I sospiri al lavatoio, lì dove storie e leggende si confondono (di F.Dumano)

Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

di FAUSTA DUMANO
Scrittrice e insegnante
detta ‘Insognata’

 

 

Ricordi in bianco e nero,sembra passato un secolo, eppure ero bambina. A casa di mia madre la lavatrice era arrivata, così come la lavastoviglie. A casa della mia nonna la lavastoviglie non è mai arrivata, la lavatrice quando arrivò fu la fine di un’epoca.

Ricordi in bianco e nero… Veniva una signora, Annita, con due enne. Di lei ricordo le mani, erano sempre arrossate, nonostante mia zia le regalasse una crema. Detersivi aggressivi, metteva i panni in una cesta di vimini e poi, la cesta sulla testa, prendeva un vicoletto che si congiungeva con il quartiere del Colle.

Raggiungeva un lavatoio pubblico, un luogo tutto femminile, al massimo qualche bimbo. “Amor dammi quel fazzolettino, vado alla fonte, lo voglio lavar…” Ma alla fonte, al lavatoio ogni donna aveva i suoi lamenti. Ricordi in bianco e nero… quell’ “amore dammi il fazzolettino” risuonava solo come un’eco. Nei lavatoi si diffondeva l’autocoscienza. Ma io ancora non avevo scoperto il femminismo e il Governo vecchio, la casa occupata dalle donne a Roma, non sapevo che quei flussi di coscienza, quei monologhi interiori sarebbero poi diventati una pratica del movimento delle donne…

Ricordi in bianco e nero… Crescendo, quei lavatoi li ho percepiti diversamente: non solo luoghi dove le donne socializzavano i loro guai, ma anche luoghi del pettegolezzo. Le prime nemiche delle donne a volte sono proprio le donne. Attorno a me cominciavano ad arrivare le prime donne libere…

Per fortuna arrivò la lavatrice pure a casa della nonna, il lavatoio entrò nel dimenticatoio.

Ricordi in bianco e nero: università, la mia prof di storia dell’arte, «i lavatoi sono un’espressione di architettura, vanno conosciuti». Esame di Tradizioni Popolari: i lavatoi, forme di aggregazioni popolare. Cominciò a farmi raccontare storie e leggende del passato. Si narra che negli anni 50 nel lavatoio ogni tanto sparissero delle lenzuola, dopo varie indagini il colpevole, l’ accusato risultava essere un pittore frusinate. Ricordi in bianco e nero, ho conosciuto a Frosinone un artista accusato di sottrarre lenzuola stese sul fiume Cosa, ma lui nega di essersi spinto fino ad Arpino.

Storie e leggende si intrecciano, dipanare il filo della matassa non è semplice. Corre la leggenda di una Teresina, che durante la guerra si fosse macchiata di una grave colpa: in cambio di farina lavasse la biancheria ai tedeschi. Voci si rincorrono: un certo Pasquale faceva il guardone.

Nomi e storie si intrecciano. Andando al lavatoio sarebbero nate storie d’amore. Chissà un giorno tra le pietre spunterà quale frammento, incisione di cuori. Una certa Giacinta, del Colle, Anni 50: era una lavandaia bella, aveva un portamento speciale, quando passava con la cesta si giravano.

Ma i racconti orali di un’epoca che non hai vissuto, non sai distinguerli tra storie e leggende.

E allora quelle lenzuola, quel sapone fatto in casa, a pezzi grossi che la polvere di detersivo non era ancora stata inventata, possono essere oggi una nuova occasione. Per lanciare una sfida alla memoria. E scavare insieme, scomodando anche qualche nonna, per ricostruire l’epoca delle lavandaie.

 

Foto: copyright Archivio Piero Albery, tutti i diritti riservati

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