La sera in cui decisi di realizzare il Liri Blues Festival (Il Duro del weekend)

Luciano Duro

Narratore e Sognatore

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Luciano Duro
di LUCIANO DURO
Narratore e Sognatore

 

Il grande uomo di colore si fece largo tra la folla, aveva un’andatura caracollante, pesante, affaticata, ma i suoi movimenti erano ritmici, sul palco suonava Roberto Ciotti, da solo all’acustica, ma ne aveva dietro una elettrica da usare per altri brani. Chiesi a Pasquale che lo accompagnava chi fosse: “Come non lo conosci è Louisiana Red, l’ho prelevato all’aeroporto e portato qui, per non lasciarlo solo in albergo, domani dovrà suonare a Roma”.

Certo che lo conoscevo ma dalle copertine dei dischi che avevo sembrava un altro, molto più giovane e magro. Roberto dal palco lo vide, un sorriso e un ammiccamento che fu un invito a salire, Louisiana Red non aveva con sé una chitarra ma non importava, Roberto ne aveva due. Il grande uomo di colore salì incerto e lentamente la scala, non aveva bevuto era il suo modo di camminare che lo rendeva ancor più misterioso e oscuro, sembrava un sacerdote Voodoo.

Il bianco Bluesman italiano prese l’elettrica, si sedette sull’amplificatore Fender e cedette la sedia e l’acustica, si guardarono e non si parlarono, non era la prima volta che si incontravano. Louisiana Red si assicurò che la chitarra fosse perfettamente accordata, Roberto Ciotti mise al dito il cilindro di metallo e fece piangere le corde, l’altro cantava accompagnandosi all’acustica… “You gotta move, you gotta move, you gotta move child, you gotta move, oh, when the Lord gets ready ,yu gotta move”. Era un traditional attribuito a Mississippi Fred McDowell, incisa anche dai Rolling Stones. La voce era scura, ruvida e intensa, ad ascoltare quei due mi venivano i brividi, la piazza, piena, fu improvvisamente muta, la magia del blues aveva colpito in profondità, non si sentiva parlare, non c’erano applausi, persino i bambini tacevano.

I due continuarono, sciorinando una serie di blues, uno legato all’altro, Roberto sorrise, mentre la sua chitarra continuava a piangere, Louisiana Red non avrebbe voluto smettere mai, Pasquale mi sussurrò ad un orecchio che aveva un repertorio così vasto da poter suonare una notte intera, senza mai fermarsi. Poi tutto finì non ci fu tempo neanche per il bis, lui scese e Roberto chiuse la serata con altri tre brani.

Fu allora che decisi di organizzare un festival Blues, era il 1986, due anni dopo nacque il “Liri Blues Festival”.

Negli anni successivi Louisiana Red tornò, nell’occasione accanto a lui c’era un giovanissimo e promettente chitarrista: si chiama Alex Britti. Lo accompagnammo all’hotel dopo la cena, aveva bevuto tanto, gli americani non si rendono conto che bere vino non è la stessa cosa del sorseggiare birra e prendono delle sbronze colossali. In quella stanza d’albergo si sedette sul letto e incominciò a raccontare mentre abbondanti lacrime solcavano il viso, non fu facile capirlo senza l’aiuto di un amico che tradusse quel che poteva.

Raccontò della madre, morta di polmonite sette giorni dopo la sua nascita, del padre, trucidato dal Ku Klux Klan in Alabama e di un’infanzia difficile dentro un orfanotrofio a New Orleans.

“Quando cresci in un posto come quello o si diventa delinquente o musicista. Gli altri bambini ridevano di me, mi prendevano in giro perchè non parlavo mai ed ero in un angolo da solo a leggere la Bibbia. La mia vita è il blues. Il blues proveniente dalla chiesa, dal Vangelo. Se si sente Vangelo, si sente il blues questo ho sempre pensato e quando suono è come se pregassi”. Parlava con un filo di voce e ne era convinto, ricordo quelle parole perfettamente come fosse ieri.

Aveva un sacro rispetto per la nonna materna che lo strappò da quell’ambiente dopo un faticosa viaggio da Pittsburgh, in Pennsylvania a New Orleans in Louisiana e gli aveva regalato a dieci anni la prima chitarra. Dopo tale tumultuosa e sofferta manifestazione di dolore, che trovava sollievo nel pianto liberatorio, si distese sul letto e cadde in un sonno profondo.

Lo rividi la mattina a colazione, non disse nulla come se avesse cancellato tutto, ma soprattutto perchè, passata la sbornia, aveva riacquistato una certa discrezione che imponeva una ragionevole e professionale distanza dall’altro, ma io ancora ero scosso.

Ciotti si esibì ad Isola de Liri più volte, entrambi ci hanno lasciato, si incontrano spesso e suonano ancora insieme, in un posto a noi sconosciuto, dove, tranquillo, scorre un grande fiume, non è dato sapere dove nasca ne’ dove muoia… è il grande fiume del blues.

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