Spaesati e rancorosi. Ma anche stufi dei politici (di C. Trento)

Il rapporto del Censis dice che siamo stufi della politica in tv. Ma è quella alla quale prestiamo più attenzione. Più dello Sport e della Cronaca. Siamo rancorosi e spaesato. Odiamo da dietro una tastiera invece di rimboccarci le maniche. Colpa anche di Partiti assenti e senza un progetto.

Corrado Trento

Ciociaria Editoriale Oggi

La schizofrenia del pubblico televisivo riflette l’incertezza di una società italiana impaurita e rancorosa. È quanto emerge dall’annuale indagine del Censis, che fotografa una situazione della quale ognuno di noi può rendersi facilmente conto.

Il 90% degli italiani si dice stufo di vedere i politici in televisione. E anche se soltanto il 19% parla abitualmente di politica, si scopre che le cronache della politica nazionale catturano l’interesse del 42% della popolazione, superando nei palinsesti televisivi lo sport (29%), la cronaca nera (26%) e rosa (18%). Per non parlare delle notizie economiche (15%) e di politica estera (10%).

La copertina del rapporto Censis

Una contraddizione però soltanto apparente, perché in realtà è chiaro che sul piccolo schermo la politica viene vista come una sorta di Grande Fratello o di fiction vera e propria. Per divagarsi, ma poi finisce lì. E infatti tre italiani su quattro (il 76%) non hanno fiducia nei Partiti. Cifra che sale all’89% tra i disoccupati. Insomma, un disinteresse enorme.

Contemporaneamente il Censis fotografa quelle che vengono definite le pulsioni antidemocratiche: il 48% degli italiani (dato altissimo) dice che occorrerebbe «un uomo forte al potere», uno che non stia lì a preoccuparsi troppo del Parlamento o delle elezioni. Un dato che sale al 56% tra le persone con redditi bassi, al 62% tra i soggetti meno istruiti, al 67% tra gli operai.

Spiega il Censis: «Sono i segnali dello smottamento del consenso, che coinvolge soprattutto la parte bassa della scala sociale».

Ma è anche un’Italia nella quale si registra il boom degli ansiolitici. Lo stato d’animo prevalente per il futuro è l’incertezza: soltanto il 14% si dice ottimista, il 74% si sente molto stressato, il 55% ha dichiarato di essersi trovato più di una volta a parlare da solo in macchina. Infine, il 75% dei cittadini afferma di non fidarsi degli altri. Insomma, una società sfilacciata, disincantata e perfino disillusa.

Caccia alla pagliuzza Senza soffermarsi mai sulla trave però
L’Aula del Consiglio Comunale di Frosinone

In provincia di Frosinone la situazione è la stessa. La politica a tutto pensa meno che ai grandi progetti per il territorio. Le opere pubbliche sono scomparse dalla circolazione, se si fa avanti il privato scatta un fuoco amico a metà tra invidia e apatia. L’importante è criticare.

Gli odiatori social si moltiplicano: seduti comodamente sul divano, martellano la tastiera per criticare tutto e tutti. Beandosi di due o tre like (sempre gli stessi) e rinunciando in partenza a leggere notizie e giudizi. L’importante è avere i pregiudizi. Ci siamo abituati. Per il resto non cambia nulla.

A Frosinone ogni volta che si svolgono le sedute consiliari sul question time il copione è lo stesso: sia la musica che i suonatori (pochi). I temi non cambiano, a distanza di mesi. Le domande neppure. Perennemente alla ricerca del cavillo e del sofismo giusto. Così come si interviene sui massimi sistemi, senza neppure porsi il problema che magari su certi argomenti la competenza è di altri enti. L’importante è strappare, anche in questo caso, due o tre like.

Mentre i grandi temi della città, e soprattutto dell’attualità, non arrivano in aula. Per esempio le difficoltà del “Personale”del Comune, diminuito in maniera sensibile per via dei pensionamenti. E con l’impossibilità di assumere, alcuni settori sono già in sofferenza: l’urbanistica, l’ambiente, i servizi sociali. Così come non si parla del progetto del Grande capoluogo.

E men che meno di una rivisitazione necessaria dell’urbanistica, del traffico, della mobilità. Semplicemente perché la città è cambiata. Verrà rivoluzionato l’assetto della viabilità di De Matthaeis, ma in aula del tema non si è parlato. Magari nella maggioranza occorrerebbe qualche input di coinvolgimento, ma è pur vero che dovrebbe essere l’opposizione ad incalzare.

L’isola pedonale di Frosinone

Poi ci sono argomenti come le isole pedonali che occupano pagine e pagine di giornali. Per registrare però contrapposizioni: all’interno della politica, ma anche nel mondo dei commercianti e delle associazioni di categoria. Quando invece, forse, dovrebbero essere sviluppati dei ragionamenti a tutto campo. Perché è cambiato e sta ulteriormente cambiando il modo di vivere la città.

Per quanto riguarda i Partiti, nessuna novità. Il Pd ha iniziato lo “scannamento preventivo”sul congresso che ancora non è stato convocato. Il centrodestra ogni giorno annuncia che presto si riunirà il tavolo. Ma in realtà i fatti sono due: un vertice di coalizione manca da quasi un anno e nessuno prende davvero l’iniziativa. “Tanto pe’ cantà”, avrebbe detto Nino Manfredi. Quanto ai Cinque Stelle, semplicemente non si vedono.

Acea Ato 5, si chiude la stagione di Stefano Magini

Stefano Magini si è dimesso da presidente e consigliere di amministrazione di Acea Ato 5. (leggi qui Magini si dimette da Acea: al suo posto arriva Palmigiani).

Stefano Magini

Quando arrivò, tre anni fa, dovette fronteggiare una situazione da brividi per il gestore del servizio idrico sul territorio. Con l’assemblea dei sindaci che aveva votato a maggioranza la rescissione del contratto con il gestore del servizio idrico. Definire conflittuali i rapporti tra Acea Ato 5 e il territorio in quel momento sarebbe stato un piacevole eufemismo.

Stefano Magini, presidente e amministratore delegato del gruppo, si è rimboccato le maniche, adottando la strategia del confronto e della condivisione. Spegnendo tutti i focolai accesi e raggiungendo risultati importanti e concreti. L’opzione della rescissione del contratto è rientrata e con i Comuni è stato avviato e portato avanti un percorso fatto di risultati e di confronto. Non è mai semplice in provincia di Frosinone raggiungere certi obiettivi.

Stefano Magini lo ha fatto in punta di piedi, con un atteggiamento da manager. Segno che la competenza si può coniugare con la condivisione. Con lui Acea Ato 5 è risalita anche sul piano dell’immagine.

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