Quella videoteca nel cuore (di G.M. Sacco)

Grazia Maria Sacco

Vivo i tramonti come le albe. Con il sorriso. Ad occhi aperti e a piedi nudi.

di Grazia Maria SACCO
Avvocato e blogger
Nel Salotto di Grazia

 

 

Preparate i plaid , tirateli fuori dai cassetti, odorate quest’aria settembrina che inebria già le prime mattine, toglietevi sto residuo di salsedine da addosso e accarezzate il vostro divano, tradito per fin troppi mesi , tra bagni asciuga, cocktail serali vagamente alcoolici, selfie sparati in tutte le pose e con ogni possibile sfondo, tintarelle testarde, da sciogliersi al sole rovente, che sia su una barca o sdraiati su una spiaggia affollata.

 

Mi dico che la vita è affascinante proprio per questo suo continuo alternarsi, come un amante capricciosa, cui piace mutare , di tanto in tanto, l’arredo della casa, spostare lo sguardo, ridipingere le pareti, aprire nuovi cassetti, cambiare pettinatura e colore.

 

Ed in questo mio tentativo tenero di catapultarmi con rinnovato entusiasmo nella quotidianità autunnale/invernale del tam tam lavorativo, l’immagine che più mi faceva sorridere il cuore era la proiezione di me, specialmente in certe serate di inverno, dopo una consumata giornata lavorativa o sotto le coperte di un weekend casalingo: mi vedevo già lì con la mia tessera dvd in mano, un film da noleggiare, una tazza di the caldo sul tavolo affianco al divano e i biscotti al cioccolato , di quelli da forno artigianale, che quando li trovi per casa la dieta si interrompe per giusta causa.

 

Era bello andare da lei, da Carla, nella sua videoteca “SelfVideo 24”, nella mia città di Cassino, e scegliere un film.

 

E lei non lo sa, anche se tutta la mia stima nell’ultima chiaccherata gliela ho apertamente dichiarata, ma restavo delusa quando ad attendermi nella scelta del dvd da noleggiare c’era quella macchinina lì infernale, che puntualmente mi si inceppa imbranata come sono, invece che lei, con il suo sorriso largo e la sua capacità di portarti nel cuore di una trama, indovinare il film giusto per te quella sera, come fosse un tessuto che dovesse scegliere per farti un vestito al momento: poteva essere leggero ed ironico, o profondo e incisivo.

 

Alcuni hanno la capacità intensa di sentire le persone e di offrire quello che fanno come fosse un dono, talmente lo amano , al punto da porlo fra le mani degli altri con una gentilezza antica e commuovente.

 

Carla sa che un film da vedere non è solo un riempitivo ad una giornata senza alternative; un film , tante volte, ha la funzione di riparare un guasto che quel giorno ti porti dentro in modo più prepotente; o deve portarti via, in un luogo remoto dell’infanzia, a recuperare un giocattolo smarrito o a raccogliere ancora la carezza di qualcuno; altre volte deve stordirti , ubriacandoti i pensieri, o tratteggiare strade, vicoli, percorsi dentro di te, arrivare in cima ad una consapevolezza o ad una vertigine, e fartela superare.

 

Ogni film scelto da me è stato preceduto da uno scambio verbale tanto intimo quanto inusuale: non siamo mai uscite da quella videoteca, la nostra confidenza è stata perimetrata in quello spazio e forse chissà fuori dallo stesso, incrociandoci per strada, faticheremmo a riconoscerci o ci saluteremo con sospetto, come se ci trovassimo entrambe fuori posto.

 

Ora che so che settembre sarà l’ultimo mese in cui la sua videoteca sarà aperta, una leggere malinconia mi colora il viso, come quel rosso pallido , accennato, di un tramonto che sta per iniziare.

 

“Chiudo perché in Italia le piccole attività non possono resistere, non reggono alla pressione fiscale”, questo mi ha detto Carla, in modo spiccio, quel modo che usi quando vuoi mettere una distanza fra te e una delusione, perché a dedicarle tante parole si sgretola un pezzettino in più del cuore.

