C’è sempre una via d’uscita: basta volerla (di P. Alviti)

Ci rendiamo conto di avere dei problemi. Ma non facciamo niente. Rischiamo di adattarci al male, al fanno tutti così. Invece la soluzione c'è ed è più semplice di quanto immaginiamo. Eccola...

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

«Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!».

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Nelle guarigioni di Gesù che i vangeli riportano c’è sempre un elemento problematico: quanti ciechi, quanti storpi, quanti lebbrosi c’erano in Israele in quel tempo? Non tutti furono guariti.

Perché alcuni sì, ed altri invece no?

Capita anche a noi: ci rendiamo conto di essere malati, o di avere dei difetti, o di star facendo qualcosa di male, sappiamo che dovremmo comportarci in un certo modo, adottare determinate pratiche comportamentali, eppure, molto spesso non lo facciamo. Anzi con troppa frequenza facciamo cose che sappiamo benissimo peggioreranno la nostra vita. ma lo facciamo lo stesso.

E’ uno degli aspetti più misteriosi della vita umana: sapere e non fare, avere una comprensione logica delle cose che ci accadono e non regolarsi di conseguenza.

Se vuoi, puoi purificarmi grida il lebbroso a Gesù. Ma per arrivare a quel grido, a quella invocazione, quel pover’uomo ha dovuto superare tanti ostacoli: la vergogna della sua condizione, la paura di cambiare quando spesso è più semplice adattarsi ad una condizione sfavorevole piuttosto che dover rischiare un altro fallimento, il giudizio degli altri…

Possiamo abituarci al male, ai nostri difetti, ai nostri limiti, possiamo non sentire più il bisogno di migliorare, di eliminare le cose che ci fanno diventare peggiori. Rischiamo di adattarci al male, al fanno tutti così, al mal comune mezzo gaudio che ci illude che non abbiamo più speranza, che non val la pena averla.

Ed invece: Se vuoi, puoi purificarmi! La risposta di Gesù, della Parola che è diventata uno di noi, che della nostra vita condivide tutto, ha tre momenti: sappiamo che ha compassione della la nostra condizione, dei nostri limiti, dei nostri difetti, del male che facciamo ma in cui non dobbiamo però compiacerci.

Dobbiamo invece afferrare quella mano che ci viene tesa, lasciare che ci tocchi, lasciare che ci parli: lo voglio, sii purificato…

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