Top & Flop * Venerdì 19 luglio 2019

Top & Flop. Ogni notte, i protagonisti della giornata appena conclusa. Per capire meglio cosa ci attende l’indomani.

TOP

GIUSEPPE DE FALCO

Ultimo giorno alla guida della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Frosinone. A fine luglio sarà al timone di quella di Latina. Se c’è un modo migliore di altri di lasciare un posto di lavoro, allora Giuseppe De Falco lo ha trovato.

Foto: © Giornalisti Indipendenti

Nell’ultimo anno la Procura di Frosinone non si è fermata un attimo, soprattutto sul versante di inchieste che riguardano la corruzione politica. De Falco ha rimesso al centro la magistratura frusinate. Per non parlare del processo riguardante l’omicidio di Emanuele Morganti, che si avvia a sentenza in tempi record. La prossima settimana. Un processo al quale De Falco, insieme a Vittorio Misiti, ha lavorato senza risparmiarsi. Lascerà un ottimo ricordo. Mentre il timone della Procura della Repubblica di Frosinone va ad Adolfo Coletta, che potrebbe mantenerlo anche per il prossimo futuro.

Giuseppe De Falco intanto si sposta di qualche chilometro, a Latina. Con gli stessi obiettivi di sempre: indagare, scoperchiare, affermare i principi di legalità e di giustizia. Uomo di legge.

CLAUDIO DURIGON

Il sottosegretario della Lega al ministero del Lavoro sta crescendo moltissimo. Oggi, nel pieno della crisi che sta attraversando la coalizione di maggioranza, nel corso di un’iniziativa della Cgil, ha detto: “Abbiamo messo i punti sulle “i”, se vogliamo continuare a lavorare c’è bisogno di Sì, che sono importanti per poter passare all’attuazione. Vediamo cosa succede nei prossimi giorni, siamo due forze politiche diverse, ci siamo unite con un contratto, ma non basta più un contratto. Serve anche una visione di intenti più forte”.

Poche ore dopo la Lega faceva nomi e cognomi dei ministri del Movimento Cinque Stelle che rappresentano un problema politico: Danilo Toninelli ed Elisabetta Trenta. Le parole di Durigon confermano che il sottosegretario di Stato al lavoro è nei piani alti del Carroccio. A diretto contatto con il Capitano Matteo Salvini.

Influente.

FAMIGLIA MAGNAPERA

Il Consiglio Comunale di Aquino sabato 20 luglio si riunirà in seduta straordinaria per conferire all’emittente televisiva Teleuniverso, una “civica benemerenza a suggello e riconoscimento dello svolgimento di  una quarantennale attività di impresa che ha dato lustro alla Città e che si è imposta quale veicolo di informazione e promozione socio culturale dell’intero territorio“.

A rischio di apparire come Cicero pro domo sua: la famiglia Magnapera (Domenico, Tonino, Carla e Rocco) è un esempio della tigna ciociara. Che è diversa da quella dei veneti o dei sardi. La tigna ciociara è quella che ti fa affrontare le difficoltà, facendo apparire semplici anche le cose più complicate. Solo con questa particolare tigna, i Magnapera hanno potuto affrontare la sfida all’emittenza nazionale che nel 1978 deteneva il monopolio dell’etere per legge, affrontando un far west senza leggi, armasti solo di passione e competenza, con poca apparenza e molta sostanza. Quella che gli ha consentito di assistere allo spegnersi, ad uno ad uno, dei riflettori di tanti colossi televisivi, rimanendo loro invece per quarant’anni.

Fedeli a se stessi ed all’impegno con i dipendenti e con il pubblico. Nel solco tracciato da papà Mario e reso solido da Peppe, il fratello che ora non c’è più. Sempre in onda.

FLOP

SILVIO BERLUSCONI

Il momento più difficile per un grande leader è quello di capire quando lasciare la scena. Silvio Berlusconi non l’ha capito e anche in questo momento dimostra di non essere più sintonizzato con il Paese.

Foto: © Imagoeconomica, Stefano Carofei

Forza Italia è ai minimi storici, sia di consenso che nei sondaggi. Per dare un segnale vero bisognerebbe aprire il partito, effettuare dieci passi indietro, restare un padre nobile, fare come Eugenio Scalfari, che su La Repubblica ha fatto mettere il suo nome come fondatore e continua a firmare l’editoriale della domenica. Ma ha lasciato spazio ad altri. Oggi Forza Italia è completamente marginale perfino nell’ambito del centrodestra, dove Lega e Fratelli d’Italia ce la fanno da soli. Giovanni Toti ha chiesto le primarie, non la rivoluzione. Eppure viene dipinto come un eretico. Per il resto Berlusconi sembra puntare su altri: Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Antonio Tajani. Sembra puntare.

In provincia di Frosinone il partito non c’è, non si capisce chi lo rappresenta davvero in questo momento. La situazione della Ciociaria è lo specchio di quella nazionale.

Ma Silvio Berlusconi fa finta di nulla. Dopo di me il diluvio.

NICOLA ZINGARETTI

Nel momento di massima tensione tra Lega e Cinque Stelle, il Pd cosa fa? Si scanna al proprio interno. L’annullamento dell’elezione di Davide Faraone, renziano della prima ora, a segretario regionale del Pd in Sicilia è come l’esplosione di una santabarbara. Con un voto a maggioranza, oggi, nella commissione nazionale di garanzia. (leggi qui Un Faraone rischia di spaccare il Partito Democratico).

Nicola Zingaretti @Instagram

Un suicidio politico, neppure assistito.  Alla commissione di garanzia erano  stati presentati dei ricorsi dalla mozione di Zingaretti che in Sicilia aveva candidato Teresa Piccione. La quale però aveva ritirato la candidatura a pochi giorni dal voto denunciando irregolarità nelle procedure del congresso e nella presentazione delle liste. Oggi la decisione della commissione su quei ricorsi. L’area renziana è sulle barricate e ha un alibi straordinario per strappare. Il capogruppo al Senato Andrea Marcucci ha scritto: La decisione di annullare l’elezione del segretario regionale del Pd siciliano Davide Faraone è di una gravità senza precedenti. Il diktat della commissione di garanzia è dettato da sole ragioni di corrente. Il segretario Zingaretti intervenga a difesa delle regole”.

In realtà il segretario Nicola Zingaretti avrebbe dovuto evitare l’esplosione di una “bomba” del genere in questo momento. Non averlo fatto apre un “vulnus” enorme e costringe il Pd a restare sempre chiuso sulle spaccature interne. Non dando prospettive di una alternativa vera di governo. Harakiri.

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