Zingaretti, l’ora delle scelte irreversibili

Foto: © Imagoeconomica Sara Minelli

Il neo segretario teme che i capi delle correnti del Pd vogliano boicottare le europee per indebolirlo subito. Comunque vada a finire il 26 maggio, però, poi dovrà mettere in campo scelte dirompenti: a cominciare dalla posizione sull’articolo 18. Tanto Matteo Renzi se ne andrà lo stesso

Il timore ce l’ha, anche se non lo esterna. Ma fa bene a non esternarlo? Fatto è che Nicola Zingaretti è preoccupato: la “bolla di entusiasmo” seguita alle primarie si è già sgonfiata e il Partito Democratico è tornato dietro al Movimento Cinque Stelle nei sondaggi. Poco sopra la soglia psicologica del 20%.

L’esplosione del “caso Umbria” non ha giovato, ma il malessere è più profondo. E ha sempre lo stesso nome: il correntismo esasperato. Già perché la direzione nazionale del Partito deve essere nominata e i renziani Lorenzo Guerini e Luca Lotti ora chiedono rappresentanza. Poi c’è il silenzio di Matteo Renzi, impegnato nella presentazione del suo libro dappertutto. Il fatto è che l’Altra Strada che racconta l’ex rottamatore è un Altro Pd. Non quello di Zingaretti.

Il presidente della Regione Lazio teme che alcuni capi delle correnti interne possano boicottare le Europee, per metterlo immediatamente in difficoltà. Il rischio è concreto. Comunque vada il 26 maggio, dopo Zingaretti non avrà altra strada se non quella del coraggio: provare a cambiare davvero il Pd sulla base del manifesto di Piazza Grande. Non soltanto alleanze vaste e larghe, ma anche risintonizzazione completa con i sindacati e quella parte di società civile che non si riconosce da tempo nel Pd.

Il fatto che i sondaggi, nonostante tutto, diano ancora largamente maggioritaria l’alleanza Lega-Cinque Stelle, si spiega facilmente: non esiste un’alternativa e l’opposizione non si vede. Ma il Partito Democratico non potrà mai incarnare un’opposizione credibile se non rimette in discussione seriamente alcuni principi del Jobs Act. A cominciare dall’abolizione dell’articolo 18.

Renzi potrebbe andarsene? Forse sarebbe il male minore.

Per Nicola Zingaretti è arrivata l’ora del coraggio. E delle scelte irreversibili. Tanto Matteo Renzi se ne andrà lo stesso.

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