I SottosegretaTi ed il segreto del Mago Oronzo

Foto: Leonardo Puccini / Imagoeconomica

La composizione del Governo Draghi? Liscia come l'olio perché nessuno ne ha saputo niente. Soprattutto i trombati. Con i Sottosegretari è stato lasciato fare ai Partiti: ed è iniziato lo scannamento. Meglio riprendere l'altra formula. E fare dei SottosegretaTi

Franco Fiorito
Franco Fiorito

Ulisse della Politica

In ossequio all’hastag #draghisantosubito che, tra il serio ed il faceto, primeggiava nelle classifiche social la scorsa settimana, la nomina dei Ministri è andata liscia come l’olio.

L’incredibile artificio di amalgamare Partiti tra loro apparentemente inconciliabili, attraverso personaggi che dovranno forzatamente andare d’accordo, è riuscito con una certa maestria.

Europeisti felici, antieuropeisti folgorati sulla via di Damasco, vecchi nemici e nuovi amici uniti, come fino al giorno prima non fosse successo niente.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Gli osservatori: tutti concordi ad attribuire al carisma ed alla decisione del neo Presidente del Consiglio la buona riuscita dell’operazione. “Decido io!” avrebbe tuonato. E con poteri taumaturgici è riuscito a conciliare l’inconciliabile.

Io personalmente penso che i ministri li abbia scelti Mattarella ma forse sono dettagli trascurabili.

Il segreto del segreto

Un solo elemento di novità ha pervaso le trattative, tutto sommato prive di spunti particolari: il segreto.

Si perché, per la prima volta, nessuno aveva diramato la lista dei ministri in anticipo facendo filtrare questa o quella notizia prima. Nessuno aveva innescato il totoministri perché nessuno aveva notizie certe.

Solo dopo si è capito che non fu capacità di riserbo ed osservanza alla riservatezza, nessuno sapeva veramente un tubo.

Infatti gente che la sera si pensava ministro la mattina si trovava con un pugno di mosche in mano. Tutto sotto segreto.

Antonio tajani (Foto Alessandro Serrano’ via Imagoeconomica)

Tranne il povero Tajani, uno dei convinti, a torto, di essere Ministro con certezza, i trombati hanno reagito con una certa nonchalanche. Lui ha fatto il diavolo a quattro ottenendo la segreteria di Forza Italia, ruolo che in realtà già svolgeva. Più che una nomina una ratifica. (Leggi qui Tajani coordinatore nazionale: comanda sempre Silvio)

Ma quando ebbro delle fatiche sulle trattative ministeriali il buon Draghi ha detto ai partiti della maggioranza: “almeno ai sottosegretari pensateci voi!” è successo l’inimmaginabile.

I SottosegretaTi

Un po’ come l’Aereo più Pazzo del Mondo quando spenta la scritta “don’t panic” si è accesa quella “panic” gli stessi, che ostentavano aplomb degno di lord inglesi, hanno ricominciato ad azzannarsi per spartire le nomine dei 36 sottosegretari. Si perché il numero complessivo fissato dalla legge per il Governo è di 60 membri, 23 ministri li hanno già nominati, più un sottosegretario alla Presidenza, ne restano 36. Che sembrano tanti ma per accontentare un parlamento intero, esclusa la Meloni, non sono tanti per niente.

Ed i morti in questa guerra ideale saranno tanti, è per questo che nonostante il metodo sia stavolta della trattativa dura e pura anche questi sono sotto stretto riserbo.

È per questo che li abbiamo ribattezzati Sottosegretati.

Si parte dagli uscenti del precedente governo. Una strage. Le conferme non dovrebbero contarsi più che nelle dita di una mano. Un dato che fa riflettere. Perché se la ex maggioranza cambia così tanti membri è come se implicitamente desse un giudizio negativo sul loro stesso operato. Come se volesse, in fretta, cambiare passo e distanziarsi dal governo oblio Conte.

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi

Si passa ai nuovi che fibrillanti e spaesati percorrono nervosamente i corridoi delle istituzioni, scrutano meccanicamente le agenzie, si producono in lunghissime telefonate di confronto con i colleghi alla ricerca di un segno. Di una certezza. Certezze che diciamolo non avranno perché non le hanno nemmeno i loro impotenti leaders di partito.

Le supertrombature sui ministeri non fanno che aumentare l’ansia. Ed i poveri sottosegretati subiscono. In attesa dello ius vitae ac necis esercitato dal sommo Presidente.

La rabbia nel veto

Ma come i capponi dei promessi sposi sfogano la loro rabbia nel veto. Il veto contrapposto. Ministri piddini ripudiano sottosegretari leghisti gli altri, a parti invertite, disdegnano sottosegretari progressisti. 

È così che la zuffa si placa solo quando un’agenzia sibillinamente annuncia che, forse, il consiglio dei ministri si riunirà lunedì alle 9.30 per la nomina dei sottosegretari. Forse.

È così che i Sottosegretati, dopo il week end più lungo della loro vita lunedì non saranno più tutti nel novero dei “papabili” ma si divideranno inequamente in “nominati” e “trombati” dove il numero dei secondi eccederà enormemente quello dei primi.

