Un altro giorno in paradiso

La partita tutta emiliana nel Pd. Bonaccini e Schlein, tanto vicini in apparenza e tanto lontani nella realtà. Come in un film di Carlo Verdone. Ma la cronaca questa volta offre anche tanti amari spunti di riflessione

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Sabato ha presentato la propria candidatura alla segreteria del Pd Stefano Bonaccini: a presiedere la mozione è il sindaco di Firenze Dario Nardella. il governatore dell’Emilia Romagna. Oggi è stato il turno di Elly Schlein deputata indipendente eletta nel Pd. Saranno loro probabilmente i papabili nuovi Segretari del Pd al netto di altre candidature di servizio.

Due soggetti molto vicini: sono stati presidente e vicepresidente della stessa giunta regionale. Ma sono diametralmente opposti.

Simili ma opposti

Stefano Bonaccini (Foto: Giulia Palmigiani © Imagoeconomica)

Uno nasce a Campogalliano, vicino Modena, figlio di un operaio ed una casalinga si fa tutta la trafila del giovane comunista nelle sezioni fino a scalare posizioni nel Partito e diventare Presidente di Regione.

L’altra nasce a Lugano in Svizzera: è cittadina anche svizzera e statunitense. Viene da un politologo e accademico statunitense di origine ebraica aschenazita e da una professoressa ordinaria di Diritto Pubblico Comparato. La prima esperienza politica la fa nella campagna americana di Obama, non frequenta sezioni, viene eletta per direttissima al Parlamento europeo.

Agli antipodi come dicevamo. Basta anche osservarli.

Bonaccini sembra un po’ un Mario Brega che ce l’ha fatta. Lo tradiscono la pettinatura modello ginocchio e la barba imbiancata ma soprattutto gli occhiali da vista con la montatura RayBan aviator a goccia che non si vedono appunto dagli anni Ottanta. La Schlein invece incarna un po’ il modello Fiorenza: la ricordate quella di Love Love Love compagna del giovane Carlo Verdone alias Ruggero fuggito in una comune di figli dei fiori.

Il primo dibattito io lo immagino un po’ sulla falsariga del film verdoniano. Lei che gli dice “a fascio guarda che a mi padre gli ho già sputato in faccia”. E lui che risponde “a zoccolè io non so communista così, so communista cosìììì” agitando entrambe i pugni chiusi.

La politica è di casa

Carlo Verdone con ‘Fiorenza’ nel film “Un sacco bello”

Absit iniuria verbis e fatte le dovute proporzioni con le caricature cinematografiche senza offendere nessuno la scena calza a pennello. Apparentemente la conservazione contro l’innovazione. Ma apparentemente appunto.

La Schlein potrebbe perfettamente incarnare lo stesso adagio che Giancarlo Pajetta appioppò ad un emergente Enrico Berlinguer. Del quale disse con sferzante ironia: “si iscrisse giovanissimo alla Direzione nazionale del Pci”, per enfatizzarne la carriera fulminante, fatta saltando molte tappe.

Si presenta come una novità ma è nata in una famiglia che di politica ed istituzioni sapeva molto: il nonno fu senatore e presidente della commissione Giustizia, il fratello un matematico, la sorella, vittima di un fortunatamente fallito attentato nei giorni scorsi, è una diplomatica.

Elly Schlein (Foto: Andrea Panegrossi © Imagoeconomica)

Eppure il rinnovamento è il suo leit motiv e quasi sempre il bersaglio dei suoi strali era proprio il Pd. Fu protagonista di “Occupy Pd” solidarizzò con il Prodi appena giubilato nell’elezione a Presidente della Repubblica. Fuggì subito dopo essere stata eletta europarlamentare con Pippo Civati all’epoca rottamatore con Renzi nella formazione “Possibile”. Salvo poi rientrare come indipendente alle ultime elezioni col Pd per essere eletta in Parlamento, come indipendente.

Si perché nonostante sia candidata alla segreteria Pd sostenuta da importanti correnti interne, la Schlein non è tesserata del Pd. Infatti nei giorni scorsi alla chetichella hanno dovuto fare una modifica statutaria urgente per permetterle di concorrere. Il “papa straniero” si direbbe in gergo giornalistico chiamato a salvare la baracca.

