Cadiamo come San Paolo ma è da lì che ci salviamo (di P. Alviti)

Ci comportiamo come non vogliamo. E siamo in buona compagnia: San Paolo lo scrisse in una delle sue lettere. Ma è proprio da lì che dobbiamo partire per riuscire ad essere come vorremmo

Pietro Alviti

Insegnante e Giornalista

… tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza.

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Dovrebbe essere la normalità della nostra vita cercare di essere giusti, pietosi, fedeli all’impegno preso, disponibili ad aiutare gli altri, pazienti e anche miti. E, invece, ecco l’avverbio chiave, facciamo tutt’altro: commettiamo ingiustizie, siamo anche spietati, non perdoniamo gli sbagli altrui, siamo impazienti, feroci.

E rimproveriamo gli altri se lo sono con noi: siamo pronti a dire che il mondo è una giungla, come se, invece, rieccolo, non fossimo capaci di comportarci diversamente: come fa una madre con un bambino, l’amato con l’amata, l’amico con l’amico.

In questi rapporti interpersonali noi sappiamo essere giusti, pazienti, miti. Ci rendiamo conto di quanto vantaggiosi siano per tutti questi comportamenti. Ed, invece, in altre circostanze diventiamo tutt’altro.

Cosa ci accade per cambiare così? Perché qualcuno dovrebbe esortarci a comportarci bene quando sappiamo benissimo che è più conveniente, più intelligente, più razionale farlo?

Siamo in buona compagnia: Paolo di Tarso aveva capito benissimo il dramma della condizione umana. Scrive in una delle sue lettere: faccio quello che non voglio, voglio ciò che non faccio. È la radice di ogni peccato, di ogni male, è quello che la scrittura chiama il peccato delle origini, il peccato originale. In un linguaggio moderno si potrebbe dire che si tratta di ansia di dominio, volontà di potere, smisurata sete di guadagno che ci porta a perdere il lume della ragione, che ci spinge a comportamenti che tutti riterremmo folli e che pure mettiamo in atto.

È da questa condizione che dobbiamo essere salvati, è dalla nostra incapacità di essere coraggiosi, di essere giusti, di essere solidali con chi soffre, di essere pazienti. È da questo abisso di male che la Parola ci appare come una strada da seguire, un intinerarium mentis in Deum, un viaggio della coscienza verso Dio che può avere tanti ritardi, tante deviazioni, tante strade interrotte, tante selve oscure che nelle cattedrali gotiche rappresentavano come un labirinto da cui bisogna uscire.

Ecco perché dobbiamo puntare tutto su quell’”invece”.

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