Il prode Arcuri

Ma parlando di gente che vive sotto segreto, o almeno credeva di farlo, non possiamo non citare il prode Domenico Arcuri ,commissario nazionale all’emergenza Covid. Mimmuzzo detto “aumma aumma” per gli amici.

Uno a che ha dato alla parola segreto un nuovo valore, non facendo capire ad una nazione intera cosa stesse facendo e soprattutto perché.

Io che come sapete ho una passione per i parallelismi, ogni volta che lo vedo istintivamente penso al mago Oronzo.

Una foto di scena del ‘Mago Oronzo’

Lo ricordate, quello che “con una sola mano riusciva ad ungere la giacca e la cravatta”. Il mago in canottiera che tentava ogni volta trucchi di prestigio che banalmente finiva sempre per fallire. Uno convinto di essere un mago volendo occultare con maestria cose che, invece, tutti capivano ed intuivano.

Non è tanto la somiglianza fisica che pure c’è. A parte il dettaglio che uno indossa maglioncini di cashmere da mille euro di Cucinelli e l’altro una canottiera vogatore uomo spalla fina bisunta. Ma è la voce, il discorso, la cadenza che me lo ricorda. Quel tentativo malriuscito di dissimulare un accento, il ritmo così lento manco fosse un militare di leva che hanno riempito di bromuro, la cadenza a scatti regolari manco fosse un tom tom non aggiornato.

Quell’aria di sufficienza nelle risposte che, date con pigrizia e fastidio, venivano centellinate, ai dati generali, occultandosi, dopo mesi di inefficienza, dietro documenti nascosti o secretati.

È lui il Sottosegretato per eccellenza, che si è fatto scudo della burocrazia per mesi, facendo il bello ed il cattivo tempo con appalti che ora si sta accertando se siano avvenuti a prezzi quadruplicati, se con materiali inutili. Piani miliardari falliti, primule appassite, ma sempre con quell’aria da “non mi rompete i cabasisi, già è tanto se vi rispondo”.

Il segreto delle mascherine

Ma poi cade Conte. Ed anche la magistratura riappare magistralmente. Partono le indagini. Iniziano i sequestri milionari. E quello che tutti gli italiani avevano già intuito prende forma giuridica.

I pm di Roma stanno portando avanti un’indagine sull’affidamento complessivo di 1,25 miliardi da parte di Arcuri a tre consorzi cinesi per l’acquisto di 800 milioni di mascherine, avvenuto attraverso l’intermediazione di alcune imprese italiane.

La produzione delle mascherine (Foto: Alberto Lo Bianco / Imagoeconomica)

Le forniture, stanno verificando i pm, sarebbero state intermediate illecitamente da un giornalista Rai in aspettativa allora nella caposegreteria del sottosegretario Sandro Gozi e dall’amministratore di una società neocostituita, i quali – stando alla prima parte delle indagini – hanno ricevuto per la loro intermediazione 12 e 59 milioni. Di euro.

Ora, dico io, a parte che vai a pagare un euro e mezzo l’una mascherine chirurgiche che tutti hanno imparato ormai costano molto meno, ma per fare st’affarone premi pure i mediatori con una bella settantina di milioni? E siccome pensi di essere Sottosegretato e che l’Italia presa dal dramma Covid pensa a ben altro, sei certo di aver fatto un affare. Un trucco ineffabile tipo mago Oronzo. Un genio che dire.

Il trucco della sparizione

Ma cambia l’aria e che fa. Il furbissimo mago Arcuri dalla nomina di Draghi e dall’annuncio dell’inchiesta si occulta. Il trucco della sparizione. Et voilà.

Per la seconda settimana consecutiva niente conferenza stampa del Commissario straordinario Domenico Arcuri, quella in cui venivano snocciolate le cifre sulla pandemia e sulla campagna di vaccinazione. L’ultima il 5 febbraio, coincidente con l’incarico a Draghi. La settimana successiva, il 12 febbraio, l’appuntamento è stato rinviato per “rispetto istituzionale”, poiché Draghi avrebbe dovuto presentare la lista dei ministri. Anche se l’istituto superiore di sanità ha proseguito bellamente le sue.

Domenico Arcuri (Foto: Leonardo Puccini / Imagoeconomica)

Una volta Arcuri era onnipresente, dichiarazioni, incontri con i giornalisti, interviste, apparizioni televisive: su base quotidiana informava i cittadini, esprimeva le sue opinioni sul carattere degli italiani, dichiarava guerra alle multinazionali, rispondeva alle critiche dei giornalisti.

Il commissario era il volto pubblico dello Stato nell’emergenza ed era diventato anche lo stratega della comunicazione sui vaccini, ideando la campagna identitaria con tanto di slogan “l’Italia rinasce con un fiore” (io avrei preferito il futuro è fiorito ma sono gusti), il fiore fucsia ed i padiglioni vaccinali a forma di primula. Ora, invece, c’è solo quiete. Arcuri non compare né comunica.

È un sintomo della sua fase delicata, della sua fragilità ma anche un suo punto di forza: la capacità di adattamento. Da buon mago pensa di sparire e poi riapparire al momento opportuno lasciandoci di stucco.

Ma sarà anche ora che qualcuno, congedandolo gentilmente, gli ricordi che la sua natura di grande dirigente non è emersa né è stata dimostrata ma è invece universalmente certo che sia un grande Oronzo. Il mago si intende.