Zingaretti rompe con il M5S: “Pronto a candidarmi”: Dimissioni? Dopo il voto

Nicola Zingaretti taglia i ponti con il M5S. Ed ufficializza la sua disponibilità alla candidatura. Ma il Lazio e la Sicilia potrebbero fare eccezione. Fondamentali ora anche le virgole nella Direzione Nazionale convocata da Letta. La mediazione di Astorre per un corridoio. L'apertura del governatore: "Dimissioni? Dopo il voto ci si pensa”

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Tutto è nelle mani di Enrico Letta e della Direzione Nazionale del Partito Democratico. Fondamentali saranno le sfumature, le virgole nelle frasi che il Segretario pronuncerà domani durante la riunione del governo Dem. Perché indicherà il perimetro delle alleanze, stabilirà l’agenda del Pd, chiederà un mandato per tentare di costruire la coalizione draghiana da contrapporre a quella sovranista. Sarà da lì che si coglieranno le indicazioni sul futuro per la Regione Lazio.

Nicola Zingaretti in mattinata ha mandato un segnale chiarissimo di rottura con il Movimento 5 Stelle che è stato proprio lui il primo a sdoganare come possibile alleato; nella sua Regione Lazio è nato il primo dialogo tra le due forze politiche e la prima giunta regionale con Pd e M5S insieme. Ma allo stesso tempo il Segretario regionale Bruno Astorre cerca di tenere uniti i fili dell’alleanza, evidenziando che il livello regionale è un’eccezione: perché lì c’è oggettivamente un Campo largo che va dal M5S ad Azione, da Italia Viva a Leu. Soprattutto un campo che sta insieme in piena sintonia.

Una possibilità alla quale potrebbe contribuire lo stesso Nicola Zingaretti, calibrando la data delle sue dimissioni da Governatore. Poco dopo le 13 di oggi ha mandato un ulteriore segnale. Molto più in sintonia con la frequenza di Astorre.

La rottura di Zingaretti

Roberta Lombardi e Nicola Zingaretti (Foto Francesco Benvenuti © Imagoeconomica)

La mattinata era cominciata dalle frequenze di Radio Rai, negli studi della trasmissione Radio Anch’io. Lì questa mattina Nicola Zingaretti ha chiuso con i grillini. Lo ha fatto dicendo “Con il Movimento 5 Stelle purtroppo non ci sono in questo momento le condizioni per allearci: verrebbe meno la credibilità di una proposta politica a questo punto. Dico ‘purtroppo’ perché abbiamo fatto insieme un bel percorso“.

Il Governatore è a fine mandato. Sarà uno dei candidati Pd nel Lazio. È un’evidenza alla quale verrà data sostanza nel momento in cui i nomi verranno annunciati, a fine agosto. Sul piano formale siamo ancora al “Dipende molto dal mio Partito. Io sono a disposizione per un progetto politico, poi dipenderà dal gruppo dirigente del Pd. La mia consiliatura è finita perché dopo due mandati nel Lazio non ci si può ricandidare. E penso che due mandati per un presidente di Regione siano sufficienti, quindi occorre cambiare”.

Assicura che sarà in campo a prescindere dalla candidatura. “Sicuramente combatterò, strada per strada, nelle piazze, nei luoghi di vacanza. Lo farò per ridare speranza a questo Paese che è la mia gente, la mia comunità. Perché ora c’è bisogno di non uccidere la speranza di potercela fare“.

È già campagna elettorale

Nicola Zingaretti (Foto: Carlo Lannutti / Imagoeconomica)

I temi sono quelli che lo hanno impegnato in questi anni. “Il Pd è stata la forza fondamentale nella lotta la Covid. Anche con il Pnrr è stata forza fondamentale per gli investimenti. Ora ce la può fare – ha specificato – se però mettiamo la persona e la sua dignità al centro. Vuol dire scuola, salario giusto e attenzione a chi non ce la fa, da chi è escluso ai piccoli e medi imprenditori in crisi“.

Cosa intende? “Vuol dire cose molto semplici: affrontare il tema del lavoro povero, povertà educativa. Serve infatti una politica che metta in campo dei provvedimenti che parlano e trasformano in speranza quella rabbia che c’è in milioni di italiani. Speranza di potercela fare“.

