Gnesi, il medico a cui non basta fare il sindaco: stampa il quarto libro

Dalla sala operatoria allo scrittoio, passando per il municipio e se ha tempo, pure per il blog Alessioporcu.it. Il dottor Arturo Gnesi non ha molto tempo libero. Medico rianimatore all’ospedale Santa Scolastica di Cassino, sindaco del Comune di Pastena al secondo mandato, blogger su Alessioporcu.it. E anche scrittore. Da meno di ventiquattr’ore è disponibile il suo quarto libro: “Un Paese all’ingiù – Storie di ordinaria distrazione tra vizi e virtù di una società smarrita“.

È ancora possibile oggi credere nella politica? E quale sarebbe il reale compito della politica? Arturo Gnesi se lo domanda tra le 184 pagine appena date alle stampe per i tipi della BookSprint Edizioni. A curare la presentazione è Elvio di Cesare, dell’Associazione antimafia Antonino Caponetto.

Il libro rientra nell’ampio filone del saggio politico. Indaga i fatti e misfatti dell’epoca moderna e di chi ci governa. Partendo proprio da Pastena. Storie di ordinaria burocrazia. Che rasentano la follia amministrativa.

Un Paese all’ingiù – Storie di ordinaria distrazione tra vizi e virtù di una società smarrita” è il quarto libro di Gnesi. Lo stesso editore gli aveva già pubblicato “Da San Francesco a Che Guevara – Storie, racconti e riflessioni” (398 pagine), “L’esilio di Astrea – Andare oltre il malcostume, il malaffare e il malgoverno” (328 pagine) e “Mannasiéh! – Un anno di appunti, note e sottolineature del sindaco di Pastena” (224 pagine).

Scomodo, non omologato, tagliato fuori anche per questo dai percorsi della crescita politica, Arturo Gnesi contonua a credere in una politica che deve occuparsi di formare e crescere il cittadino nella vita quotidiana. Nel rispetto dei bisogni della società e dei più deboli, e delle radici e della propria identità culturale.

Alessioporcu.it – Sala operatoria, municipio, blog e anche la piantagione di olive. Ma il tempo per scrivere dove lo trova? E perchè sente il bisogno di creare quelle pagine?
Arturo Gnesi – Il racconto consente di non essere superficiali, di dare peso e valore al mondo che ci circonda, alle persone che incontriamo e alle cose che facciamo. La vita non può essere una banalità, una cosa scontata o peggio ancora un capriccio del destino. La quotidianità è il riflesso della vita, è la sua storia e la sua ragione, e raccontare ciò che accade fuori e dentro di noi, può dare emozione, suggestione e fascino al tempo che passa.

Quanto c’è di vero e della sua vita quotidiana nel municipio di Pastena, in questo libro?
Questo libro è una fetta della mia vita, dell’impatto con la politica, degli incontri con la gente. Dell’ascolto della sofferenza delle famiglie, della desolazione degli sconfitti e della speranza dei giovani. Un mondo che cambia a danno dei deboli, una società che in nome dell’efficienza e di un nuovo spirito tecnocratico azzera anni di storia e di evoluzione del pensiero umano che hanno portato alla conquista di traguardi importanti in cui la libertà, la solidarietà e la giustizia fossero dei valori condivisi. Da anni purtroppo gli intrecci tra affari e politica e tra mafia e potere hanno portato al declino le istituzioni e la pubblica amministrazione.

Ne aveva già scritti tre: cosa aveva ancora da dire al punto di dover scrivere ancora un libro, il quarto?
Con il mio lavoro e l’attività elettiva uno Stato sobrio ed onesto, voglio essere la voce della gente e il volto delle istituzioni, voglio dare certezze e speranze ai sogni e ai bisogni della gente.

Il titolo è l’ammissione di una sconfitta o la constatazione che siamo un Paese ancora barocco e bizantino?
No è stata l’amara constatazione che il paese nonostante i tentativi e gli sforzi per ripristinare una nuova stagione della legalità e del rispetto dei diritti dei cittadini, soccombe dinanzi alle logiche dei furbi, dei potenti e degli impuniti.

Come nasce l’idea di questo libro?
Una risposta al qualunquismo, a chi afferma che tanto “siete tutti uguali” perché questo è un atteggiamento che fa terra bruciata attorno alle associazioni, ai cittadini ai sacerdoti coraggiosi e agli amministratori onesti. Si può rubare e si può non rubare e questo fa la differenza nella gestione del governo di un paese.

Sua moglie cosa ne pensa?
Mia moglie che ha apprezzato l’impegno e la passione civile ma è piuttosto scettica sul fatto che le denunce o le rivendicazioni sociali possano cambiare le sorti di “un paese all’ingiù”.

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