Una telefonata allunga la vita

Il caso dei 'parlamentari a dignità variabile' e del parcheggio finanziato a Benevento. La vera partita di cui pochi si sono accorti. Perché dovranno tenersi Renzi buono e forse anche riprenderlo.

Franco Fiorito
Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Era il 1993 quando Massimo Lopez interpretava il fortunato spot dell’allora Sip nel quale un condannato a morte esprimeva come ultimo desiderio una telefonata. La chiamata era così lunga che lo stesso plotone di esecuzione si addormentava all’arrivo della sera e lasciava, chiudendo la pubblicità, indefinita la sorte del simpatico condannato.

La telefonata di Mastella

Deve averlo ricordato anche il buon Clemente Mastella che, preoccupato per le sorti del possibile condannato Giuseppe Conte, ha in queste ore  impugnato il telefono chiamando a destra e manca amici e nemici con l’intenzione di trovare qualche parlamentare “responsabile” intenzionato a fornire disinteressato supporto al vacillante governo.

Clemente Mastella. (Foto: Paolo Lo Debole / Imagoeconomica)

Chiedo scusa. Non responsabili ma “costruttori” si chiamano oggi i parlamentari pronti al famoso salto della quaglia opposizione maggioranza. Si è dibattuto in queste ore se il nome fosse dovuto all’improvviso finanziamento di svariati milioni di euro dato da palazzo Chigi alla Benevento del sindaco Mastella per un parcheggio ed altri edifici. In questo caso sarebbe stato costruttori di parcheggi. Oppure qualcuno sibila che fosse in onore ai liberi muratori tanto cari al presidente Conte.

Fatto sta che il costruttore Mastella improvvisamente sentitosi investito del ruolo inizia a telefonare a destra e manca promettendo posti e prebende a chi avesse sostenuto il governo. Portando egli stesso in dote il voto della bella moglie Sandra Lonardo senatrice eletta in Forza Italia, di recente transitata al gruppo misto. Quello stesso gruppo misto che nel 2017  Gigino di Maio in un noto video definiva il mercato delle vacche.

Non deve essere andata bene la telefonata con Carlo Calenda però che, appena chiuso, forse offeso dal trattamento, ha spubblicato il recente dialogo dicendo che si sarebbe scambiato i suoi voti parlamentari con il sostegno alla candidatura a sindaco di Roma. Conoscendo Mastella niente di più realistico. Ma giù contumelie reciproche. (Leggi qui Roma, Calenda: “Mastella mi ha offerto sostegno Pd se appoggio Conte”).

Come Fantozzi

Il povero Clemente non dev’essersi adeguato ai tempi, perché non ha capito che oggi più di un accordo politico conta un tweet un post uno sputtanamento social. Tanto che la telefonata diventa virale su tutti i social, poi sulla stampa ed ottiene l’effetto opposto. Fa esplodere il caso del mercimonio  parlamentare e rende la via della maggioranza molto più tortuosa.

La famosa scena della telefonata di Fantozzi

Lo stesso Mastella che forse si è pentito di non aver usato come Fantozzi un fazzoletto sulla cornetta ed un lieve accento svedese, in serata da forfait e dice che non ci sono spazi di manovra. Tanto il parcheggio l’ha incassato. L’Udc vista l’aria fa lo stesso. Italia Viva in predicato di essere spolpata invece tiene botta e rende sempre più difficile il cammino del costruttore in capo Conte.

Lo so servirebbe un approfondimento sul fatto che se Razzi e Scilipoti passano a sostenere Berlusconi è reato mentre se dai svariati milioni, con atto diretto della Presidenza, per un progetto al marito di una senatrice che si è appena dichiarata disponibile a sostenere il governo passando da destra a sinistra è essere costruttori. Ma non ho la vocazione né il fisico da moralista e lascio questo giudizio ad altri.

Ora il punto è questo. Non si sa se Conte troverà i voti.  Ma in realtà importa più a lui che ai parlamentari. Perché se cade il governo sicuro non si vota. Il voto viene visto come una disgrazia da ognuno degli eletti.

Quindi di Conte se ne possono fregare ma di loro stessi no. Per questo rischia se trovano un’altra figura. E rischia ancor di più se lo costringono ad un Conte Ter riprendendosi Renzi tronfio della prova di forza. Diventerebbe un burattino.

