Gli ipocriti che si assolvono vendicando le arciere

Rita Cacciami

Vice direttore L'Inchiesta Quotidiano

Non siamo bella gente.

Ma soprattutto siamo una gran manica di ipocriti. Pronti a puntare l’indice smaltato a destra e a manca. Abituati a scolpire addominali e piallare fianchi a colpi di fotoritocco, ci siamo convinti che la realtà è differente. E invece a ben guardare è proprio un difetto dietro l’altro.

E’ così facile gridare allo scandalo e chiedere che si abbia rispetto per le tre arciere cicciottelle stando comodamente seduti a casa propria mentre in chat si taglia e cuce sulle amiche “che non hai visto che rotoli ha sulla pancia! L’altra sta benissimo, ma quella si fa le punturine. Ti credo che ce l’ha piatta”. E già. Mentre in tribunale, una volta piegata la toga e riposta nella cartella di cuoio o nello zaino, si è pronti a sparare a zero su quella pessima abitudine. Che hanno Pm e difensore di andare a prendere il caffè al bar dopo l’udienza che li ha visti contrapposti. Quando non si unisce anche il giudice. “Ma mica si arriva al bacia piedi, intendiamoci”. Beh, insomma. Magari in Puglia hanno esagerato, ma altrove si fa anche peggio in senso figurato. E nessuno fiata.

Voglio andare oltre. Lo stato delle cosce della Boschi vista dal vignettista di Travaglio ha fatto indignare schiere di femministe che hanno gridato al sessismo. Insieme allo sdegno di quegli uomini di Partito che l’avevano applaudita adoranti solo una settimana prima, quando Lady Etruria era sbarcata in Ciociaria agitando i suoi plissé. Sulla Prestigiacomo si è detto di tutto di più, la Carfagna era una raccomandata e le veniva ricordato con i fumetti laddove non bastassero gli slogan. Le olgettine venivano mandate in pasto alla stampa sventolando le intercettazioni, cascate di vignette si abbattevano anche sulla Gelmini . Ma erano altri tempi. In cui Berlusconi schierava la bellezza senza contenuto. E ne faceva il proprio baluardo. Non come Renzi. Almeno lui concede alle ministre la libertà di proiettare le slides. E di rispondere a domande concordate.

Ma superiamo anche questa. E pensiamo che per quel direttore del Quotidiano Sportivo colpevole di aver mandato in stampa un titolo inappropriato per delle atlete olimpiche quasi sul podio, c’è stata la rimozione immediata. Fuori. Cacciato su due piedi. Ben fatto. Adesso mi aspetto altrettanto sdegno, però. E pubblica vergogna per chi, in albergo, chiede a gran voce il rimborso della spesa perché ci sono troppi disabili. La sola vista disturba il sonno dei suoi bambini. E voglio che sia chiaro a tutti, sui social e in tv, alla radio, urbi et orbi, che mai più si dirà che quella donna uccisa se l’è andata a cercare. Dopo aver sporto 15 querele e aver ottenuto solo il divieto di avvicinamento ad una distanza inferiore ai 500 metri. E perché no, visto che ci siamo. Teniamo a mente che in autunno verranno scarcerate due persone condannate all’ergastolo per la morte di Sarah Scazzi perché scaduti i termini di custodia cautelare. I giudici in 12 mesi dalla sentenza non sono riusciti a scrivere le motivazioni. Il verdetto della Cassazione lo attenderanno a casa, in libertà.

Sì. Siamo davvero un popolo di ipocriti. Però abbiamo vendicato tre validissime arciere. A cui la divisa olimpica non cadeva proprio bene. Ma guai a dirlo. E’ peccato.

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