Non erano albanesi. E non c’era un Samaritano a salvare Emanuele

Biagio Cacciola

Politologo e Opinionista

di Biagio CACCIOLA
Politologo, Opinionista

 

 

Avevano scaricato una brutalità che offende anche la ragione sul ‘diverso’. Su chi non era italiano, quasi che il clima di violenza in cui viviamo non sia una prerogativa specifica del nostro occidente.

L’omicidio barbaro di Alatri fotografa come in un flash tutte le componenti che la cosiddetta modernità impone. Uno dei tanti locali con musica alta, fiumi di alcool che scorrono fino a far cessare ogni inibizione e educazione nei confronti del prossimo, specie se donna. Personaggi che si mimetizzano grazie alla notte e credono di entrare in ruoli di bulli da film americani.

Il contesto e’ decisivo. Il culto della violenza vuole il proprio set delirante. Non bastano i pugni, ma entrano in gioco mazze di ferro e paletti magari sradicati dalla strada. Nel frattempo il pestaggio a morte inizia e si ripete per ben due volte senza che nessuno rischi se stesso per fermare un rito omicida. La confusione ottenebra le menti, ci si disinteressa di quello che succede fuori il locale.

‘Se la vedessero loro’, sarà stato il giustificativo che gira sempre più come il refrain del peccato più grande, quello d’omissione. Perche’ i gironi dell’inferno sono popolati solo da chi materialmente uccide il prossimo per il gusto del male puro, ma anche da chi lo permette, da chi si volta dall’altra parte.

Rompere questa catena demonica si può a una condizione. Riscoprire un amore che non sia solo privatistico e al massimo per una, due persone, ma per chiunque incrocia il nostro sguardo, come avrà fatto anche Emanuele quella sera in cerca di un samaritano che non esisteva.

 

 

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