Zingaretti attacca il destracentro: “Quella roba lì esce sconfitta”.

Il segretario del Pd lancia la sfida a Salvini e Meloni. Poi fa un appello ai Cinque Stelle per ottenere almeno un patto di desistenza alle regionali. Salvini: “Sanno di perdere”. Ma siamo sicuri che Zinga voglia lasciare la Regione Lazio?

Ore prima della chiusura dell’accordo sul Recovery Fund in Europa, Nicola Zingaretti cantava vittoria. Lo faceva a In Onda, il programma di David Parenzo Luca Telese su La7, dove mentre erano in corso i negoziati serali, il segretario del Pd parlava già di “grande vittoria” dell’Italia. Aggiungeva anche che a suo parere “dovremmo immediatamente fare ricorso al Mes”. Ma soprattutto attaccava il centrodestra. Anzi, il destra centro, come specificava.

Ha detto Nicola Zingaretti: “Perché oggi in Italia non abbiamo più il centrodestra. Perché le forze che in maggioranza stanno dentro a quella parte dell’alleanza sono forze che quando possono picconano l’Europa, quella roba lì esce sconfitta dalla narrazione di queste ore. Ciò che sta accadendo ci dice che l’Europa può cambiare. L’Italia ci può guadagnare“.  Chiari i riferimenti, ovviamente, per la Lega di Matteo Salvini e i Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.

NICOLA ZINGARETTI

In questo momento l’offensiva politica del Pd è finalizzata  cercare di raggiungere un accordo o un patto di desistenza con i Cinque Stelle in vista delle Regionali. Soprattutto in Regioni dove il centrosinistra rischia seriamente di perdere la presidenza. Tipo le Marche o la Puglia.

Il leader della Lega Matteo Salvini aveva attaccato: “Quando pensano queste cose vuol dire che hanno capito che perdono. In Liguria, in Puglia: quando cercano le ammucchiate dei diversi, hanno capito che perdono. Firmo oggi l’idea del fatto che alle Regionali e alle amministrative di settembre ci sarà un forte segnale di cambiamento da parte degli italiani. Quindi possono mettersi d’accordo Conte, Grillo, Di Maio, Renzi e Zingaretti, ma non cambia nulla”.

Nicola Zingaretti, a margine di un evento Facebook sull’Abruzzo, aveva ribadito: “Dobbiamo essere la forza più unita e unitaria. Dobbiamo parlare alle persone. E lo dobbiamo fare perché c‘è una destra che è molto più divisa di chi Governa oggi l’Italia, ma che si presenta unita alle elezioni. Da noi questo meccanismo non scatta: quello di rivendicazione della propria identità. Io non sono dei Cinque Stelle. A loro oggi dicono che sono subalterni a noi, a noi che lo siamo a loro.

Luigi Di Maio Foto © Imagoeconomica / Alessia Mastropietro

Sapete perché lo fanno? Perché hanno paura che per il bene dell’Italia si trovino dei punti in comune. Questa è un’altra grande battaglia che va fatta giorno dopo giorno. Il radicamento avviene nelle strade e le piazze. La tv e i social contano ma le opinioni cambiano se una persona incontra un’altra persona nella strada“.

Dai Cinque Stelle però non arrivano segnali chiari e questo fa crescere la preoccupazione del Pd. Perché una vittoria ampia del centrodestra alle regionali inevitabilmente andrebbe ad investire il Governo.

A proposito: danno tutti per scontato che Nicola Zingaretti possa decidere di fare il ministro, il vicepremier o addirittura il presidente del Consiglio. Ma siamo sicuri che lascerebbe il Lazio con quasi tre anni di anticipo, correndo il rischio di consegnarlo al centrodestra?

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