbricciola ca dici <si ma tanto n’è niente, tengo giusto 37 i mezzo> i ve sentite zica appilati, stiteci a casa” (“se avete un po’ di febbre, giusto un 37 e mezzo e vi sentite un po’ raffreddati, state a casa”).

Vita social ridotta al minimo: “A magnà fori i a tolle ju caffè ci potite ì ma tenite da sta a distanza de no metro, se nen le facite i ve sgameno, a chio ci fao chiude ju locale” (“ a mangiare fuori e a prendere il caffè potete andare, ma dovete stare a distanza di un metro, e se vi scoprono a barare, all’esercente fanno chiuder il locale”).

Morale; “Ne ve stimo a lascià da suli, nci lascite vui da suli a nui ca aessi diventa nu macello, facite i seri” (“ non vi stiamo lasciando da soli, non ci lasciate voi da soli, perché altrimenti qui la situazione è complessa, fate le persone responsabili”).

Insomma, un invito alla responsabilità.
Ribadito in giornata, con parole più istituzionali, dal sindaco Daniele Natalia. Che, in un videomessaggio diffuso dal quotidiano on line Anagnia.com, ha esortato i cittadini ad avere comportamenti responsabili.

Basterà?

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