L’arresto di Ettore Urbano e la fine di un epoca

L'arresto del dottor Ettore Urbano con l'accusa di essere l'ideatore ed istigatore "del disegno criminoso“ grazie al quale chiedere il riconteggio dei voti a Piedimonte San Germano segna la fine di un'epoca. Tanto quanto l'inchiesta sui brogli a Cassino e sulle firme per le lezioni di Ceccano

La Giustizia è una cosa serissima. Proprio per questo viene rappresentata bendata: perché deve basarsi sui fatti e pesarli senza lasciarsi condizionare dalle apparenze.

Nel provvedimento che all’alba ha portato agli arresti domiciliari il dottor Ettore Urbano c’è esattamente questo. C’è una serie di episodi che, se risultassero veri, sembrano copiati dal libro delle furbate per le elezioni di paese nella Prima Repubblica. Ma che analizzati alla luce del codice sono reati, così come hanno ritenuto già due magistrati: il titolare delle indagini, il giudice che deve convalidare le sue richieste di privazione della libertà.

Un terzo magistrato, entro cinque giorni valuterà se la misura sia opportuna (se c’erano gli elementi) e adeguata o eccessiva.

In ogni caso, materia per il Diritto Penale: di fronte al quale non si commenta.

Si può commentare invece il quadro che ha portato alla privazione momentanea della libertà per il primario del Pronto Soccorso di Cassino. Sanguigno di carattere, già segretario provinciale della Margherita che poi confluì nel Pd. Già assessore provinciale alle Politiche del Lavoro.

Si parte da appena 32 voti: quelli che a giugno 2017 hanno consentito all’avvocato Gioacchino Ferdinandi (1.945 voti) di diventare sindaco di Piedimonte San Germano, sopravanzando il dottor Ettore Urbano (1.913 voti).

Quando i margini sono così ristretti, si è tentati dal chiedere un riconteggio: non è un caso il famoso detto “Chi vince governa, chi perde resta a contare“. Sta di fatto che così avviene alle Comunali di Piedimonte.

La richiesta viene inoltrata alla magistratura competente per materia: quella amministrativa. Il Tar risponde no. In appello il Consiglio di Stato dice ‘verifichiamo’. E sulla base di quella disposizione la Prefettura di Frosinone rileva la presenza di 59 schede alterate. Presentano precisi segni geometrici, tutti nello stesso punto. Ribalterebbero il risultato: perché sono voti per Ferdinandi e ne viene chiesto l’annullamento.

A questo punto è l’avvocato e sindaco eletto Gioacchino Ferdinandi a rivolgersi ai magistrati. A quelli penali: cioè segnalando un reato. Quale? Chiede di indagare su quei segni, perché è sicuro che non siano stati fatti dagli elettori nel momento di esprimere il voto. Sospetta che sia un trucco per annullare le elezioni. Una perizia disposta dalla Procura conferma che i 59 segni sono stati fatti tutti dalla stessa mano.

Nasce così un’inchiesta che porta a scoprire in municipio alcune matite elettorali che venivano utilizzate in ufficio anziché essere restituite al Ministero (e potrebbero essere state usate per fare i 59 segni).

Soprattutto portano ad una serie di rivelazioni che, se risultassero vere, nella prima Repubblica sarebbero state classificate come “Chi ha più polvere più spara“. In pratica: promesse di assunzioni, assunzioni vere, regalie, utilità varie.

Chi le ha fatte a chi, per attirare la simpatia verso quale candidato, è elemento che sta stabilendo la magistratura. Per rispetto del cui lavoro non è opportuno aggiungere dettagli.

Ma è un’evidenza che tra i sei indagati, nello scorso luglio viene aggiunto anche il nome del dottor Ettore Urbano. Il quale all’epoca dichiara «da uomo delle Istituzioni, nutro profonda fiducia nell’operato della autorità inquirente: pertanto, non mi sottrarrò a nessun tipo di verifica ed accertamento».

 

L’arresto di questa mattina è avvenuto «per i gravi indizi di colpevolezza nonché per il pericolo di reiterazione di reati della medesima specie rivestendo l’Urbano Ettore attualmente cariche pubbliche».

Elementi sui quali il difensore Gianrico Ranaldi potrà obiettare che non ci sono elezioni e comunque Urbano è all’opposizione: quindi non potrebbe reiterare un bel niente. Ma questa è materia Penale.

 

L’inchiesta però dice una cosa ben più importante. A prescindere dal coinvolgimento del dottor Urbano e dalle successive decisioni della magistratura.

 

L’inchiesta dice con forza che è finita un’epoca. Quella raccontata in segreto dai vecchi leoni delle preferenze nella Prima Repubblica. Un’epoca nella era prassi lasciarsi un pretesto per poi chiedere il riconteggio, nei casi con una sconfitta risicata. Un tempo in cui era consuetudine, nel seggio, tenersi a portata di mano un paio di schede vidimate per far quadrare poi il conto al momento di fare i verbali ed evitare così di restare fino all’alba a trovare dove si fosse perso uno o due voti ininfluenti. Una lunga stagione nella quale le firme sulle candidature si autenticavano spesso fidandosi di chi veniva a consegnare gli elenchi già compilati.

A dire che non è più quel tempo lo dice l’arresto di oggi a Piedimonte San Germano (a prescindere dal coinvolgimento del dottor Urbano e dall’eventuale revisione al Riesame), lo dice il caso sui presunti brogli elettorali sulle preferenze ad un candidato dell’opposizione nelle elezioni comunali di Cassino due anni fa, come lo dice il caso, ancora aperto, sulle firme che hanno portato alle elezioni comunali di Ceccano.

 

All’epoca erano considerate poco più che furbate. Non lo erano. Non lo sono.

A prescindere da ciò che accerterà la magistratura: non è più quel tempo.

Meno male.

 

 

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