Frosinone e Latina in Campania, Stirpe: «Irricevibile per il mondo delle imprese»

CORRADO TRENTO per CIOCIARIA EDITORIALE OGGI

«Una proposta irricevibile, che va contro il buon senso e che per i territori rappresenterebbe una vera iattura». Maurizio Stirpe, presidente di Unindustria, non usa perifrasi per bocciare senza appello la proposta di legge Morassut-Ranucci, quella che, relativamente al riordino delle Regioni (da 20 a 12), ipotizza la provincia di Frosinone (e anche quella di Latina) nella circoscrizione Tirrenica. Con la Campania insomma.

Se è vero che la novità consiste nel fatto che il Governo ha fatto proprio un ordine del giorno di Ranucci, è altrettanto vero che questo atto va a legarsi alla riforma del Senato e rappresenterebbe comunque un punto fermo per ogni tipo di dibattito sul tema.

Maurizio Stirpe rileva: «Una proposta sulla quale mi sono espresso negativamente già in passato e sulla quale il giudizio è perfino peggiorato. Intanto perché non tiene conto della storia e dell’evoluzione dei territori. Confermo che per il sistema delle imprese del Lazio la proposta è totalmente irricevibile, perché miope. Non è un mistero che il sistema industriale del Lazio guarda con totale favore affinché si superi il concetto di Città Metropolitana a vantaggio della costituzione di una Città-Regione in grado di integrare e riequilibrare realmente tutti i cinque territori. Abbiamo detto in più circostanze che non c’è ragione di cercare di costruire un riassetto territoriale del nostro Paese partendo dal nulla. Dobbiamo prendere esempio da realtà già consolidate che stanno dando degli ottimi risultati, basti pensare a Londra, Parigi o Berlino, che sono punti di riferimento in Europa».

Continua Stirpe: «Le nostre imprese, infatti, comprendono perfettamente che solo così si può ottenere quel riassetto territoriale che, nei prossimi 30-40 anni, potrà rendere la nostra Regione la più attrattiva possibile, sia per le aziende che già stanno sul nostro territorio, che per tutte quelle che potenzialmente potrebbero essere attratte da questo grande modello di semplificazione. Soltanto seguendo questa strada si può ottenere una vera crescita, robusta e duratura, del nostro tessuto produttivo e sociale sia di Roma che del Lazio. Diversamente, Unindustria si opporrà in tutti i modi e in tutte le sedi all’eventuale realizzazione di questa proposta di legge, valorizzando il più possibile la sua idea di riorganizzazione territoriale. Come si fa a prendere in considerazione una proposta di riordino che semplicemente “cancella” il Lazio?».

Argomenta ancora il presidente di Unindustria: «Il ridimensionamento della Regione Lazio previsto dalla proposta di legge Costituzionale di Roberto Morassut e Raffaele Ranucci è fuorviante e non è condivisibile dal sistema delle imprese del Lazio perché porterebbe ad un ridimensionamento territoriale della nostra Regione senza alcun vantaggio né economico, né sociale né culturale, anzi questa proposta causerebbe una grave riduzione della capacità del Lazio di creare ricchezza».

Motivazioni economiche e culturali insieme. Certamente un disegno di legge costituzionale prevede un iter lungo e articolato, però c’è anche da dire che a distanza di un anno la proposta di legge non soltanto è ancora in piedi, ma addirittura sembra assumere un nuovo slancio. Si può anche pensare di ridimensionare la questione, trincerandosi dietro dichiarazioni improntate alla logica del “tanto non si farà mai”. Come peraltro è avvenuto per la riforma delle Province, con la legge Delrio. Alla fine poi si è fatta e non è stata affatto indolore. Il presidente di Unindustria Maurizio Stirpe coglie però l’essenza del problema: le province del Lazio hanno storicamente rapporti con Roma, spostare il baricentro in Campania andrebbe a stravolgere assetti ed equilibri fondamentali. Le prese di posizione ci sono state, ma ora occorre qualcosa in più, magari attivando un’azione di coordinamento anche con altre province. Affidarsi alla forza di inerzia oppure allo “stellone” non comporterà alcun tipo di soluzione. Da qualche anno la provincia di Frosinone guadagna le ribalte nazionali solo quando di tratta di ipotizzare tagli, accorpamenti o addirittura spostamenti… geografici. La classe politica deve assumere l’iniziativa e mobilitare il territorio affinché ci sia una reazione in grado di andare a dama.

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