La Gassosa Mazzoleni di Veroli

Luciano Duro

Narratore e Sognatore


E’ stata la bevanda della nostra infanzia il contenuto era da un quarto di litro, imbottigliata in vetro smerigliato e leggermente ruvido al tatto, aveva il tappo di simil porcellana tenuto adiacente da una guarnizione di gomma, affinchè non “sfiatasse”.

Incolore, analcolica, zuccherata ed effervescente, costava pochissimo. Finito di giocare a pallone, nelle giornate estive, tra le rovine di Trito, con quattro pietre a delineare le due porte, si raccoglievano quei pochi spiccioli per comprarne un paio, poi di corsa alla cantina del vicolo, sotto il “supportico”. Era fresca, conservata nella “bagnarola” del ghiaccio perchè allora il frigorifero lo possedevano solo i ricchi ed i grandi ristoranti.

La bevevamo avidamente ed equamente un po’ ciascuno, un lungo sorso che ti lasciava senza fiato e con gli occhi rossi ma anche con un leggero e gradevole “brivido” alla gola.

Nel largario di “Trito”, provocato dal terremoto del 1915 e dai bombardamenti dell’ultima guerra, c’era un vano in particolare, i resti di un’abitazione, che potevi raggiungere “scalando”, con accortezza, uno sperone. Era la nostra tana, il posto dove nessuno ti vedeva e difficile da raggiunger per un adulto. Lì si consumavano le prime esperienze di noi adolescenti: la sigaretta di nascosto, trafugata al papà o allo zio, il calendario da tasca del barbiere con le donnine in costume e i segreti che spesso non erano tali, di ragazzi che volevano diventare uomini troppo in fretta. Era anche un rifugio quando volevi sottrarti alle ire dei padri per qualche azione irriguardosa che avevi commesso, si picchiava forte allora con la cinghia sulle gambe nude.

La “Gassosa Mazzoleni” e la frutta secca preparata in casa, non mancava mai, tutti in circolo, con la sigaretta che passava di mano in mano e poi l’atteso sorso ed il rimprovero del compagno perchè ne avevi bevuta più del consentito. Era la più buona di tutte, il vuoto era a rendere, se lo portavi indietro pagavi di meno.

Spesso il vino della cantina sapeva di “spunto”, con un leggero retrogusto di aceto, si aggiungeva allora un po’ di quella gassosa, ovviamente per berne di più e renderlo gradevole e meno aspro. Se eri piccolo, a tavola ti riempivano il bicchiere con la gassosa, colorata con una goccia di vino rosso, per darti l’illusione di partecipare alla bevuta con i grandi.

Non la fanno più, anche se ne ho viste di altre al supermercato, in bottiglie grandi di plastica ma non hanno lo stesso sapore e non sono frizzanti come quella… sono un’altra cosa, sicuramente siamo anche noi diversi ed i nostri ragazzi sono della generazione dell’energy drink.

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