La mediazione di Astorre

Bruno Astorre

Il Segretario regionale Bruno Astorre, come Nicola Zingaretti, è in piena sintonia con il Segretario Nazionale Enrico Letta. Sul Lazio sta tentando una mediazione: una possibile area di neutralizzazione dello scontro nazionale tra Pd e M5S. Lo ha detto nelle ore scorse: “Letta è stato chiaro sul rapporto con il M5s nazionale, ma sabato si sono consumate le primarie in Sicilia che includono i pentastellati. Letta ha sempre lasciato ai territori la decisione sulla migliore coalizione per poter vincere le elezioni“.

Non è una contrapposizione. Ma è un modo per ricordare un’evidenza: nel Lazio l’alleanza costruita in pieno gioverno gialloverde è nata, ha retto, portato risultati evidenti, sta ancora in piedi nonostante tutta la pattuglia pentastellata alla Pisana sia di matrice contiana.

C’è il modello Sicilia a costituire l’eccezione capace di confermare la regola. Ed il Lazio è in una condizione ancora più originale. “Dobbiamo seguire il modello del Lazio che è assolutamente originale nel panorama nazionale per quanto riguarda il sistema di governo perché va da Azione ai 5s. Il mio pensiero è che dobbiamo seguire la strada costruita faticosamente in questi anni. Ma queste sono decisioni da prendere collettivamente dopo il 25 settembre sia a livello di partito sia di coalizione“.

Il punto d’uscita

Bruno Astorre e Nicola Zingaretti (Foto: Alessia Mastropietro © Imagoeconomica)

Astorre è alla ricerca anche di un punto d’equilibrio sulla data di uscita del governatore. Nella mattinata di domenica Nicola Zingaretti ha detto ai fedelissimi che potrebbe rinunciare a dimettersi un minuto dopo la candidatura per restare fino al giorno dell’elezione, un mese in più; ma vuole che nel frattempo la Regione porti avanti una fitta agenda con cui completare il lavoro rimasto aperto. (leggi qui: Zingaretti valuta la deroga. La Lega già attacca).

Quel mese in più consentirebbe innanzitutto di ricalibrare la strategia regionale sulla base del risultato nazionale. Poco dopo le 13 di oggi Nicola Zingaretti ha aperto in questa direzione. A margine di un evento in Campidoglio, ha detto: “Io credo che anche per il rispetto della legge questo problema ce lo porremo dopo l’eventuale elezione al Parlamento, se sarò candidato. Sia perché lo prevede la legge, in caso di incompatibilità. E sia per non scaricare sul governo regionale e sui cittadini del Lazio fibrillazioni e crisi che non dipendono da noi ma dal quadro politico nazionale“.

Il Segretario Regionale non vede nulla di diverso da quanto accaduto in Puglia ed in Abruzzo se invece Zingaretti restasse anche oltre. “Se il presidente Zingaretti vorrà candidarsi e sarà eletto ha poi 90 giorni di tempo per dimettersi e indire le nuove elezioni. Io prevedo che si andrà a votare a gennaio. Il presidente di qualsiasi Regione ha sempre fatto campagna elettorale per il suo Partito. Quando fa campagna elettorale senza essere candidato può essere oggetto di critiche, ma se è anche candidato è ancor più legittimato“.

Il Lazio insomma, come la Sicilia, potrebbero essere l’eccezione di una rottura tra Pd e M5S che sul piano nazionale è irreversibile.

Anche Nicola Zingaretti non lo esclude. “Nel Lazio c’è una maggioranza larga unita da un programma. L’impegno è sottoscritto da tutte le forze politiche di maggioranza. Si continua a lavorare gomito a gomito per attuare gli impegni e i programmi. Malgrado la crisi nazionale qui si va avanti. Sul futuro la discussione è un po’ prematura. Mi auguro che questa maggioranza larga che ha ben governato nel Lazio si riproponga e si riconfermi per vincere“. . 

Tutto dipende dalla Direzione Nazionale. E dalle virgole nelle sfumature.

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