Parrucchiere messa in piega e veleni (Il caffè di Monia)

Un caffè tutto al femminile. Un po' pettegolo ma mai frivolo. Come quei sabato dal parrucchiere: più per fare taglia e cuci che sistemare i capelli

Monia Lauroni
Monia Lauroni

Scrivere per descrivere

Devo cominciare a pensare da donna vincente. E le vincenti vanno dal parrucchiere almeno una volta a settimana. Diciamoci la verità: le donne dal parrucchiere non vanno solo per sistemarsi i capelli.

Esistono almeno tre buoni motivi per sacrificare la nostra chioma e rischiare di uscire di lì con la testa in stile soldato Jane. Uno è quando la vicina si separa dal marito. L’altro è quando tuo figlio si è diplomato con 100 e lode. Il terzo, a spingerci verso la poltrona e le forbici killer è la curiosa identità ancora nascosta di quella nuova “gallina” arrivata da poco nel pollaio, quella che ha comprato casa vicino alla gelateria.

Il rituale del chisáparli si ripete sempre uguale nei giorni, nelle stagioni e negli anni. Nei paesi, nelle città, nelle metropoli.

Caso A: la vicina si separa.

Entri nel salone con aria di chi proprio non poteva fare a meno di una messa in piega. Occhiata radar a tutte le presenti. Bene, l’oggetto del tuo interessamento non c’è.

Individuazione veloce della più chiacchierona del gruppo. Lei è impegnata in altra conversazione. Senza perdersi d’animo la palla si lancia nel gruppo. “Ma avete visto mica la Antonia? Sono giorni che non la incontro più, eppure abitiamo a due passi. Come sta?“.

Non è vero che abitate a due passi. Tu ci abiti proprio dentro alla casa di Antonia e sai di lei orari di pranzo, di cena, come dorme e come si lava. Benedette siano le finestre spalancate.

Qualcuno abbocca. A dire il vero non aspettavano altro. “Ma perché non lo sai? Oddio mi dispiace dirlo“. Quando una donna dice che le dispiace dire qualcosa, in realtà non vede l’ora di dirla.

Cosa?“, rispondi col ghigno diabolico di chi ha fatto Sei al Superenalotto. Il trappolone è scattato e come spesso accade si iniziano a dividere le squadre. La prima a favore di lei. La seconda, per sentirsi più emancipate e meno femministe a favore di lui.

Conclusione: entrambi cornuti, entrambi povere vittime. Zero a zero, palla al centro. 

Caso B: tuo figlio, il genio da 100 e lode.

Situazione iniziale identica al caso A. Ma questa volta non hai bisogno di una messa in piega, ma di un restyling completo.

Per fortuna ho trovato un posto libero, mi tocca andare ad un evento e non ho il tempo neanche di soffiarmi il naso“. Per tattica si resta sul vago. La parola “evento” o “festa” deve essere ripetuta almeno cinque volte in ogni frase o ad ogni risposta. Così si resta umili, io non vi ho detto niente, siete voi chiacchierone e ficcanaso che chiedete spiegazioni.

Non per farmi gli affari tuoi, ma dove devi andare?” Evvai, finalmente qualcuna non ha retto la curiosità.

No niente, una festicciola tra parenti e qualche amico più stretto di mio figlio. Sai quest’anno si è diplomato.” Il discorso si interrompe con tredici puntini di sospensione. Forza, forza chiedetemi com’è andata! Soprattutto tu, che sappiamo tutti che tua figlia si è diplomata con 60 e un calcio in culo. Sì, dico proprio a te, a te che giri lo sguardo e fai finta di non sentirci con la scusa del casco. Inutile che ti aumenti da sola la temperatura fino a carbonizzarti la cute. Io lo so che mi hai sentita.

Il giochino riesce e si passano a setaccio tutti i voti di tutti i maturandi della zona. Sapevano anche di tuo figlio, ma non volevano darti soddisfazione. Stronze invidiose

Caso C: la nuova gallina nel pollaio.

In questo caso c’è poco da pianificare. Tutte unanime e concordi: quella è ‘na zoccola e cià le natiche flaccide. E poi perché è venuta in paese? Eh, qui gattamorta ci cova. Stiamo attente amiche mie!

E non importa se anche una piega realizzata da un parrucchiere con laurea in ingegneria spaziale e brevetto Nasa, sui tuoi flosci capelli dura meno di 7 minuti lordi.

Non importa se ogni costruzione tricotica, sulla tua capa, si affloscia peggio di un soufflè e diventa una poltiglia indefinita che conferisce alla tua figura il tipico aspetto da barbona. Nemmeno importa se entri nel salone che è estate ed esci che è la vigilia di Natale. Ora tu sai cose che le spettinate non possono neanche immaginare.

Vediamola in questo modo: non siamo delle pettegole ficcanaso. Abbiamo solo un disturbo di eccessiva attenzione. Che si cura solo dal parrucchiere.

E mi raccomando, non ditelo a nessuno. Solo le donne sciocche vanno subito a raccontare tutto al primo orecchio che capita e prima che le cose siano veramente successe. 

A proposito di femminucce sciocche, avete sentito chi si sposa? (leggi qui tutti i Caffè di Monia)