Ah i Parlamentari. In fondo come calcoliamo velocemente, considerate le mensilità residue di legislatura e l’indennità di fine rapporto (una mensilità all’anno),  quando dichiarano che stanno facendo i più assurdi salti della quaglia nell’interesse esclusivo del Paese in realtà lo fanno per la modica cifra di 420.000 euro a testa. Per questa cifra si trovano parlamentari a “dignità variabile”. A iosa. Franza o Spagna, Conte o un altro, pari sono.

La vera partita vista da pochi

Sergio Mattarella con Mario Draghi (Foto: Paolo Giandotti / Imagoeconomica)

La partita vera però solo in pochi l’hanno individuata. Ed è la Presidenza della Repubblica. L’elezione del nuovo Presidente. Che conta molto di più dell’ignaro Premier.

Questo accanimento terapeutico su Conte, ad esempio, non sarebbe stato possibile senza l’avallo del Presidente così come molte altre cose. Ma pochi hanno fatto davvero i conti.

Vedete, l’elezione del presidente ha uno schema collaudato da anni. Si vota in un assemblea composta dai parlamentari e dai rappresentanti delle regioni. Tre per ogni regione tranne la valle d’Aosta uno. Nella storia recente le regioni erano a stragrande maggioranza di sinistra. Ma oggi no sono 15 a 5 per il centro destra che tradotto vuol dire a spanne 45 voti a 15.

Il parlamento stesso ha maggioranze discrete alla Camera e risicate se non nulle al senato per le forze governative. Ma se ad esempio Renzi decidesse, ed il coraggio lo avrebbe, con i suoi quarantotto eletti di fare un accordo per un nome comune col centro destra? Un Draghi o similare potrebbe essere eletto dal centrodestra più Renzi? Se fate bene i conti si. E lo hanno capito in pochi altrimenti non avrebbero inscenato questa cagnara.

Quando lo capirà qualcuno in più vedrai che i numeri saranno più difficili da trovare, che Conte diventerà secondario e che Renzi volenti o nolenti se lo dovranno tenere buono, forse anche riprendere. Perché per molti ma soprattuto per il Pd non avere il favore del presidente equivale alla morte politica.

Difficile senza Quirinale

Giuseppe Conte

Sarebbe difficile ripetere le gesta di stare al governo pure avendo perso le elezioni con un neo Presidente targato Renzi-Centrodestra. Allora la partita è delicata e difficile ed a giudicare dalle seconde e terze linee messe in campo non tutti devono essersene accorti. In primis Conte e i cinque stelle che si distinguono come i più poltronari in assoluto.

Perché dopo che fino a poche settimane fa Grillo di Mastella e viceversa hanno detto di tutto, con  pubbliche e documentate offese pesantissime, che oggi il baluardo del governo, a maggioranza relativa grillina, diventi Clemente da Ceppaloni dice tutto.

Registriamo inoltre che la cosa più normale, votare subito, è data a zero dai bookmakers. A quel punto si rischia, pensano la sinistra e i grillini, di consegnare governo e presidente della Repubblica al centrodestra. Quindi non succederà.

Ma cambiare un governo rapidamente non uccide nessuno.

Un Rutte in Olanda, senza telefonata

In questi giorni si dimette anche il probo governo Rutte in Olanda a seguito di uno scandalo economico sui bonus figli. Neanche una cosa seria. Senza nemmeno una telefonata.

L’ex premier olandese Mark Rutte

Lo ricordate quello che in Europa ci diceva come dovevamo campare e ci negava i fondi perché eravamo malandrini. Ecco è finito lui nel fango e nessuno farà tragedie. È tutto solo molto ridicolo.

Tornando al Bel Paese però un biasimo alla maggioranza va fatto. Dopo che lo hanno chiamato per risolvere praticamente tutti i problemi del governo, nominandolo commissario a tutto, una telefonata all’immaginifico Domenico Arcuri la potevano fare. Lo nominavano commissario alla crisi. Gli schiaffavano una bella task force di 500 esperti lautamente prezzolati ed il gioco era fatto.

Cari italiani, lo dirò chiaramente, se volete uno che risolve i problemi ed ha uno sguardo certo sul futuro e soprattutto azzecca le previsioni alla grande dovete chiedere all’onnipotente e preparatissimo commissario Arcuri.

Perché uno che, nel mezzo di una conferenza per la drammatica emergenza covid, da romanista pubblicamente pronostica la vittoria dei giallorossi (colorati come il governo) nel derby e poi prende tre pappine e a casa è di sicuro l’uomo adatto in questo momento per fare previsioni sul suo amico e mentore Conte.

(Leggi qui tutti gli articoli di Franco Fiorito)