Se Virginia cade, con lei se ne va la fiducia degli elettori

Arturo Gnesi
di ARTURO GNESI
Sindaco di Pastena

 

Caro direttore,
provo a staccare per un attimo l’attenzione dalle vicende locali che tengono impegnati i sindaci della provincia e i rispettivi Partiti ormai proiettati verso i prossimi appuntamenti elettorali.

Penso al sindaco di Roma, Virginia Raggi, a quello che rappresenta non solo per i romani ma per l’intera comunità nazionale e alle sue recenti e contraddittorie scelte amministrative.

Di certo ha sbagliato nel nascondere la verità, di sicuro ha fatto una figuraccia allorché non ha chiarito la delicata posizione giuridica dell’assessore Muraro.

In nome della trasparenza e della legalità o più semplicemente dell’onestà, che sono stati i concetti spesso evocati nelle piazze doveva definire i contorni della vicenda, contribuire a fugare i dubbi e al limite tenersi anche un assessore indagato ma giustificando e difendendo le sue scelte.

Ha voluto giocare con i distinguo, affidarsi ai sofismi o peggio ancora far finta di niente e sperare che tutto svanisse nel nulla. Così non è stato e i cittadini si sentono raggirati e presi in giro benché l’amministrazione Raggi deve ancora dimostrare tutte le sue potenzialità e il suo valore.

È stato una pugnalata alle spalle, un colpo basso che il neo sindaco di Roma ha inferto alla democrazia favorendo in tal modo i tanti detrattori che non aspettavano altro che un passo falso della giunta grillina.

Il male di questo atteggiamento difensivistico, classico della prima repubblica, non è solo per il governo della capitale ma frena l’intero processo di cambiamento della politica italiana. La perdita di credibilità del governo capitolino consente al magma del sottobosco finanziario e ai tanti sottogoverni della cosa pubblica di non recidere mai le loro radici con il potere e di rimanere, seppur nell’ombra a decidere, comandare e controllare le lobby e i tanti comitati d’affari.

Virginia Raggi ha sbagliato perché ha colpito nel cuore la fiducia dei suoi elettori, è venuta meno alla parola data, non è stata coraggiosa e decisa come invece era giusto che fosse.

Se penso ai tanti censori che ora le stanno puntando il dito contro, alle accuse che le vengono lanciate e poi guardo il pulpito da dove viene la predica immagino i danni che questa vicenda ha causato alla bellezza e all’essenza della politica.

Uomini e donne oggi accusano la Raggi perché non è stata coerente con gli ideali proclamati in piazza, e dimenticano che molti di loro hanno contrastato in Parlamento l’arresto di corrotti e di mafiosi, hanno votato leggi “ad personam” . Oggi esultano in molti sapendo che il tempo degli appalti truccati, delle tangenti e delle ruberie di ogni genere non è ancora finito.

La sconfitta della Raggi farà riemergere quel fiume carsico delle collusioni mafiose e della corruzione istituzionalizzata facendo credere che tanto “sono tutti uguali” e che nella politica non contano i valori e gli ideali ma l’esperienza e la condivisione di un sistema che per forza di cose deve essere fondato sulle clientele e sul voto di scambio.

Questo credo sia un regalo inatteso e indesiderato per molti italiani, non solo per gli elettori del movimento 5 stelle. Una brutta storia, marginale, persino insignificante ma che ha un forte impatto con il pensiero della gente comune e che sarà strumentalizzata al massimo da tutti quei capitani di lungo corso che sanno superare tutte le tempeste della politica perché hanno “imparato a vivere”

È una storia che rischia di tagliare le ali ad un movimento politico che doveva riformare e rifondare la politica e che poteva essere l’alleato giusto per tutte quelle forze sociali e culturali che in ogni piccola realtà tentano di delineare nuove strategie e far crescere nuovi protagonisti per il governo del territorio.

Delusione e incredulità che potrebbe trasformarsi in rifiuto della politica o peggio spingere i cittadini verso quelle aggregazioni politiche estremiste e populiste che non disdegnano visioni razziste e xenofobe della società.

Mi spiace per la collega Virginia Raggi che ha compromesso la legislatura appena iniziata.

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