Top & Flop * Martedì 13 agosto

Top & Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP

MATTEO RENZI

Ha spiazzato tutti, ha spezzato l’assedio, è uscito dall’angolo e si è preso la scena. Ha assestato un uno-due sul volto di Matteo Salvini: «Qualcuno gli ricordi che ha preso il 17% ed il Pd il 19%, non è difficile, è matematica». E poi «Quando ho perso il referendum e mi dimisi mi chiamò riconoscendomi l’onore delle armi, ora lui ha perso, spero di poter fare a parti invertite quella telefonata».

Matteo Renzi Foto © Imagoeconomica, Stefano Carofei

È tornato. L’ex rottamatore si è ripreso per intero la scena del Senato. E della politica italiana. Ha anticipato tutti: non soltanto Nicola Zingaretti ma anche i Cinque Stelle. Sì perché sarebbe stato Luigi Di Maio a chiedere un governo di salute pubblica per mettere in sicurezza i conti e per non andare ad elezioni anticipate che consacrerebbero, oggi, il potere di Matteo Salvini. Invece Matteo Renzi ha fatto capire che il gioco vuole condurlo lui. Concedendo a Zingaretti di non consumare subito la scissione se farà quello quello che lui propone.

Ma c’è una frase che spiega tutto. Ha detto Renzi: «Salvini ha aumentato i consensi stando al Governo». La traduzione è: “Mandiamolo all’opposizione”. Meglio di D’Alema.

SILVIO BERLUSCONI

La vendetta è un piatto che si consuma freddo. Anzi, ghiacciato. E lui oggi si è preso il lusso di dire No a Matteo Salvini sul listone unico del centrodestra alle eventuali prossime elezioni. Spiegando che altrimenti Forza Italia (non la Lega) perderebbe la propria identità. Cioè un Partito dell’8% scarso che detta la linea a chi nei sondaggi arriva fino al 36%.

Foto: © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Berlusconi sa che quando si è incudine si sta. E quando si è martello si batte. Eccome se si batte. Matteo Salvini è all’angolo, ad un passo da una sconfitta politica inaspettata e senza precedenti. Silvio Berlusconi gli ha fatto capire che in questo momento è lui a fargli un favore. Nel frattempo mantiene un filo diretto con Matteo Renzi perché nel caso di un ribaltone lui potrebbe recitare da protagonista anche nel secondo scenario. Di colpo sembra essere tornato quello di più di dieci anni fa, quello al quale bastavano poche ore di sonno per ribaltare i tavoli ed esercitare il potere. Bunga bunga.

FLOP

MATTEO SALVINI

Durante il dibattito di oggi a palazzo Madama aveva la faccia di un emigrante degli anni Settanta su un traghetto della Tirrenia mentre rientrava dalla Sardegna dopo le ferie dalla Fiat con il mare mosso a forza otto. Con l’unico vantaggio che all’epoca non c’era un Matteo Salvini che magari non avrebbe fatto attraccare la nave.

MATTEO SALVINI Foto: © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Il leader della Lega ha provato a giocare sull’abbronzatura, ma la difficoltà è emersa in modo terribile (per lui) quando ha capitolato davanti alla richiesta del Movimento 5 Stelle: cioè tagliare 345 parlamentari e poi andare al voto. Luigi Di Maio ha infierito dicendo: «Prima ritiri la mozione di sfiducia». La Lega è l’unico Partito rimasto della I Repubblica, con un’organizzazione bulgara, parametrata su ogni tipo di seggio: da deputato e da senatore soprattutto. Perché i parlamentari del Carroccio dovrebbero votare una norma e autoridimensionarsi? In realtà Matteo Salvini è in difficoltà anche se il voto anticipato continua a rimanere l’opzione più alla portata. Intanto però deve fare accordi con Berlusconi e continui appelli a Mattarella.

È come se l’allenatore del Torino chiedesse ad Andrea Agnelli di arpprresentarlo in Federcalcio. La sensazione è che Salvini voglia fare in fretta per evitare un ribaltone che però si sta delineando. Nel frattempo è tornato sulle prime pagine de Il Giornale di Berlusconi. Lenin diceva: “Se il nemico di classe ti loda, vuol dire che stai sbagliando“. In mezzo al mare. Come una ONG qualunque.

NICOLA ZINGARETTI

È ancora lui il Segretario Nazionale del Partito Democratico? Quello che pochi mesi fa ha destato dal torpore un milione di elettori disillusi e li ha catapultati alle urne per votarlo con entusiasmo alle Primarie? Certo che si.

Nicola Zingaretti © Imagoeconomica, Paolo Cerroni

Però deve metabolizzare quella che è una sconfitta sui tempi. Nel senso che Nicola Zingaretti aspettava che fosse il Movimento 5 Stelle a chiedere il ‘Soccorso Rosso‘ . Invece Matteo Renzi lo ha anticipato intestandosi quello che passerà comunque alla storia come il Patto del Ribaltone. Anche se poi a ribaltarsi dovesse essere il ribaltone. Perché quello che apparecchiare oggi è che c’è uno spazio politico a sinistra che va dal Pd ai 5 Stelle fino a LEU ma anche guardando al centro. Se hai come compagno di viaggio uno come Matteo Renzi devi mettere in conto che può scavalcarti. Per evitare questo la strada è una sola: fare un accordo prima. Nicola Zingaretti non l’ha fatto e potrebbe concluderlo adesso.

Se l’esperienza è la somma di tutte le fregature passate allora questa lezione può essere salutare. Zingaretti vuole davvero procedere con le elezioni e passare alla storia come il Segretario del principale Partito della sinistra che ha consegnato il Paese alla destra più populista e sovranista di sempre? Oppure vuole provare a fare comunque l’allenatore di una squadra nella quale gioca anche Maradona? Solo chi cade può risorgere.

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