Lambrusco, tigelle e dopolavoro

Stefano Bonaccini (Foto: Marco Merlini © Imagoeconomica)

Il povero Bonaccini – Brega invece, dopo una faticosa carriera fatta di gavetta e comizi nelle più oscure sezioni, viene additato come il vecchio. Sarà forse colpa della montatura antiquata degli occhiali. Eppure fu eroico vincitore della competizione Regionale nel momento in cui tutti davano per perso anche il fortino rosso emiliano romagnolo salvando la faccia al pd dell’epoca. Ha anche amministrato bene, non dice cose sbagliate ma per alcuni ha il torto di essere cresciuto a lambrusco, gnocco fritto e tigelle nei dopolavoro popolari.

Non è radical chic, come sostenevamo la scorsa settimana, quindi è automaticamente vecchio. Eppure nella presentazione della candidatura lancia messaggi forti, coadiuvato dal sindaco di Firenze Dario Nardella che nell’immaginario dialogo verdoniano potrebbe svolgere il ruolo di Don Alfio il prete chiamato a mediare, “un grosso studioso di morale, un omo de chiesa co du cosi così” come lo definì Brega.

Ho ascoltato con molta attenzione l’intervento di Bonaccini di ieri e due espressioni mi hanno colpito. La prima è l’ossessiva presa di distanza dalle correnti, dal concetto stesso di corrente. Arrivando a definire chi si professasse bonaciniano come uno sciocco. Poi l’espressione che ha usato riguardo al Pd che ha detto va “smontato e rimontato.

Le parole sono importanti

Bonaccini e Nardella a Firenze

Ecco come ha più volte sottolineato Nanni Moretti urlandolo nei suoi film “le parole sono importanti”.

Dunque l’espressione di Bonaccini è apparentemente rivoluzionaria nello smontare ma conservatrice nel rimontare. Perché evidentemente prevedi di usare gli stessi pezzi di cui era fatto prima il Pd. Niente di più distante dei “Rottamatori” capeggiati da Matteo Renzi e Pippo Civati che, come diceva la parola, prevedeva l’eliminazione dei vecchi pezzi per sostituirli con alcuni completamente nuovi. E rottamatrice fu anche la Schlein che però non ha affatto disdegnato l’aperto sostegno di alcune importanti correnti che magna pars hanno nella attuale disastrosa situazione dei Democratici.

Qualche intransigente ecologista potrebbe addirittura preferire il riciclo bonacciniano alla consumistica rottamazione dei suoi opposti ma qui saremmo al parossismo.

Per le definizioni ufficiali probabilmente dovremo attendere il primo confronto dove io, personalmente, sogno il Bonaccini Brega attaccare subito la Schlein chiedendole come a Fiorenza: “Ma che siete na setta na tribù, carbonari, masoni…”. Se poi  citasse pure “la spada de foco” e “n’omo na donna, n’omo na donna, n’omo n’omo, na donna na donna” lui con quella faccia da piacione anni Ottanta e lei fieramente lgbt sarebbe un dibattito fantastico. Ma forse chiedo troppo. Forse sarà la solita tiritera come gli ultimi congressi.

Scossone ai poli

Giuseppe Conte (Foto: Giulia Palmigiani © Imagoeconomica)

Di certo darà una scossa al campo progressista, costantemente minacciato dall’aggressivo Giuseppe Conte e schiacciato dal governo Meloni in piena corsa. Giorgia Meloni oramai onnipresente in ogni manifestazione terracquea ed alle prese con la sua prima manovra.

In realtà sembra la stessa manovra di Draghi condita da misure spot di stampo più destrorso. Ma forse con così poco tempo non si poteva fare di meglio ci sono buone proposte altre discutibili ma per ora la luna di miele continua. Almeno con gli elettori. Infatti questa settimana di sono registrate importanti critiche alla manovra da parte degli industriali che la considerano priva di una vera strategia e dei sindacati che la considerano contro i ceti deboli.

Erano anni che non vedevo i due ex nemici sindacati e Confindustria così sulla stessa linea. In realtà a volte si uniti ma in positivo quando riempivano, sotterrando l’ascia di guerra, di salamelecchi i governi tecnici in carica. Ma critiche da tutti e due mai viste veramente. Ci ha pensato a “chiarirmi” le idee il mio amico Ignazio La Russa che ha coraggiosamente dichiarato: “se sono scontenti tutti e due vuol dire che siamo sulla buona strada”. Ho aggrottato un po’ le ciglia ed ho sorriso amaramente. La luna di miele con gli elettori è ancora in corso quella con le categorie è già finita. Non un buon segno.

