Zingaretti e la fine dell’ipocrisia sulla mafia: nove clan sul territorio

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Marco Galli

 

di MARCO GALLI
Sindaco di Ceprano

 

Il Presidente della Regione Nicola Zingaretti è stato oltremodo chiaro affermando che esiste una tendenza a “negare la presenza delle mafie nel Lazio, come se parlare di questo grave problema facesse male al territorio”.

Non ricordo di aver mai sentito in precedenza un Presidente della Regione dire in modo chiaro che la mafia nel Lazio c’è e va combattuta.

Il rapporto dell’Osservatorio tecnico per la Sicurezza e la Legalità, ci dice che a Frosinone vi sono ben nove clan attivi sul territorio, cosa che dimostra, semmai ce ne fosse stato ancora bisogno, che le organizzazioni criminali, in testa i “Casalesi”, hanno fatto e continuano a fare affari in Ciociaria, godendo di una quiete dovuta all’incapacità dello Stato di svolgere un’adeguata opera di contrasto.

Mi chiedo quale sarebbe stata l’attuale situazione dei nostri territori, se un intervento così chiaro fosse stato fatto magari 15 anni fa dall’allora presidente della Regione, oppure, dai Prefetti e Questori che, salvo rarissime eccezioni, si sono prodigati per negare l’evidente presenza dei tentacoli mafiosi nel Lazio. In Ciociaria, sebbene la presenza della mafia (accertata) risalga a oltre 40 anni fa, per decenni, assumendosi una responsabilità oltretutto morale, rappresentanti delle istituzioni e politici hanno fatto a gara per negarla, scagliandosi contro coloro i quali cercavano di allarmare l’opinione pubblica nel tentativo di attivare l’azione di contrasto da parte degli organi preposti. Nulla e nel silenzio più totale il cancro continuava a crescere in modo multiforme.

Fortunatamente l’azione di contrasto svolta in altre province, Napoli, Caserta, in parte Roma e Latina, ha consentito pian piano di accendere i riflettori sulla reale situazione di questa provincia.

Per molto tempo, da rappresentante sindacale, ho cercato di sollecitare una risposta che, nei fatti, non c’è mai stata perché la politica da una parte, le istituzioni dall’altra, hanno operato per sminuire se non cancellare il problema “mafia”; ritengo, da una parte per assoluta ignoranza e incapacità, dall’altra, non escluderei, per la montagna di danaro che la criminalità mafiosa porta in dote e che immette sul territorio nel processo di riciclaggio del proventi illegali.

Non cafoni analfabeti capaci solo di sparare, ma grandi professionisti in grado di allacciare rapporti utili per i loro interessi. Non è un caso che il Paese con un livello di corruzione pari al terzo mondo, sia anche quello che esprime in maniera originale la peggiore e più potente criminalità in Europa e nel mondo (mafia siciliana, ‘ndrangheta, mafia casertana, camorra napoletana). Non è più possibile neppure quantificare il giro di danaro che ruota intorno ai clan, ma se prendiamo alcune inchieste che negli ultimi anni hanno riguardato la Ciociaria, che hanno comportato sequestri di centinaia di milioni di euro, possiamo tranquillamente farcene, anche se approssimativamente, un’idea.

Droga, armi, rifiuti sono i contesti di cui si parla di più, ma si dimentica spesso di citare la Sanità, regno quasi incontrastato della ‘ndrangheta, l’edilizia, le grandi opere in pratica non c’è un settore che non sia infiltrato da questo cancro mortale, che costa alla collettività miliardi di euro (per la maggior parte sottratti al fisco) e la qualità della vita dei territori.

Finalmente, dicevo all’inizio, un Presidente della Regione parla in modo chiaro, non si preoccupa di picchiare duro sul negazionismo e si ricorda dei clan dei nomadi, non solo Casamonica o Ciarelli, ma anche Di Silvio e Spada molto attivi in Ciociaria. Non sono meno pericolosi e neppure meno violenti, anzi, svolgere indagini in questo contesto culturalmente preistorico, legato da saldi rapporti familiari è davvero complicato.

Di nomade queste famiglie non hanno più nulla, visto che vivono in ville lussuose, spesso abusive e magari godono anche dell’alloggio popolare, gestiscono affari che vanno dalla droga, all’usura, al controllo delle sale gioco e molto altro ancora, grazie a squallidi prestanome e un alone di assoluta omertà. Un problema nel problema anche questo sottovalutato per troppo tempo e, ora, visto che la questione è stata posta con forza e lungimiranza addirittura dal Presidente della Regione Lazio, l’auspicio è che le istituzioni preposte e la politica facciano qualcosa di concreto.

La criminalità organizzata va combattuta seriamente; servono investimenti e una seria azione di formazione costante degli uomini preposti al contrasto; in generale va riorganizzato il Comparto per ottimizzare le risorse esistenti, con la speranza di nuove cospicue assunzioni, al fine di operare nel miglior modo possibile nell’ambito dell’ordine pubblico, nei servizi di controllo del territorio e in quelli investigativi. Si possono fare molte cose in tempi rapidissimi, purché vi sia la volontà di uscire da un torpore esiziale per il futuro.

Il Presidente Zingaretti ha in qualche modo aperto una breccia, ora sta anche alla politica allargarla e fare in modo che crolli definitivamente il muro di omertà e negazionismo che hanno protetto per anni il malaffare nel Lazio e in questa provincia.

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