Mazzocchi: “Cosilam, ecco perché il ragionamento è sbagliato”

di ERMISIO MAZZOCCHI

Ogni scelta, in questo caso di nomine in enti di secondo grado come il Cosilam, è il risultato di una valutazione politica ed economica di positiva convenienza per chi la sostiene. Il ragionamento di Alessio Porcu e le sue ipotesi sono a valle di un processo che hanno le loro origini in altre logiche politiche-economiche. E i personaggi da lui evocati sono oggetti, in particolare quelli politici, e non artefici di un sistema che si deve salvaguardare e utilizzare al meglio le forze in campo per raggiungere i propri obiettivi.

La bussola di orientamento è la situazione economica di questa provincia, come del paese. Da qui bisogna partire, perché e qui che si gioca la partita. L’amico dell’amico, la rappresentanza di questo o di quello, chi è fuori e chi è dentro, chi vince e chi perde e altro sono corollari ai margini di uno scontro più violento e di ampie proporzioni su cosa deve essere la nuova società del XXI secolo e chi ne deve avere il governo.

I soggetti sono liberismo e democrazia. Alessio salta questo anello, fondamentale e decisivo, che lega i vari tasselli da lui citati. Con chiarezza e per rimanere al nostro territorio. Le forze economiche di questa provincia, come del resto anche nel paese, hanno bisogno di rilanciare il loro sistema economico produttivo, fortemente penalizzato dalla crisi, ponendosi alla testa di un nuovo sistema di cultura di impresa, come cultura politica applicata al governo dell’economia e della società, che tende a una sorta di monopolio del potere politico.

Non è una manifesta bocciatura della politica e del suo personale. C’è di più e di diverso. La politica e quindi le sue strutture rappresentative hanno perso autonomia e sono dentro le regole del mercato. Nella sostanza non interessa a nessuno le amicizie adolescenziali o antichi rapporti istituzionali di uomini del nostro territorio, perché in definitiva prevale la convenienza utile a rispettare le regole dei mercati globalizzati.

Un politico o un imprenditore alla guida del Cosilam, come per altro, non fa oggi nessuna differenza in ragione del fatto che il politico si trasforma in manager come è logico sotto l’egemonia della cultura di impresa e l’imprenditore avallerebbe quel progetto. Il problema è per il PD in questo territorio, ma si potrebbero allargare i confini, che non trova una sintesi di una cultura politica quale elaborato di un concreto programma operativo che viva nella quotidianità e sia in grado di contrastare efficacemente gli effetti devastanti della crisi. Quindi essere il vero motore del cambiamento e delle garanzie di sviluppo.

Riappropriarsi della politica come dominus organizzativo della democrazia (diritti ed equità) dovrebbe essere il comune denominatore del PD. Senza questa condizione si rischia la frantumazione, la passiva acquiescenza ad altri interessi che sono in contrasto con i valori fondanti del PD e al fallimento della politica con il conseguente astensionismo elettorale e quello di partecipazione. Il campo è aperto a chi è disposto a lanciare una sfida di un cambio di passo di contenuto e di metodo nel PD come in senso ampio nella politica. Una possibilità di alternativa esiste.

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