Galli: «Così non funziona, l’accoglienza coinvolga i sindaci»

Marco Galli

Sindaco di Ceprano

Marco Galli

 

di MARCO GALLI
Sindaco di Ceprano

 

Caro Direttore,
ho letto come sempre con attenzione l’intervento del sindaco di Pastena Arturo Gnesi In merito all’emergenza profughi (leggi qui il precedente).

Sono d’accordo con Arturo anche se ci sono aspetti che dovrebbero essere ulteriormente approfonditi, per comprendere un disagio frutto di scelte inaccettabili a scapito degli stessi immigrati.

A Ceprano vi sono numerosi cittadini immigrati, dei quali alcuni seguiti in un percorso di integrazione che, solo marginalmente, coinvolge anche l’Amministrazione comunale e molti altri abbandonati a se stessi, dopo averli collocati in abitazioni più o meno decenti. Una situazione che, per la maggior parte dei miei concittadini è compresa, ma che risulta inaccettabile sia per gli “italiani” sia per gli stessi immigrati.

Un sistema fallimentare, che obbliga all’inattività forzata persone che, diversamente, vorrebbero riempire le loro giornate rendendosi utili alle comunità che li ospitano. Invece no. Soli, abbandonati a se stessi passano le giornate senza fare nulla, in una noia che diviene un male silenzioso e devastante.

I comuni in questo contesto, divengono dei contenitori inutili di problematiche che nessuno vuole o sa risolvere.

Sono convinto che l’immigrazione sia una opportunità di crescita, anche se tra mille difficoltà, ma allo stato nessuno ritiene di dover cambiare un sistema fallimentare e corrotto che sta alimentando insoddisfazione e razzismo.

Noi a Ceprano stiamo cercando di fare del nostro meglio per contribuire a cambiare qualcosa, ma le poche risorse a disposizione e la disorganizzazione scaturente da un sistema fondato sull’emergenza permanente impediscono di andare oltre.

Non voglio certamente trovare giustificazioni al disimpegno esagerato di alcuni colleghi, ma la preoccupazione di dover gestire da soli e senza risorse un problema più grande di Noi, sicuramente genera un atteggiamento di chiusura inaccettabile.

Manca un programma, non ci sono controlli seri sul flusso di denaro che scorre sulla pelle degli immigrati. È un momentaccio per i primi cittadini di questa provincia, pensiamo alla situazione paradossale su Acea e, forse, un confronto serio, scevro da strumentali problematiche elettorali, tra Prefettura, Provincia e comuni potrebbe dare il là a un modo diverso e più concreto di affrontare sul territorio una problematica che, attualmente, vede i sindaci semplici spettatori di una tragedia umana, che la politica sta trasformando in una vergognosa farsa.

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