Cataclismi e incidenti

I migranti per undici giorni su un timone

D’altronde di buoni segni in settimana se ne sono visti pochi dai cataclismi naturali alle guerre in corso, il fango ha continuato a restituire morti ad Ischia le bombe hanno fatto il resto in ucraina. Nella mia città una ragazza giovanissima ha perso la vita in un incrocio maledetto già teatro di troppi tragici lutti. Non aggiungo altro solo per rispetto. (Leggi qui: L’inaccettabile lentocrazia che uccide).

Ed insieme a questo altri due avvenimenti hanno segnato la mia settimana. Due piccoli ma significanti particolari in un mare di grandi avvenimenti. Il primo i tre nigeriani che a rischio della vita hanno traversato l’oceano fino ad arrivare alle Canarie seduti precariamente per undici giorni sul timone di una petroliera che solcava il mare aperto. Senza cibo ed acqua a continuo rischio di cadere in aperto oceano a sparire nei flutti.

Un immagine incredibile e straziante. Quanta disperazione deve albergare in un uomo per rischiare la propria vita in quel modo. Quanta disperazione per spingerti ad un impresa quasi impossibile pur di sfuggire al destino che ti è stato assegnato. Quanta disperazione per farti aggrappare con le unghie e con i denti ad un timone che ti dirigeva verso la morte o verso la nuova vita.

Quanta tristezza ho provato a guardarli e quanta rabbia invece a vedere il secondo avvenimento che mi ha segnato la settimana. Non lo troverete in nessun telegiornale perché troppo occupati a spiegarci che turni orari fa oggi la corrente elettrica nelle città ucraine. Lo potrete cercare sui social però, su Twitter e su altri e se avete l’animo forte potrete vedere coi vostri occhi quanto sia insensata ed assurda la morte che ha raggiunto un ragazzo di 22 anni di Hawara in Palestina.

La morte assurda di Ammar

Lui si chiamava Ammar Mefleh, discuteva con i propri amici in strada normalmente, non era ne una manifestazione ne una guerriglia. Erano dei ragazzi in strada. Un soldato israeliano si avvicina e fa per portarlo via a forza senza alcun motivo apparente. Lui cerca istintivamente di divincolarsi, lo spinge via. Ed il soldato israeliano non fa altro che tirare fuori la pistola e giustiziarlo insensatamente tra le macchine che scorrono ed i passanti che guardano disperati una scena tanto assurda quanto disumana.

Una morte priva di ogni senso. Ogni gesto di quell’ufficiale imbranato, crudele e disumano è la morte della pietà. La pietas latina e cristiana che ha resistito a millenni di guerre e devastazioni oggi scompare difronte alle morti senza senso, senza pietà. Oggi il senso della pietà è a comando. Indotto. Ce lo preconfezionano. Oggi dobbiamo essere solidali con gli ucraini che muoiono ma gioire per i russi che cadono. Sostenere gli israeliani che difendono il loro territorio ma condannare i palestinesi che lo vogliono riprendere. Su ogni avvenimento ci preconfezionano anche le morti ed il giudizio che dobbiamo avere di esse.

Ma siamo sicuri che andando avanti così possiamo ancora definirci veramente esseri umani? Forse quando ci rifugiamo nel tepore affettuoso dei film della commedia italiana che, per anni, ci hanno fatto sfuggire dai pensieri più seri e dolorosi, mantenendo sempre però un tocco di corrosiva malinconia, non facciamo male perché la realtà è così crudele da essere ormai insopportabile.

Cosa avranno detto al padre di quel ragazzo morto solo perché passeggiava in quel momento in quella strada, cosa avrà pensato guardando il video in diretta della morte del figlio.

Un altro giorno in paradiso

La celebre scena di Mario Brega nel film ‘Un Sacco Bello’

Mentre il massimo che Mario Brega era riuscito a rimproverare a Verdone nei panni di Ruggero era: “a Ruggè manco na telefonata m’avessi fatto”.

È per questo che ogni volta che mi si stringe il cuore per qualche avvenimento di questi non smetto mai di ringraziare di essere nato proprio qui in Italia e ancor di più in Ciociaria. E di ricordare a me stesso che anche oggi è stato un altro giorno passato in paradiso.

“Oh, think twice, ‘cause it’s another day for you and me in paradise. Oh, think twice, ‘cause it’s another day for you and me in paradise. Think about it.”

Another day in paradise, Phil Collins 1989

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