Tre pipì urgenti e il Bilancio passa in Regione

Via libera al Documento di Economia e Finanza Regionale. Passa per un solo voto e grazie a tre assenti. Ironia per le pipì improvvise che hanno dato la maggioranza a Zingaretti. Ora la discussione prosegue sugli altri tre documenti contabili da approvare.

Passa a maggioranza, e per un voto, uno dei quattro provvedimenti della Manovra 2018 della Regione Lazio. (leggi qui Bilancio, via alla maratona in Regione: le Province rischiano di rimanere… a piedi) Dal centrodestra è subito polemica sui numeri dell’Aula, dove Nicola Zingaretti è stato rieletto ma il centrosinistra che lo sosteneva alle urne non ha eletto abbastanza consiglieri per governare da solo. Proprio per questo il Governatore ha aperto una stagione di larghe intese.

Oggi pomeriggio a votare per il Documento di Economia e Finanza Regionale è stato solo il centrosinistra. Ma l’atto è passato lo stesso: 24 voti a favore e 23 contrari. Tre assenti: che avrebbero fatto la differenza e ribaltato il risultato.

 

Le pipì di Pirozzi e Parisi

L’ex candidato governatore Sergio Pirozzi ha punta il dito: «Al momento del voto mancavano dall’Aula i due consiglieri del gruppo Misto e uno di Fratelli d’Italia. Se fosse stata presente tutta l’opposizione il Defr non sarebbe stato approvato, e Zingaretti sarebbe dovuto andare a casa. Questo proverebbe, per ipotesi – aggiunge l’ex sindaco di Amatrice – che c’è un accordo politico, a meno che non sia frutto – ironizza – di bisogni fisiologici».

Solleva il problema politico anche l’altro ex candidato governatore, Stefano Parisi. «Il voto dimostra che così Zingaretti non ha lunga vita. Non può passare cinque anni a cercare di convincere qualche consigliere regionale. Far passare per un voto un provvedimento sul Bilancio significa che c’è un problema profondo».

 

La continuità del M5S

Anche il Movimento 5 Stelle non ha votato il provvedimento. Le regioni le ha spiegate la vicepresidente della commissione Bilancio Valentina Corrado. Sostiene che questo Bilancio sia lo specchio della scorsa legislatura, nella quale il M5S ha avuto un atteggiamento di chiusura totale nei confronti del Governatore e della sua maggioranza di centrosinistra. Coerenza politica impone – fa capire Valentina Corrado che il Movimento non possa approvare questi conti.

 

Il preavviso di Aurigemma

Ma è dai banchi del centrodestra, alla ripresa dei lavori, che parte un messaggio verso il governatore. Lo lancia il capogruppo di Forza Italia Antonello Aurigemma. «Mancando la maggioranza in quest’Aula,  avevamo detto di essere disponibili a confrontarci, e la disponibilità resta totale. Il Defr è passato per la mancanza di qualcuno: se si vogliono affrontare i problemi dei cittadini noi ci siamo e siamo anche pronti a cambiare idea. Ma se si pensa di far passare i provvedimenti perchè qualcuno sta in bagno, allora noi non siamo disponibili».

 

Slitta l’accorpamento

Slitta l’accorpamento delle sedi della Regione Lazio, ipotizzato nell’articolo 2 della legge di Stabilità. Prima dovrà essere elaborato uno studio di fattibilità che la giunta dovra’ presentare entro 90 giorni al Consiglio.

A questa conclusione si è giunto al termine di un dibattito in Aula che ha coinvolto anche il governatore Nicola Zingaretti.

Quella parte della legge di Stabilità che prevedeva l’accorpamento degli uffici regionali presso uno stesso immobile (“o, in subordine, in piu’ immobili appartenenti allo stesso quadrante urbano”) era stata condivisa nel merito dalle forze politiche. La discussione si è accesa non sulla necessità di accorpare gli uffici ma sul metodo utilizzato per farlo.

In particolare ci sono state le obiezioni del M5s. Tanto accese da portare il governatore Nicola Zingaretti a proporre la cancellazione dell’intero articolo «per eliminare ogni equivoco o retroscena».

A questo punto le opposizioni hanno chiesto che il tema non fosse accantonato. «Non c’è da parte mia volontà di scontro – ha detto allora Zingaretti – è semmai un passo indietro proprio per evitarlo. Il tema delle sedi istituzionali è delicatissimo, e io ‘scatto‘ perché la cicatrice fa ancora male: per riunire 18 immobili in una sede unica della Provincia mi sono dovuto difendere per dieci anni… E’ stato dunque forse un mio errore introdurlo in questa formula” ha aggiunto il governatore.

 

Il piano Sartore

Zingaretti ha proposto dunque di preparare piuttosto un ordine del giorno in cui si impegna la giunta a presentare entro un certo tempo uno studio di fattibilità “con costi, ricavi e possibilità” da proporre al Consiglio, per poi reinserire il tema “nel primo veicolo legislativo utile“, magari gia’ nel Collegato estivo. A quel punto «prenderemo tutti una decisione piu’ cosciente e condivisa che ci fara’ stare tutti piu’ tranquilli».

Forza Italia però, ha chiesto che l’impegno alla razionalizzazione delle sedi non uscisse dalla legge di Stabilità, ritenendo l’ordine del giorno uno strumento meno forte. A proporre una soluzione alternativa è stata l’assessore al Bilancio e Patrimonio Alessandra Sartore. Ha proposto un subemendamento all’articolo 2 che lo sostituisce con la disposizione che entro 90 giorni dall’approvazione della legge di Stabilità la giunta sottoporrà al Consiglio una proposta di razionalizzazione dei beni a uso istituzionale.

Occhi puntati oraBilanci sulle prossime votazioni: la seduta riprenderà domani alle 11, e ci sono ancora tre atti della Manovra 2018 da vagliare

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