Conta solo la genuinità del cuore (di P. Alviti)

Pensiamo che il Cristianesimo sia una specie di bon ton dell'essere buoni. Invece è "segno di contraddizione per svelare i pensieri dei cuori”. Cioè: conta solo il cuore e la sua genuinità. Ecco perché...

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

egli è qui …  come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima – affinché siano svelati i pensieri di molti cuori

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Quante cose potremmo capire da queste parole  che l’evangelista Luca pone sulla bocca del vecchio Simeone, guidato dallo Spirito mentre esulta, avendo riconosciuto in quel bambino di 40 giorni il messia atteso da Israele e da tutte le genti.

Se lo leggessimo con calma ed attenzione, ci accorgeremmo di quante volte noi pensiamo che il cristianesimo, il rapporto con Dio, la fede siano una specie di prontuario di comportamenti, una sorta di bon ton della solidarietà, dell’essere buoni, ben che vada. Altre volte, addirittura, la fede in Gesù è è brandita come un’arma da sbattere in faccia a chi crede in un Dio che chiama diversamente, che venera diversamente, con riti diversi, parole diverse, costumi diversi, lingue diverse.

Invece, le parole di Simeone ci rivelano chiaramente la missione di Gesù: è segno di contraddizione per svelare i pensieri dei cuori. Non ci si può più rifugiare dietro riti, abitudini, costumi, calendari, messe in questa lingua o in quell’altra, abiti, sfilate, tonache di un colore o di un altro: conta soltanto il cuore, conta soltanto l’autenticità della coscienza.

Per gli antichi il cuore è la sede della vita e dei sentimenti; magari oggi diremmo piuttosto coscienza: il cuore rappresenta l’esperienza più intima della nostra vita, lì dove siamo soli con noi stessi e con Dio, dove non possiamo rifugiarci dietro nessun muro, nessuna colonna, nessuna scusa, nessuna foglia di fico: l’autore di Genesi ce lo racconta in maniera molto efficace. Dopo aver mangiato il frutto proibito ed aver tradito la fiducia che Dio aveva riposto in loro per diventare come dei,  i nostri progenitori (archetipi dell’umanità intera) si accorsero di essere nudi, di non poter accampare scuse, di non poter addossare ad altri la colpa, di non poter più dire: “eh però anche gli altri fanno lo stesso”.

Per mettersi al riparo dalla coscienza devono nascondersi, devono coprire la loro innocente nudità.  Di più, la colpa fa scattare subito meccanismi di difesa egoistici: è stata la donna a farmelo mangiare…

Adamo si comporta come tante volte facciamo noi, scarica la responsabilità su altri, anche sulle persone più care… È difficile invece accettare che vengano svelati i pensieri del cuore, il segreto della nostra coscienza, la verità sulla nostra vita e sui nostri comportamenti, le nostre debolezze.

Perché soltanto prendendo coscienza delle nostre debolezze potremo accettarle ed anche superarle. Appunto,  Signum contradictionis.

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