I giorni delle bugie e della propaganda: ma partecipare è libertà (di C. Trento)

Non si mente mai così tanto prima delle elezioni, durante una guerra e dopo la caccia. Lo sosteneva Otto Von Bismark, uno che di politica capiva parecchio.

Il concetto è passato nell’immaginario collettivo ad ogni latitudine. Nei prossimi 28 giorni di politica si parlerà poco, sempre meno. Saranno i giorni della propaganda, delle promesse, degli incontri in piazza, delle cene, del “ bombardamento” di slogan e messaggi.

Dalle nostre parti poi è tutto raddoppiato, perché il 4 marzo si voterà per le politiche (Camera e Senato) e per le Regionali. Naturalmente con due leggi elettorali diverse. Un diluvio di simboli, di liste e di candidati. Chissà, se Karl Marx fosse vissuto oggi, “lo spettro che si aggira per l’Europa” sarebbe stato forse l’astensionismo.

Alle regionali siciliane e alle comunali di Ostia le avvisaglie ci sono state. La gente è stanca, disillusa e perfino “cinica” in un momento storico come questo. Attenzione però anche al rischio opposto, che è quello di fare di tutta l’erba un fascio, di dipingere una notte nella quale tutti i gatti sono neri. Attenzione perché votare resta un diritto conquistato a prezzo della vita e della libertà.

E resta perfino un’opportunità: la storia non premia l’Aventino, pur nobile come scelta.

Nel grande mare delle candidature ci sono paracadutati ma anche espressioni del territorio. Poi diciamo la verità: ogni volta si sviluppano polemiche all’ultimo sangue all’interno dei Partiti, ogni volta ci sono promossi e “ trombati” già sulla linea del traguardo. Così come ogni volta i malumori e le critiche nei confronti dei candidati sono immancabili e spesso provengono da chi non ce l’ha fatta. Oppure da chi non si rassegna al fatto che la vita, anche quella politica, è una ruota che gira. Le opportunità vanno colte al volo quando si manifestano.

Infine, vogliamo davvero fare un bilancio degli ultimi venti anni per vedere cosa è stato prodotto per la provincia di Frosinone da parte di chi ha ricoperto ruoli parlamentari e regionali di primo piano? Con le dovute eccezioni naturalmente, ma il quadro globale è veramente sotto gli occhi di tutti.

 

Centrodestra tra vincitori e vinti. Ma comunque unito

Inevitabili i contraccolpi dopo le candidature. Nessuna polemica in Fratelli d’Italia, che ha puntato, al Senato, su un esponente del territorio, Massimo Ruspandini. La linea di Giorgia Meloni è stata chiara dall’inizio. Nella Lega la designazione di Francesco Zicchieri ha determinato inizialmente la levata di scudi di Fabio Forte, poi rientrata però.

In Forza Italia la candidatura di Mario Abbruzzese nel collegio della Camera sud era scontata. La polemica che si è scatenata dopo, specialmente da parte del gruppo di Frosinone (ma non solo), ci sta. Però Nicola Ottaviani sa benissimo che Antonio Tajani nei mesi scorsi non aveva aperto altri spazi per il territorio, se non quello per Abbruzzese. I nomi erano pure stati avanzati: Danilo Magliocchetti e Silvio Ferraguti, ma anche Riccardo Mastrangeli e Adriano Piacentini.

La domanda è: da chi non sono stati tenuti in considerazione? Da Mario Abbruzzese, da Claudio Fazzone o da Antonio Tajani? La risposta cambia naturalmente la prospettiva di quella che sarà sicuramente una resa dei conti.

Ottaviani però deve anche riflettere sul perché il “modello Frosinone”, esaltato da Berlusconi dopo la vittoria bis dell’11 giugno, non è stato tenuto in considerazione sui tavoli delle candidature che contano. Quelli di Arcore e di Palazzo Grazioli. In ogni caso però la coalizione non ha alternative all’unità.

 

Il centrosinistra e il fattore Nicola Zingaretti

Intendiamoci. Il punto non è che De Angelis, Scalia, Pilozzi e Spilabotte non possano essere eletti nel proporzionale. Il punto è che potevano essere inseriti in prima e seconda posizione invece che in terza o in quarta. Detto questo, nei sondaggi la coalizione di centrosinistra è molto dietro nei collegi della provincia di Frosinone. Però l’altra faccia della medaglia è che alle regionali, sempre secondo i sondaggi, Nicola Zingaretti vola.

Dall’incrocio di questi due dati si capirà quali sono i margini di manovra per una coalizione letteralmente monopolizzata dalle scelte di Matteo Renzi. Il quale si gioca tutto sul piano politico. E se dovesse arrivare terzo, allora davvero si chiuderebbe una fase.

In provincia di Frosinone però il Partito Democratico continua a rimandare da anni una seria autocritica. Alle elezioni politiche conta il voto di opinione, ma sul territorio sono troppe le situazioni non risolte. A cominciare da quella del Comune di Anagni, quantomai attuale. Ma neppure le sconfitte di Frosinone, Cassino, Sora e Ceccano sono mai state analizzate sul serio.

Un mese di campagna elettorale non può bastare per motivare le truppe vere. Non quelle cammellate, che si materializzano ogni cinque anni.

 

Basta con la logica di accontentarsi Occorre coraggio

Sono lontani gli anni nei quali Indro Montanelli invitava a “turarsi il naso” ma di andare a votare. Il punto è anche un altro. Possiamo continuare ad accontentarci di scegliere quello che a nostro giudizio è il “meno peggio” . Possiamo continuare ad accontentarci del ruolo di elettori passivi. Oppure possiamo provare a cambiare la prospettiva, analizzando le proposte politiche ma anche le persone. Perché alla fine i 232 deputati e i 116 senatori che saranno eletti con il maggioritario sono quelli che più di altri possono fare la differenza. Non soltanto nei complessi, delicati e difficili equilibri a Montecitorio e Palazzo Madama.

Possono fare la differenza anche sui territori, mettendo in campo serietà, programmi sostenibili nei quali vengano indicate anche le risorse per realizzarli.

Al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 la partecipazione fu altissima perché venne percepita l’importanza della posta in palio. Stavolta non è molto diverso, considerando la posizione dell’Italia nello scacchiere internazionale ed europeo in particolare.

Platone scriveva che «la pena che i buoni devono scontare per l’indifferenza alla cosa pubblica è quella di essere governati da uomini malvagi».

In fondo aveva ragione Giorgio Gaber, quando cantava che «la libertà è partecipazione».

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