 

Non ho saputo risponderle , sono stata egoista, forse, perché da subito il mio primo pensiero è stato che non avrei mai più noleggiato un film: mi sono sentita orfana d’improvviso di un posto , di un rituale, di un’abitudine, di quelle belle però, di quelle che sanno di nuovo ogni volta che le ripeti.

 

E non ho pensato a quanto sia lei a sentirsi orfana: di uno Stato, di una collettività, di quella comunità che dovrebbe sostenere i sogni di tutti, ognuno specchio di un talento diverso, perché una società felice è una società migliore.

 

Ha masticato fra i denti, Carla, che tanto nessuno sentirà la sua mancanza: i film oggi si scaricano, al cinema non si va più, si ha fretta di vedere le ultime uscite prima che siano disponibili, perfino l’arte, la poesia fatta scenografia, incarnata in una storia, è come le merendine di un discount.

 

A disposizione, subito. Il take away delle emozioni colpisce ancora.

 

Invece io a Carla le vorrei dire che non deve aggiungere alla malinconia di un’attività che si chiude, l’erronea convinzione che la sua dedizione non abbia fatto la differenza; che un film noleggiato da lei, prodiga di attenzioni e coccole, di racconti guida e di suggerimenti preziosi, possa essere sostituito dal freddo click di un pc: e dico questo non perché non so e non saprò mai scaricare un film , visto che è una sfida troppo ardua per le mie scarsissime capacità tecnologiche, ma bensì perché sarebbe come ritenere che una pizza surgelata, messa in microonde per il tempo di cinque scarsissimi minuti, valga quanto una impastata dalle sapienti mani di un pizzaiolo , gustata nel tuo ristorante preferito.

 

La logica e la sciocca moda del “tutto è sostituibile, specie se non hai tempo e vuoi economizzare”, del “tutto si può fare, il modo poi non conta”, ci ha condotto a privare del valore pregnante ogni situazione, gesto, e relazione.

 

Tutto impacchettato in cose comodi e veloci, facilmente fruibili, altamente digeribili, e per niente durature.

 

Perché oggi non gustiamo, ingurgitiamo.

 

Per poi vomitare frustrazioni e repressioni nei modi più abietti raccontati da Tg e romanzati da certa stampa e mass media particolarmente perversi.

 

Dietro ad un film, c’è una storia.

 

In cui c’entra anche Carla, ne è la voce nascosta narrante, come coautore occulto di un libro è la mia Elsa , a Formia, che con poche risorse, e inventandosi sempre ogni sorta di iniziativa, materializza i libri in incontri letterari.

 

Le emozioni si maneggiano con cura, si preparano prima di essere offerte al pubblico, si custodiscono, si fanno luccicare, si dosano, e non si sovraespongono.

 

Ogni cosa sovraesposta, anche se intimamente bella, perde di valore.

 

L’accessibilità è la più forte negazione del fascino.

 

La cultura spiattellata dentro i monitor di un pc , gratuitamente, in modo clandestino, offerta ad un volgo che non la rende meritevole nemmeno del costo del biglietto del cinema , magari di mercoledì sera al costo di appena 3 euro, non viene valorizzata, come molti potrebbero pensare, ma oltraggiata e resa fatto di poco conto, così tanto declassata da metterne a repentaglio la stessa sopravvivenza.

 

Mi piace pensare ad un mondo che farà la fila alle prime dei film , e non per comprare il nuovo I-phone 8.

 

Che chiederà un finanziamento per farsi il giro del mondo o per riempire un’intera biblioteca di un palazzo, piuttosto che per una auto di lusso.

 

Sogno un mondo, soprattutto, in cui Carla possa continuare a dare in noleggio i film, a raccontarli, dopo averli visti uno ad uno, e a non chiedersi dove ha sbagliato.

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