Rischiatutto Lazio: chi perde è perduto (di C. Trento)

Via alle quattro settimane che trasformeranno il Lazio, Le dinamiche di un ente ormai fondamentale nella vita quotidiana delle persone. Berlusconi e la battaglia ventre a terra. Zingaretti sostenuto anche da Liberi e Uguali

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

LA PREMESSA

Cinquanta consiglieri da eleggere. Si vota in un unico turno con un sistema proporzionale moderato: 80% dei voti, cioè 40 seggi, sono assegnati su base proporzionale, 20%, cioè 10 seggi, diviso tra le liste che hanno sostenuto il presidente che risulterà eletto. Insomma, un rafforzamento maggioritario in una legge sostanzialmente proporzionale. Diversamente dalla legge elettorale per le politiche, alle regionali è ammesso il voto disgiunto: si potrà quindi votare per il candidato presidente di una coalizione e poi dare la preferenza ad un candidato di una lista di un altro schieramento. Sono ammesse fino a due preferenze per lista, ma in questo caso occorre dare obbligatoriamente un voto ad un uomo ed un voto ad una donna.

 

IL SIGNIFICATO POLITICO

Le premesse del sistema elettorale sono importanti anche per capire quali potranno essere i flussi del consenso. Anche perché il significato politico delle regionali è enorme. Mai come in questa tornata.

Intanto per il ruolo di Nicola Zingaretti, il quale già nel 2013 optò per una coalizione larga di centrosinistra. E quest’ anno ha il sostegno di Liberi e Uguali, il partito di Pietro Grasso, Massimo D’ Alema e Pierluigi Bersani. Il partito che sul piano nazionale è in contrapposizione ssima con il Pd di Matteo Renzi. Un segnale non di poco conto, specialmente in prospettiva futura.

 

Sul versante del centrodestra il punto è semplice: Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini sono perfettamente consapevoli di essere partiti in ritardo con la candidatura alla presidenza. Ma questo non può costituire un alibi. Quattro settimane di campagna elettorale sono lunghissime e si proverà a cavalcare il vento delle politiche.

Sarà una “ battaglia” ventre a terra per tutti. Anche per il Movimento Cinque Stelle: Roberta Lombardi intende giocarsela fino in fondo.

 

L’EFFETTO SONDAGGI

Perfino l’ effetto sondaggi nel Lazio ha una prospettiva diversa: alle politiche il centrodestra è dato in vantaggio, mentre alle regionali è in testa Nicola Zingaretti, ben oltre il dato dei partiti che lo sostengono. Sarà proprio questo il leit motiv della campagna elettorale.

Rispetto a cinque anni fa i candidati alla presidenza della Regione Lazio sono diminuiti: sono 9, erano 12. In calo anche le liste: 19 (18 in provincia di Frosinone), mentre nel 2013 erano 29. Anche allora si votò contemporaneamente per politiche e regionali. E mentre sul piano nazionale dalle urne veniva fuori un sistema tripolare (con Pd, centrodestra e Movimento Cinque Stelle praticamente in un fazzoletto), nel Lazio Nicola Zingaretti vinceva con il 40,65%. Staccando Francesco Storace (centrodestra: 29,32%) e Davide Barillari (Movimento Cinque Stelle: 20,22%). Un precedente da tenere in considerazione.

 

All’ election day del 4 marzo mancano esattamente 28 giorni. Sarà una volata lunghissima, senza esclusione di colpi. Con una certezza però: ormai le dinamiche regionali incidono sempre di più sulla vita quotidiana delle persone. Basta pensare a settori come la sanità e i trasporti. Ma anche all’ economia e al lavoro. Insomma, nessuna soggezione psicologica nei confronti delle politiche. Anzi.

 

 

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